Belluno, comunità che educa

Per la scuola non c’è bisogno di una riforma, ma di una rivoluzione.

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Homo hominis sacra res. Daniela Lucangeli ricorre al latino di Seneca per consegnare alla platea di insegnanti e di persone attente all’educazione che ha pacificamente invaso il Centro «Giovanni XXIII» (la sala teatro con videoconferenza in sala Luciani) quanto ha scoperto nella sua attività di docente universitaria. Quello che è accaduto nel suo incontro bellunese di lunedì 18 novembre, proposto dalla rete «Belluno, comunità che educa» è qualcosa di molto simile a una sauna e ai suoi getti di acqua calda e fredda. Dapprima una fotografia impietosa della realtà, per cui «stanno crescendo e stanno diventando pandemia i disturbi del neurosviluppo. Laddove nelle nostre classi c’era un numero limitato di persone con autismo o altre disabilità, sette anni fa, oggi tutto questo è diventato virale. Per l’autismo siamo passati da un bimbo ogni diecimila a un bimbo ogni 49. Sta diventando pandemica anche la depressione precoce, così come i disturbi, ad ampio spettro, dell’umore, dal disturbo ossessivo compulsivo a quello aggressivo; i bimbi sono ad altissima funzione cognitiva ma con problemi di regolazione comportamentale. Sta aumentando in maniera esponenziale la dipendenza dopaminergica da device: se fino a qualche anno fa era dovuta all’alcol o alle droghe, ora nasce quando ci si stacca dal Pc o dal telefonino». C’è un crollo di sistemi di autogestione emozionale.

E insieme, di fronte a questo panorama tanto catastrofico quanto realistico (in Giappone stanno rivoltando come un calzino il sistema scolastico, perché milioni di ragazzi non escono più dalla loro stanza: hikikomori il nome del fenomeno in giapponese), l’ebbrezza di sentirsi dire che l’insegnante, «o chiunque ha a che fare con le professioni dell’insegnamento sta organizzando le risposte del futuro di ogni creatura che ha davanti: noi docenti possiamo fare la pandemia di guarigione: possiamo impedire la stabilizzazione delle memorie negative».

Nella relazione della Lucangeli non c’è misericordia per una scuola, quella italiana, il cui il 70% degli adolescenti dice di provare disagio: «c’è il meccanismo cognitivo dell’ingozzamento: l’apprendimento passivo a breve termine porta all’obesità informazionale: non c’è nessun bisogno al mondo per cui il soggetto chieda di essere sottoposto alle verifiche». Per la scuola, dice, non c’è bisogno di una riforma, ma di una rivoluzione. La consegna ai docenti? «Alzati e cammina: non è il tempo di far guerra alla tecnologia, ma di reimparare il ritmo dell’umanità: l’uomo per l’uomo è una realtà sacra».

don Giuseppe Bratti