Vescovo

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Mons. Renato Marangoni

Via San Lucano 18
32100 BELLUNO
tel. 0437 25124 - fax 0437 298841
email:  vescovado@diocesi.it

Addetto alla Segreteria Vescovile
don Roberto De Nardin

Biografia

Mons. Renato Marangoni è nato a Crespano del Grappa, in provincia di Treviso e diocesi di Padova, il 25 maggio 1958.

Nel 1969 è entrato nel Seminario minore di Thiene, iscrivendosi come alunno di prima media. Dopo gli studi di teologia compiuti nel Seminario vescovile di Padova, è stato ordinato sacerdote dal vescovo monsignor Filippo Franceschi il 4 giugno 1983 a Padova; dal 1983 al 1985 è stato vicario parrocchiale del Carmine (Padova).

Nel periodo 1985-1987 è stato vicario parrocchiale a San Gregorio Barbarigo nel quartiere Eur di Roma. Tra il 1987 e il 1992 è stato assistente all’Istituto universitario «Villa Nazareth» di Roma. Nel 1993-1995 assistente al Seminario Minore a Tencarola di Selvazzano Dentro e cooperatore festivo nella parrocchia di San Bartolomeo in Gallio (Vicenza). Per dieci anni, dal 1995 al 2005, è stato vicedirettore del Collegio "Gregorianum" di Padova e cooperatore festivo nella parrocchia di Sant’Andrea apostolo in Pontelongo (Padova). 

Nel frattempo ha frequentato la Pontificia Università Gregoriana di Roma, fino a conseguire nel 2001 il dottorato in teologia, discutendo una tesi diretta da P. A. Antón sul tema: «La Chiesa mistero di comunione. Il contributo di Paolo VI nell'elaborazione dell'ecclesiologia di comunione (1963-1978)». 

Negli anni 2000-2003 fu segretario della Commissione per la Formazione permanente del clero, nel 2001-2008 delegato vescovile per la Pastorale Familiare e presidente della Commissione per la Famiglia; nel 2003-2008 moderatore del Consiglio presbiterale diocesano; nel 2003-2012 vicedirettore dell’Istituto San Luca per la formazione permanente del clero; nel 2008 vicario episcopale per l’Apostolato dei laici; dal 2008 canonico onorario del capitolo della Cattedrale; dal 2013 membro di diritto del Consiglio presbiterale diocesano; dal 2013 presidente delegato del Consiglio pastorale diocesano e dal 2015 vicario episcopale per la Pastorale. Nel 2012 fu segretario del secondo Convegno ecclesiale del Triveneto ad Aquileia e nel 2014-2015 preparò la delegazione della Diocesi di Padova per il Convegno ecclesiale nazionale di Firenze (novembre 2015). Inoltre fu direttore del Coordinamento diocesano di Pastorale, membro del Consiglio di amministrazione del Centro padovano della comunicazione sociale; presidente del Consiglio di amministrazione del Movimento apostolico diocesano; assistente della Consulta delle aggregazioni laicali di Padova e del Triveneto.

Mercoledì 11 febbraio 2016 papa Francesco lo nominò vescovo di Belluno-Feltre. L'ordinazione episcopale si tenne nella cattedrale di Padova nel pomeriggio di domenica 10 aprile: gli impose le mani come consacrante principale il vescovo di Padova Claudio Cipolla. Domenica 24 aprile, don Renato - come disse di voler essere chiamato - iniziò il suo ministero episcopale nella diocesi tra le Dolomiti.

«Va' dai miei fratelli»

Secondo la tradizione araldica ecclesiastica cattolica, lo stemma di un Vescovo è tradizionalmente composto da:

  • uno scudo, che può avere varie forme (sempre riconducibile a fattezze di scudo araldico) e contiene dei simbolismi tratti da idealità personali, o da tradizioni familiari, oppure da riferimenti al proprio nome, all’ambiente di vita, o ad altro;
  • una croce astile a un braccio traverso, in oro, posta in palo, ovvero verticalmente dietro lo scudo;
  • un cappello prelatizio (galero), con cordoni a dodici fiocchi, pendenti, sei per ciascun lato (ordinati, dall’alto in basso, in 1.2.3.), il tutto di colore verde;
  • un cartiglio inferiore, con estremità bifide, recante il motto scritto abitualmente in nero.

Nel nostro caso si è scelto uno scudo di foggia gotica, classico e frequentemente usato nell’araldica ecclesiastica e una croce trifogliata in oro, gemmata con cinque pietre rosse che richiamano le Cinque Piaghe di Cristo.

Descrizione araldica (blasonatura) dello scudo del vescovo Renato:

«D’oro calzato ritondato di rosso, al libro aperto rilegato dello stesso; nel 1° a un monte all’italiana di sei cime d’argento, movente dalla punta e nel 3° alla brocca dell’ultimo posta in sbarra, versante tre gocce d’azzurro».

Il motto: «Va' dai miei fratelli» (Gv 20,17)

Le parole scelte dal Vescovo Renato per il proprio motto episcopale si rifanno al IV vangelo (Gv 20,17) laddove l’evangelista narra dell’incontro del Risorto con Maria di Màgdala e, particolarmente, dell’esortazione di Gesù affinché la donna si rechi subito dai discepoli per annunciare che egli – “primogenito di una moltitudine di fratelli” (cfr. Rm 8,29) – ha compiuto la missione affidatagli dal Padre. Per questo egli dice a Maria: «Salgo al Padre mio e Padre vostro» (Gv 20,17b). Con la Pasqua di Gesù si attua la salvezza: che tutti siano “innalzati” a Dio.
L’attenzione è sul Risorto: egli si fa incontro a Maria di Màgdala che sta cercando il “corpo di Gesù”, la chiama per nome e si fa da lei riconoscere.
Questa stessa esperienza di incontro con lui è all’origine ed è l’oggetto dell’invio che Maria di Màgdala accoglie e porta al gruppo dei discepoli ancora “bloccati” ed esitanti a motivo del loro non comprendere. I discepoli accolgono da lei l’annuncio che Gesù è risuscitato ed è salito al Padre.
Nelle parole dette dal Maestro a Maria di Màgdala e nella sua esperienza di incontro con lui vi è l’oggi della Chiesa, il suo essere inviata a portare il vangelo della risurrezione. Gesù risorto chiama “suoi fratelli” i discepoli: è il nuovo legame pasquale a cui siamo invitati perennemente, aperto a tutti; è l’impegno quotidiano di ogni comunità di discepoli di Gesù. Nella Prima Lettera di Giovanni è attestato: “La nostra comunione è con il Padre e con il Figlio suo” (1Gv 1,3).

Interpretazione

Il Vangelo che appare nel capo dello scudo rappresenta, appunto, l’annuncio pasquale richiamato dalle parole del motto.
La partizione curvilinea dello scudo vuole essere un riferimento al santo patrono di Belluno (e della diocesi) san Martino; infatti, essa ricorda i due lembi del mantello che il Santo, secondo la tradizione, tagliò in due per donarne una metà al viandante infreddolito, incontrato sulla via. Il Vangelo è svelato e si attua in ogni gesto di amore.
Il rosso, colore della carità, è anche richiamo al sangue dei martiri Vittore e Corona, santi patroni di Feltre e della diocesi assieme a san Martino.
Le montagne, qui rappresentate in foggia araldica, sono un palese riferimento innanzitutto al Monte Grappa, terra d’origine del Vescovo, nato a Crespano del Grappa; da questo monte egli ha sempre ammirato lo scenario delle Prealpi feltrine e delle Dolomiti, anche queste richiamate dal simbolo delle montagne. Nel Massiccio del Grappa è riconosciuto il punto di incontro geografico delle due Chiese sorelle: il versante nord è in diocesi di Belluno-Feltre e il versante sud è in diocesi di Padova.
Il simbolo delle montagne appare anche nello stemma del Vescovo emerito, Mons. Andrich, che lo adottò, prendendolo a sua volta dallo stemma di Albino Luciani, Papa Giovanni Paolo I; compare inoltre nello stemma del Vescovo Girolamo Bortignon che ordinò diacono il Vescovo Renato e che fu predecessore a Belluno-Feltre.
L’acqua della brocca di San Prosdocimo, Patrono di Padova, ne richiama l’azione battesimale che sia Padova sia Feltre e Belluno riconoscono all’inizio della loro storia di fede; inoltre costituisce richiamo geografico al Piave che attraversa la diocesi di Belluno-Feltre.
Anche in queste due rappresentazioni – le montagne e la brocca del battesimo – oltre a quella della carità, vi è un richiamo all’universalità del Vangelo, veicolato dal creato e attuato nella vita ecclesiale.