L'omelia del Vescovo al Te Deum di fine anno

Convertirsi al dono della vita

Un ricordo del senzatetto trovato morto a Levego

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Te Deum laudamus: «Questa sera insieme esprimiamo il nostro grazie per la vita». L’omelia del vescovo Renato per il Te Deum di fine anno si è intrecciata sul tema della vita, intonato dalla preghiera di colletta della Messa del giorno: «Tutta la nostra vita, nel segno della tua benedizione, si renda disponibile ad accogliere il tuo dono».

Il Vangelo del giorno racconta dei pastori di Betlemme che tornano ai loro ovili, glorificando e lodando Dio «per tutto quello che avevano udito e visto». È l’indicazione che il Vescovo ha suggerito ai presenti, invitandoli a dire anzitutto gratitudine «al Padre buono che ha stabilito tra noi la dimora di suo Figlio».

Cantare il Te Deum alla fine di un anno esprime gratitudine per la vita; ma – ha sottolineato il Vescovo – «accanto alla gratitudine, poniamo la nostra preghiera perché ci convertiamo al dono della vita». Conversione che diventa preoccupazione per la denatalità e il conseguente spopolamento della nostra terra: «Oggi si racconta di pochi figli che “vengono alla luce”, che sono “dati al mondo”». E quindi, quando la notizia di una nascita «giunge ai nostri orecchi, non dovremmo esitare di dire grazie a Dio e dallo stupirci».

Conversione che diventa anche attenzione alla vita dei deboli, compresi coloro la cui presenza sta suscritando timori e apprensioni, che diventano sospetto e emarginazione. La gratitudine cantata nel Te Deum deve diventare impegno “di” tutti “per” tutti, perché ogni vita è «dimora di Dio tra di noi», anche quando è fragile, anche quando non «non ci piace»; anche «quando è così debole o sembra non soddisfarci tanto da apparirci ingrata. Proprio lì Dio ha la sua dimora tra noi».

Considerazione che diventa monito di attualità, visto che negli ultimi mesi la bandiera della sicurezza è stata issata nell’agorà italiana come argomento per opporre gli uni contro gli altri: «Nessuno di noi può invocare la propria individuale sicurezza o del proprio gruppo di appartenenza e, in un qualche modo, disimpegnarsi verso la vita altrui».

In questo senso il Vescovo ha avuto un delicato ricordo per Giancarlo Bigi, il senzatetto di Levego che viveva in roulotte vicino al Piave, «trovato morto nella sua emarginata e solitaria dimora, esposto anche all’istintività degli animali a cui era affezionato». Quella vita interpella tutta la società bellunese!

Resta che il dono della vita ci sorprende: «È difficile comprenderne l’origine. Ci sfugge la dinamica del suo crescere. Ci risulta impossibile gestirla, perché non è come uno strumento nelle nostre mani». E per essa è scaturito il canto della gratitudine: «Noi ti lodiamo, Dio, ti proclamiamo Signore» [DF].

 

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