Le esequie di don Davide Girardi

Buona strada, don Davide!

Cattedrale e presbiterio gremiti

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«Non sono stati giorni facili» – ha detto il vescovo Renato Marangoni nell’omelia tenuta al funerale di don Davide Girardi, 45 anni, celebrati lunedì 10 febbraio alle 15 in Cattedrale a Belluno – quelli dalla settimana scorsa in poi, «né per la famiglia, né per i nipoti, né per il presbiterio, né per il vescovo Giuseppe, né per la comunità di Castellavazzo, né per tutti noi qui presenti». «Un tocco delicato dell’angelo del Signore» – ha ancora suggerito poi il vescovo, mentre commentava l’episodio del profeta Elia alla presenza del Signore nel vento leggero – «suggerisce di non lasciarsi andare».

Ad ascoltare il Vescovo, in una Cattedrale gremita, tanti compagni di strada nelle comunità di Castellavazzo e Longarone, delle altre comunità dove aveva fatto servizio da seminarista, e nell’associazione “Nuovi Orizzonti”: «Da giovane don Davide si era affacciato su mille strade: l’esperienza scout lo affascinò e gli insegnò come sulla strada si apprende la vita». «Alla domanda biblica: che fai qui, Elia? Che fai qui, Davide? – ha proseguito monsignor Marangoni – posso testimoniare che egli ha risposto in ogni incontro e relazione, nei suoi spostamenti di luogo in luogo, anche negli ultimi tempi».

Il Vangelo scelto per la celebrazione ha mostrato Gesù intento a muoversi lungo le strade della Galilea, con i discepoli altrettanto intenti a chiedersi chi fosse il più grande: «Quante volte don Davide ha voluto essere nella scia di Gesù, non rivendicando posizioni, né privilegi, né meriti, pagando di persona questa sua posizione». Suggestivo, infine, a conclusione dell’omelia, il ricordo proposto dal Vescovo del viaggio in Niger, alla missione di Gayà, con lo stesso don Davide.

Per don Graziano Dalla Caneva, vicario generale, che ne ha commemorato la figura alla fine della celebrazione, dove erano intervenuti 75 presbiteri, «porteremo nel cuore il ricordo del suo sorriso luminoso e accogliente, della sua fine sensibilità», che mai lo ha abbandonato nel suo percorso di formazione metodologica nello scoutismo, che lo aveva portato a conseguire il brevetto di capo, all’ingresso nel Seminario gregoriano nel 1996, all’ordinazione presbiterale nel 2003, primo tra i presbiteri a servire la nascente associazione «Nuovi orizzonti», fino al servizio a Roma e nel Lazio, alla Vena d’Oro, a Trento e poi ancora a Roma.

don Giuseppe Bratti

Clicca qui per leggere l’omelia del Vescovo