L'ordinazione del nuovo vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi

Condividiamo la gioia di Treviso

Donata al nuovo vescovo una reliquia del beato Josef Mayr-Nusser

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

L’ordinazione di un vescovo è una delle espressioni più significative della liturgia, perché raduna attorno all’altare la Chiesa nelle sue varie e più ampie componenti: i vescovi vicini, i presbiteri, i diaconi, l’intero popolo di Dio. E’ quanto si è visto oggi nella sontuosa cattedrale di Bressanone, con l’ordinazione episcopale del nuovo vescovo di Treviso, mons. Michele Tomasi, che il 6 ottobre prenderà ufficialmente possesso della sua diocesi. La nostra diocesi ha partecipato alla celebrazione e partecipa alla gioia della Chiesa sorella. Alla celebrazione erano presenti – in rappresentanza del vescovo Renato, occupato nel Convegno diocesano – mons. Paolo Arnoldo, legato a don Michele da prolungata amicizia, stretta negli anni di ministero nella diocesi brixinese; e don Davide Fiocco, collega di insegnamento all’ISSR di Bolzano.

La consacrazione di un vescovo è un atto liturgico molto significativo, reso ancor più solenne in questa occasione dalla proverbiale precisione e dal gusto liturgico tipici dell’Alto Adige. Oltre al vescovo Ivo Muser, “padrone di casa” e consacrante principale, attorniato da mons. Gardin, vescovo emerito di Treviso, e da mons. Tisi, arcivescovo metropolita di Trento, erano presenti altri 15 vescovi. Nel presbiterio e in navata almeno 200 presbiteri concelebranti e i numerosi diaconi di Treviso. La celebrazione è stata un intarsio di lingue, con continui passaggi dal tedesco all’italiano, dal latino al ladino: in qualche modo un’altra espressione della cattolicità della Chiesa.

Nell’omelia il vescovo Ivo ha preso spunto dalla festa liturgica dell’Esaltazione della Santa Croce, osservando: tutti gli impegni che un nuovo vescovo si assume nel dialogo prima della consacrazione sembrano quasi esagerati. Ma è significativa l’ultima risposta: «Sì, con l’aiuto di Dio lo voglio». Al nuovo vescovo ha voluto offrire, come viatico da portare nella Marca, una reliquia del beato Josef Mayr-Nusser: una vertebra vera di un uomo che, durante il delirio nazista, seppe dimostrarsi “vertebrato”, disobbedendo alla follia della Gestapo. Ha detto mons. Muser: «La figura del beato ci ricorda quella di una persona retta, che seppe dire no. E ciò è particolarmente importante in un’epoca come la nostra talvolta contraddistinta da superficialità o populismi».

Un particolare gesto del nuovo Vescovo, probabilmente notato soltanto da quanti erano a lui vicino durante la preghiera litanica, sembra veramente un delicato inizio: mentre si alzava dopo la prostrazione, don Michele si è dato il tempo di “soccorrere” un diacono trevisano, non più giovanetto, affaticato dalla lunga preghiera in ginocchio e in difficoltà ad alzarsi. Bella immagine e bell’auspicio per il servizio che prossimamente assumerà nella Chiesa trevigiana.

Alla fine, il Patriarca Moraglia ha salutato il neovescovo, accogliendolo tra l’episcopato della Conferenza del Triveneto. Ha ricordato con suggestione che talora la missione episcopale «scarnifica» l’eletto e che «c’è un’unica competizione ammessa tra gli apostoli: quella di correre come Pietro e Giovanni incontro al Signore Risorto».

Al neovescovo e alla sua Chiesa auguriamo anche noi di Belluno-Feltre: “Buon cammino!”. [dDF]