AMAZZONIA – In preparazione al Sinodo per l’Amazzonia, l’Ufficio Missionario propone alcune riflessioni

Dalle foreste amazzoniche ai nostri boschi dolomitici…

Anche noi, con adeguati comportamenti e stili di vita, dobbiamo essere sensibili verso i problemi globali

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Papa Francesco ha convocato un Sinodo Speciale per la regione Panamazzonica, che si terrà a Roma dal 6 al 27 ottobre 2019,  sul tema: “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale”. Il nostro Ufficio Missionario sta preparando l’evento, con varie iniziative, tra cui la pubblicazione del periodico “Notizie” (numero 31), proprio sul tema dell’Amazzonia. All’interno di “Notizie”, fresco di stampa, vi sarà il seguente articolo a firma di Cesare Lasen.

Il cambiamento climatico da noi
Ci si potrebbe chiedere cosa centrino le foreste amazzoniche con la tempesta Vaia che il 29 ottobre 2018 ha cambiato il volto di alcune vallate dolomitiche abbattendo un impressionante numero di alberi (nella sola provincia di Belluno circa 2.500.000 metri cubi di legname, circa 9.000.000 in tutto il nordest), lasciando sgomenti anche i più scettici sugli effetti del cambiamento climatico. La velocità del vento più di ogni altro fattore ha fatto la differenza, raggiungendo a tratti punte oltre i 200 chilometri orari. Ma pochi giorni prima erano bruciati i boschi in Valle di San Lucano e il 24 ottobre a Feltre sono stati misurati oltre 30° C di temperatura. In alcune località della provincia, con massimo a Soffranco di 667 millimetri, anche l’intensità delle precipitazioni ha raggiunto livelli inconsueti.

L’appello del papa nella “Laudato sì”
Ebbene, la risposta la possiamo trovare leggendo il pressante appello del pontefice nella “Laudato sì’”: ascoltare il grido della terra che è il grido dei poveri. In questa straordinaria enciclica, rivolta a tutti e non solo alla comunità dei credenti, i paragrafi 25-27 trattano proprio il cambiamento climatico e quelli dal 32 al 42 analizzano le conseguenze e le distorsioni che si osservano sulla biodiversità sempre più minacciata. L’attenta lettura di questi paragrafi, in una cornice di ecologia globale e integrale che interseca i problemi ecologici con quelli sociali, economici, etici (ecologia, economia ed etica hanno la stessa radice, quella di oikos-casa), ci aiuta a comprendere la complessità e l’importanza degli equilibri ecosistemici sempre più scossi dalla fame di denaro e dalla speculazione di pochi a svantaggio dei molti, che si traduce nell’iniqua distribuzione delle ricchezze. La centralità della Natura, di cui l’uomo è parte, da considerare come custode responsabile e non come dominatore/sfruttatore, è espressa con esemplificazioni di assoluta novità, sconosciute anche a politici di matrice ambientalista (a onore del vero sempre più sparuti) e vengono correttamente posti problemi essenziali quali l’estinzione delle specie.

La foresta amazzonica e i nostri boschi
In diversi passaggi del documento si accenna al bosco e alla foresta e non è certamente casuale perché tra tutti gli ecosistemi del pianeta, ove si escludano le terre desertiche (per scarsità di acqua) e quelle troppo fredde (stagione vegetativa che non consente la crescita di specie arboree), quelli forestali sono i più complessi e ricchi di informazione, il risultato di un processo che conduce a massimizzare l’assorbimento di energia, la produzione di materia organica e il riciclo di elementi e sostanze essenziali per la vita. Le meraviglie del Creato, che sono ovunque percepibili, trovano nella foresta la loro espressione più articolata e stupefacente. La biodiversità di una foresta pluviale amazzonica non è lontanamente paragonabile a quella delle pur splendide nostre foreste temperate e, a maggior ragione, di quelle boreali, tanto affascinanti quanto più povere. Una notizia di questi mesi riguarda il ritmo sempre più veloce che porta all’estinzione di molte specie, in particolare di insetti, molti dei quali non ancora scoperti e descritti. La progressiva riduzione delle foreste tropicali (dovuta allo sfruttamento da parte dell’uomo) è uno degli eventi ecologicamente più impattanti per l’intera biosfera e le sue conseguenze investono tutti i continenti e a poco serve che da noi ci sia chi è preoccupato dalla crescita del bosco che si mangia i prati e limita la visuale, rimpiangendo gli antichi paesaggi. L’aumento di superficie boscata in area prealpina e dolomitica deriva da abbandono colturale a seguito di un periodo, tra le due guerre del secolo scorso, di eccessivo sfruttamento. Né gli estesi rimboschimenti hanno migliorato la situazione. I numeri esprimono un aumento quantitativo, ma non riscontrano la bassa qualità biologica e naturalistica. Di qui anche una maggiore fragilità e scarsa resilienza.

Il grande polmone dell’Amazzonia
Ecco perché avremmo tutti bisogno del grande polmone della foresta amazzonica, sia per la varietà delle specie che per le molteplici funzioni che solo pochi ricercatori si apprestano a stimare attribuendo anche un valore economico ai cosiddetti servizi ecosistemici. La risultante, come chiaramente emerge dalla lettura del documento di Papa Francesco, è il degrado e l’impoverimento dell’ecosistema. A fronte del vantaggio di pochi, che già detengono ricchezze che fanno gridare all’ingiustizia distributiva che favorisce logiche privatistiche penalizzando i beni comuni, il prezzo di questo sfruttamento pesa sulle popolazioni più povere. Un vero e proprio saccheggio che al paragrafo 32 viene sancito dal verbo, mai utilizzato in precedenza, “depredare”.

Rivediamo i nostri stili di vita
Ecco il motivo per cui le nostre popolazioni bellunesi, giustamente preoccupate dalla possibile ripetizione di simili eventi che hanno profondamente colpito le nostre coscienze, devono, con adeguati comportamenti e stili di vita ispirati a sobrietà e a evitare gli sprechi, essere sensibili e aperte verso i problemi globali e quello della deforestazione amazzonica (per non parlare di quelle analoghe in Congo, Indonesia e altre nazioni) è certamente uno dei più pressanti, aggravati dall’ascesa al potere (in vari territori del pianeta) di amministrazioni che irridono alle conseguenze del cambiamento climatico, continuando a incrementare il già pesante debito contratto con le future generazioni alle quali si consegna una Terra (ascoltare il suo grido!) fortemente impoverita di risorse naturali che non sono, come ben noto, riproducibili. Aiutiamo dunque anche le popolazioni locali a essere sempre più consapevoli e lavoriamo nelle nostre comunità, parrocchiali e non, per riportare al centro dell’attenzione quei problemi ambientali che sono incredibilmente scomparsi da tutte le agende politiche.

Cesare Lasen