Fino al 3 maggio nella chiesa di San Rocco

Alla mostra sugli Scrovegni gli studenti protagonisti

La riproduzione in sala 1:4 degli affreschi giotteschi della cappella di Padova

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Continua fino al 3 maggio, nella chiesa di san Rocco a Belluno, la mostra in cui sono riprodotti gli affreschi giotteschi della cappella degli Scrovegni, in scala 1:4. Tra le particolarità dell’esposizione, organizzata dalla diocesi di Belluno-Feltre in collaborazione con l’assessorato all’Istruzione e all’Ufficio scolastico regionale del Veneto, c’è anche la presenza degli studenti delle scuole secondarie di secondo grado (scuole superiori) in veste di guide, secondo una delle possibilità offerte dall’alternanza scuola-lavoro.

Nel primo periodo della mostra sono stati gli studenti del liceo classico «Alvise Lollino» di Belluno a guidare i molti (soprattutto sabato e domenica) visitatori. «I ragazzi – dice don Alex Vascellari, vicedirettore dell’Ufficio di pastorale dell’educazione e della scuola – hanno stupito le persone per la preparazione e la comunicatività. Soprattutto per quelli impegnati nel contatto con il pubblico, meno per quelli attivi nell’accoglienza e nel bookshop, l’incontro con la gente, specie con i bambini e le loro domande, costituirà un ricordo indimenticabile». La mostra vede dunque i giovani e i giovanissimi come protagonisti: finora sono 200 i ragazzi che hanno visitato la mostra con la loro scuola o con il gruppo di catechismo. A questa cifra vanno aggiunti i 220 studenti delle scuole superiori che hanno assistito all’incontro di presentazione loro dedicato e 110 alunni delle elementari presenti e attenti nell’incontro di presentazione voluto per loro, cioè per chi si affaccia alla Bibbia nell’arte con quella meraviglia che secondo Aristotele è il principio della sapienza.

Con mercoledì 11, gli studenti del «Lollino» hanno passato il testimone ai colleghi del «Galilei» e del «Follador» di Agordo, che a loro volta saranno sostituiti dagli allievi del «Dal Piaz» e dell’Istituto canossiano di Feltre; non mancheranno, i prossimi giorni, gli studenti del «Catullo» e del «Renier».

Giuseppe Bratti