Caritas diocesana

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Le migrazioni: un fenomeno complesso…

Il fenomeno delle migrazioni è antico, ma si tende a pensarlo come fosse nato oggi. Abbiamo alle spalle una lunga esperienza di emigrazione, ma sembriamo poco propensi ad avvalercene per capire ciò che accade. In generale si discute dell’arrivo in Italia di flussi massicci e incontrollati di migranti e rifugiati e delle conseguenze che ciò comporta per la nostra società, senza fare una analisi accurata delle cause e quindi le soluzioni immaginate non appaiono all’altezza della situazione.

Ci sarebbe da osservare, per cominciare, che se le cause dei flussi sono le guerre (e il traffico di armi che le fomenta), i regimi autoritari o corrotti, le disuguaglianze crescenti, l’assenza di opportunità, i mutamenti climatici, ecc. , forse su queste cause sarebbe necessario intervenire per immaginare soluzioni di lungo termine e non risposte emergenziali. In realtà, poi, alle cause di tipo “espulsivo”, quali quelle elencate, vanno affiancate quelle di tipo “attrattivo”.  Chi tenta di raggiungere un altro Paese, spesso è mosso dal desiderio di cercare migliori opportunità di vita, di lavoro, di studio, di vivere le libertà pratiche che talvolta sono più importanti di quelle contemplate dai grandi principi (la libertà di avviare una attività economica senza essere schiacciati dalle mafie o dalla burocrazia, ad esempio, la libertà di vivere sfuggendo al controllo sociale o religioso della propria realtà di provenienza, la libertà di sposarsi liberamente). Non si può immaginare che queste motivazioni si esauriscano. Per questo si dovrebbero predisporre canali legali di spostamento, per non incentivare la nascita di canali illegali di ogni genere.

Insomma, quello che generazioni di nostri connazionali hanno cercato altrove era la soluzione ai problemi del disagio economico, ma forse anche altro. Oggi per tanti che vengono dall’Africa o dal Medio Oriente o da altrove l’Europa è ciò che l’America è stata per  gli emigranti europei in passato. Forse non ne siamo ancora consapevoli, ma l’immaginario attrattivo che muove molti migranti è fatto di quel mondo di conquiste civili oltre che economiche che l’Europa rappresenta.  Lo stato di inquietudine e di timore che i flussi incontrollati alimentano non dovrebbe costituire un alibi per non dare risposte ai problemi. E certo non un alibi per dare risposte sbagliate. Quando si dice: “prima gli italiani” o “prima i veneti” si segue certo un copione adottato con successo altrove, ma non è detto che a problemi complessi si possa rispondere con gli slogan. La legge regionale che stabilisce la precedenza di chi risiede nel Veneto da quindici anni per ottenere un posto in asilo per il proprio figlio, sembra non accorgersi del fatto che non solo gli stranieri che qui risiedono e lavorano, ma molti italiani di altre regioni che qui svolgono il loro servizio a beneficio del nostro territorio (poliziotti, insegnanti, personale sanitario, tecnici, ricercatori, ecc.) vengano considerati come presenze ostili. Senza trascurare il dato di invecchiamento progressivo della popolazione …  Sono queste le soluzioni che si prospettano nell’attuale scenario politico? Forse serve un di più di analisi e di progettazione a lungo termine, insieme ad una visione coraggiosa dei mutamenti in corso,  per affrontare una realtà che è solo agli inizi e che si prospetta di lunga durata.

La Chiesa italiana ha sempre prestato grande attenzione alla questione migratoria, sviluppando una specifica pastorale dei migranti. Quest’anno, in occasione del trentesimo anniversario della Fondazione Migrantes e degli oltre cinquanta anni (dal 1965) dell’UCEI (Ufficio Centrale Emigrazione Italiana), è stata pubblicata un’opera in cinque volumi di Simone Varisco sulla storia della pastorale migratoria della Chiesa italiana intitolata “Impronte e scie. 50 anni di Migrantes e migranti”. I cinque volumi documentano quanto fatto da UCEI-Migrantes in questi decenni su emigrazione italiana all’estero, rom e sinti, circensi e gente dello spettacolo, immigrazione straniera e profughi in Italia. Si tratta di uno sguardo molto attuale, perché l’Italia, dopo essere stata a lungo un Paese di emigrazione, sembra essere diventata oggi un Paese di immigrazione. Tuttavia ancora oggi sono numerosi gli italiani, giovani, ma non solo, che lasciano il nostro Paese per cercare migliori opportunità altrove. Proprio una ricerca recente documenta come tra i giovani cresca l’emigrazione verso l’Australia.

Abbiamo dunque criteri appropriati per leggere senza paraocchi l’odierna drammatica situazione dei migranti e per non fingere che quanto accade nel Mediterraneo a pochi chilometri dalle spiagge delle nostre vacanze non ci riguardi. Tutti dovremmo avere un sussulto di responsabilità e di umanità perché non si torni indietro sulla strada della giustizia e della solidarietà: una strada in salita, dove si avanza lentamente, ma molto velocemente si può scivolare indietro.  Coniugare le esigenze della sicurezza e dell’integrazione con quelle di una accoglienza condivisa e, insieme, con un progetto di sviluppo dei Paesi di provenienza dei flussi, non dovrebbe essere impossibile, se a prevalere fosse l’attenzione alla dignità di ogni essere umano, piuttosto che l’interesse egoistico.

Francesco D’Alfonso


Giovane è…
#unacomunitàchecondivide

Dal 16 al 19 aprile una équipe della nostra Caritas diocesana ha partecipato ad Abano Terme al 40° Convegno nazionale delle Caritas diocesane sul tema “Giovane è … #unacomunitàchecondivide”. Il Convegno è stato organizzato dalla Delegazione regionale Caritas del Nordest, in collaborazione con Caritas italiana. Non si è trattato solo di un’occasione per anticipare a livello ecclesiale e sui media il prossimo sinodo dei vescovi dedicato ai giovani, quanto di una riflessione sulla attualità della questione giovanile e su quanto nelle diverse Caritas diocesane in Italia si sta facendo ormai da tempo con proposte e progetti che vedono i giovani non più solo come destinatari della attività pastorale, ma come protagonisti e collaboratori creativi e competenti.

I lavori sono stati introdotti dal card. Francesco Montenegro, Presidente di Caritas italiana, il quale ha invitato a guardare ai giovani, perché la Chiesa e la società hanno bisogno di chi apre sentieri nuovi. Questo esige di lasciarsi interrogare dal cambiamento in atto nel nostro Paese e tener vivi l’amore e la speranza, segni della fede della Chiesa di Cristo. La prolusione del Convegno, di solito affidata ad esperti, è stata tenuta da tre giovani, coordinati dalla giornalista Micaela Faggiani di La7. Il bellunese Davide Chemello ha parlato della esperienza fatta con l’Ufficio missionario della nostra diocesi per una ventina di giorni in Tanzania presso una missione di religiose, dopo un percorso di formazione. Particolarmente motivante per Davide è stata la partecipazione alla vita della comunità, caratterizzata dall’aiuto da pari a pari, che gli ha permesso di cogliere come la forza della missione sia la possibilità di cambiare le cose dall’interno e, insieme, di guardare con occhi nuovi ai piccoli “miracoli” di ogni giorno, apprezzando cose che nel nostro contesto sociale potrebbero apparire insignificanti. Ingrid di Bergamo ha raccontato il tunnel doloroso della tossicodipendenza, del carcere, dell’astinenza e, poi, dell’incontro con i servizi Caritas. Ha invitato a leggere i campanelli di allarme che si manifestano nel malessere di tanti giovani: vi sono poveri anche tra coloro che sembrano avere tutto … La sua vita ora è cambiata, segno che il cambiamento è possibile. Ingrid è divenuta operatrice Caritas e intende restituire il tanto che ha ricevuto. Alessandra di Bergamo lavora in una unità di strada per giovani per conto di una cooperativa emanazione della Caritas. L’attività consiste nel fare prevenzione: nei luoghi di aggregazione giovanile, sulla strada, nelle scuole (occupandosi di tossicodipendenze, di alcoolismo, di azzardo). Nella scuola, in particolare, l’obiettivo è formare i ragazzi più grandi, perché diventino educatori dei più giovani. Anche la presenza sui social è significativa: è divenuto virale un videoclip – “Non è vita se è così” – che la sua unità ha diffuso su You tube. La questione, ha concluso Alessandra, è se noi sappiamo metterci a fianco dei giovani, che spesso hanno paura di affrontare la vita.

Il card. Gualtiero Bassetti, Presidente della CEI, intervenendo la mattina del 17 aprile sul ruolo dei giovani per uno sviluppo di comunità, ha affermato che l’uomo trae la sua realizzazione nella condivisione, ma ha osservato che ai giovani oggi è negato lo spazio nella vita sociale e comunitaria. Guardando all’icona evangelica dei discepoli di Emmaus, ai quali Gesù si affianca lungo il cammino, Bassetti si è chiesto se la Chiesa oggi percorra credibilmente i sentieri di morte che vivono i giovani: è necessario condividere le sofferenze, le lotte, le attese dei giovani; occorre anche contrastare una mentalità basata sulla competizione, che distorce lo sviluppo della comunità, e guardare al lavoro come ad una realtà di realizzazione della persona, non di competizione. Riferendosi alla Carta costituzionale, fondamento della natura solidale del nostro Paese, il cardinale ha invitato a mettere in moto la speranza, perché o ci si salva tutti insieme o non si salva nessuno.

Uno spazio adeguato è stato riservato al confronto in gruppi di lavoro su alcune esperienze diocesane di varie parti d’Italia, mentre la mattina del 18 aprile in occasione della visita all’Opera della Provvidenza di Sarmeola (Padova) sono state presentate alcune esperienze delle diocesi del Nordest. Per la nostra diocesi Costanza Moretti (nella foto) ha presentato l’attività di servizio a favore dei disabili svolta presso la Villa Gregoriana di Auronzo e il Villaggio San Paolo al Cavallino da un ben nutrito e motivato gruppo di giovani a cura dell’O.D.A.R. e della pastorale giovanile. È emersa la creatività delle opere che lo Spirito suscita ovunque, ma anche la necessità di prestare attenzione a bisogni nuovi e a spazi non ancora esplorati della realtà giovanile, una sfida per le nostre Chiese.

Tante le proposte emerse nei tavoli di confronto: fra queste l’attenzione all’anno di volontariato sociale come opportunità di formazione alla gratuità, la necessità di una maggiore collaborazione tra Pastorale sociale e del lavoro, Pastorale giovanile e Caritas, una maggiore attenzione alla questione del lavoro contro la tentazione dello scoraggiamento. Nelle diverse diocesi diverse appaiono anche le priorità, tenendo conto delle differenti situazioni di sviluppo socio-economico e della presenza di fenomeni quali la corruzione e il crimine organizzato. Una tavola rotonda con Ennio Ripamonti, psicosociologo dell’Università di Milano-Bicocca e Paolo Beccegato, vicedirettore di Caritas italiana, con la regia della giornalista di Avvenire Lucia Bellaspiga, ha messo a fuoco alcuni cambiamenti in atto nella realtà giovanile, nell’intreccio sempre più intrigante di locale e globale – fattori di conflitto, crisi, consumismo e competizione, degrado ambientale – con le ricadute nel comportamento giovanile ed una annotazione preoccupata: i giovani oggi in Italia sono “minoranza” … Eppure occorre puntare sui giovani per costruire la pace dal basso, visto che gli adulti spesso sono bloccati nell’odio. Occorrono progetti che generino delle possibilità.

Don Francesco Soddu, Direttore di Caritas italiana, ha raccolto le indicazioni emerse dai lavori di gruppo, rilanciandole ai convegnisti: 1) se, parafrasando il tema del Convegno, vecchia è una comunità che non condivide, va riconosciuto che la condivisione esige un rinnovamento personale e comunitario; 2) occorre aprire dei canali di comunicazione con i giovani nei Centri di ascolto: qual è la presenza della società adulta in un contesto di aumento delle povertà giovanili? 3) Percorrere i sentieri dei giovani accompagnandoli e aiutandoli ad uscire su vie di salvezza! 4) Quali attenzioni nel lavorare con e per i giovani? Puntare a promuovere un complesso di opportunità. 5) Rafforzare la rete ecclesiale, curare una proposta formativa per i giovani, curare alleanze con realtà esterne alla Chiesa.

Nel Convegno uno spazio non marginale è stato dedicato alla preghiera, alla “lectio divina” (a cura di padre Ermes Ronchi, del Card. Gualtiero Bassetti e di suor Grazia Papola) e alla celebrazione eucaristica. Il vescovo Renato Marangoni ha presenziato al giorno conclusivo del Convegno ed ha presieduto la celebrazione eucaristica nella chiesa del Sacro Cuore.

Francesco D’Alfonso

Nelle foto: la prolusione di tre giovani, fra cui, al centro, il bellunese Davide Chemello; Costanza Moretti (Odar) presenta l’esperienza di volontariato a favore dei disabili del Villaggio San Paolo e della Villa Gregoriana.