Domenica 9 febbraio all’istituto Agosti di Belluno

200 catechisti a convegno

Le relazioni di Elena Bolelli e Gianni Santamaria

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La cronaca

200 catechisti si sono distribuiti, dopo la relazione tenuta da Katia Bolelli e Franco Santamaria al Convegno catechistico diocesano, domenica 9 febbraio all’istituto salesiano Agosti di Belluno, in lavori di gruppo da 10-11 persone: alcuni con il compito di raccogliere le domande dei bambini, altri dei ragazzi, altri ancora delle famiglie a proposito della catechesi, espresse nel linguaggio sia verbale che non verbale. Alla fine dei lavori di gruppo i cartelloni distesi a terra formano un tappeto…, «nel quale è scritto il destino della catechesi nei prossimi 25 anni», annuncia entusiasta Santamaria.

Le famiglie bellunesi e feltrine chiedono ai catechisti e alle catechiste dei loro figli: perché devo accompagnarli in chiesa oltre al catechismo? Chiedono di essere coinvolte senza essere giudicate. Chiedono alla comunità cristiana di non far loro perdere tempo. Chiedono anche: «è peccato saltare il catechismo per andare a calcio?». Di fronte a queste e altre domande (rilevanti, per i bambini, ormai edotti dai programmi scolastici su queste questioni, quelle sul rapporto tra scienza e fede) «non siamo soli» asserisce la Bolelli. «Di fronte alle domande” il catechista non deve prima di tutto elucubrare una qualsiasi risposta: “deve ricordare che, oltre che di una équipe, fa parte di una comunità». Quando il catechista raccoglie le domande, «queste possono anche essere distribuite». A chi? «Alla stessa famiglia che le ha poste. Alla comunità. Al gruppo dei genitori. Ai ragazzi. Alcune domande possono trasformarsi in possibili interlocuzioni tra le generazioni”. Santamaria riprende la parola prima di cedere la parola al Vescovo Renato per la conclusione: “le domande possono diventare segmento di strada da condividere con i genitori e con gli insegnanti. Ogni comunità cristiana è dotata di un potenziale educativo straordinario».

Senza essersi messo d’accordo con Santamaria, il vescovo Renato porta il dato delle domande poste da Gesù nei Vangeli, anche se il conteggio diverge leggermente tra gli esegeti: «sono più di 200» e insiste sulla metafora del cammino: «le domande ci fanno fare cammini». Affida ai presenti il mandato di partecipare ai prossimi “Giorni dello Spirito e di comunità” [GB].

Il commento

I partecipanti al Convegno catechistico 2020 si sono trovato coinvolti in una proposta decisamente nuova. La domanda di apertura “Perchè ho ricevuto il Battesimo?” non è stata infatti un espediente retorico per introdurre risposte sul tema, ma un chiaro invito a focalizzare l’attenzione sulle domande che i soggetti della catechesi, i bambini, i ragazzi e i loro genitori, rivolgono ai singoli catechisti e a tutta la comunità parrocchiale.

Guidati dai relatori Katia Bolelli e Franco Santamaria, che affiancano alla lunga esperienza in campo educativo l’insegnamento accademico, i presenti provenienti da tutta la Diocesi sono stati sollecitati ad assumere uno sguardo pedagogico, comprendendo ed interpretando queste domande, non solo quelle esplicite, ma anche quelle implicite espresse dall’atteggiamento di chi ci sta di fronte di cui conosciamo solo “frammenti di vita”.

I lavori di gruppo, partendo dall’esperienza concreta e personale di catechisti ed educatori, hanno fatto emergere queste richieste, tracciando un quadro non scontato, complesso e variegato del vissuto di genitori, ragazzi e bambini della nostra Diocesi. Domande che ci interpellano, ci chiedono ascolto – con almeno quattro orecchi, come ha sottolineato la dott. ssa Bolelli – e ci invitano a dare ragione della nostra fede, indicando sentieri di spiritualità da percorrere insieme.

Mariella Bellini