Alla riscoperta del Messale

Il più importante libro liturgico

Una serie di articoli che presenteranno la sua storia e la sua composizione

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È imminente l’inizio dell’uso del nuovo Messale Romano (terza edizione)  nella Chiesa Italiana. Ancora non è stata fissata la data dell’introduzione di questo libro liturgico rinnovato, ma tutto sembra ormai pronto perché sia dono per le nostra comunità cristiane.

Presenterò ai lettori, con alcuni articoli, questo Libro liturgico, il Messale Romano, nella sua  storia e nella sua composizione attuale.Chi vede da sempre sull’altare questo “librone”, chi è attratto dalla novità di una nuova edizione, avrà alcune indicazioni per sentirlo ancora più familiare. Non è solo un libro per il celebrante, è libro di tutta la comunità, di tutti i fedeli.

Il Messale attualmente in uso

Questo libro liturgico, insieme ai Lezionari, è sicuramente il più familiare a tutti coloro che partecipano  alle celebrazioni della S.Messa nelle nostre comunità cristiane. La familiarità non è però probabilmente accompagnata da una conoscenza della sua origine e dei suoi contenuti.

Il libro è collocato sull’altare (sul leggio per facilitarne la lettura) nella sua copertina rossa con fregi in simil-oro.  Talora, per facilitare il sacerdote celebrante che presiede la liturgia eucaristica, è collocato  su un supporto davanti allo stesso celebrante.  Come tutti i libri liturgici è conservato, normalmente, terminata la celebrazione liturgica, in quel locale denominato “Sagrestia”. La collocazione, insieme agli altri libri liturgici corrisponde nel mobile utilizzato e nella collocazione a  criteri di dignità e di rispetto.

Il suo titolo è così definiti: “ Messale Romano – Riformato a norma dei decreti del Concilio Ecumenico Vaticano II e promulgato da papa Paolo VI”.

L’uso del Messale Romano in italiano nella prima edizione del dopo Concilio è del 1973. Questa seconda edizione, nella traduzione italiana è del 1983.

E’ opportuno ricordare che i libri liturgici nella redazione dopo il Concilio Vaticano II, sono presentati alle Comunità nella lingua latina. Spetta alle Conferenze Episcopali nazionali preparare la traduzione nella lingua propria, inserire eventuali adattamenti già previsti dalla edizione tipica in latino, presentare alla Congregazione per i Sacramenti ed il Culto divino il progetto definitivo è compito delle singole Conferenze episcopali, Per l’Italia, come noto, è la Conferenza Episcopale Italiana (CEI).  L’approvazione degli Uffici competenti autorizzava la diffusione e l’uso del Libro liturgico,

Il Messale nella riforma liturgica

Le nuove edizioni del Messale Romano, iniziando da quello definito di Paolo VI, rispondono a quella indicazione precisa del documento conciliare Sacrosanctum Concilium, che parla della “Riforma  della sacra liturgia”. Si afferma al n.21: “Perché il popolo cristiano ottenga più sicuramente le grazie abbondanti che la sacra liturgia racchiude, la santa madre Chiesa desidera fare un’accurata riforma generale della liturgia. Questa infatti consta di una parte immutabile, perché di istituzione divina, e di parti suscettibili di cambiamento, che nel corso dei tempi possono o addirittura devono variare, qualora si siano introdotti in esse elementi meno rispondenti alla intima natura della liturgia stessa, oppure queste parti siano diventate non più idonee. In tale riforma l’ordinamento dei testi e dei riti deve essere condotto in modo che le sante realtà che essi significano, siano espresse più chiaramente e il popolo cristiano possa capirne più facilmente il senso e possa parteciparvi con una celebrazione piena, attiva e comunitaria. A tale scopo il sacro Concilio ha stabilito le seguenti norme di carattere generale”. E continua al N.22: “Regolare la sacra liturgia compete unicamente all’autorità della Chiesa, la quale risiede nella Sede apostolica e, a norma del diritto, nel vescovo. In base ai poteri concessi dal diritto, regolare la liturgia spetta, entro limiti determinati, anche alle competenti assemblee episcopali territoriali di vario genere legittimamente costituite.  Di conseguenza assolutamente nessun altro, anche se sacerdote, osi, di sua iniziativa, aggiungere, togliere o mutare alcunché in materia liturgica”.

Segno di comunione ecclesiale.

I libri liturgici, e tra questi il Messale Romano, sono segno e strumento di comunione ecclesiale. Sono garanzia di una tradizione che continua nella fedeltà alla verità teologica  millenaria, sia pure adattata in alcuni aspetti della ritualità celebrativa e nel linguaggio, alle variazioni della realtà storica ed alle caratteristiche delle singole chiese locali.  (Continua)

Giuliano Follin