Ecumenismo e dialogo interreligioso

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Appello di Belluno

28 ottobre 2017

Il 27 e il 28 ottobre scorso la diocesi di Belluno-Feltre, la Comunità islamica di Belluno e il Movimento dei Focolari hanno organizzato la prima edizione bellunese della Giornata del dialogo cristianoislamico. Dopo un primo convegno presso il Centro «Papa Luciani», la sera di venerdì 27 ottobre, l’indomani, presso la sede dell’associazione islamica «Insieme per il bene comune», in via Vittorio Veneto a Belluno, sono intervenuti Idriss Al Fassi Al Fihri, vicepreside dell’università Al Qarawyyin di Fes, don Valentino Cottini, preside del Pontificio istituto di studi arabi e d’islamistica di Roma, Roberto Catalano, docente di teologia del dialogo interreligioso all’università «Sophia» (Fi) di Loppiano e Mohamed Tlabi, giornalista, presidente del Forum islamico marocchino «Del giusto mezzo», moderati da Renzo Andrich ed Elisa Di Benedetto (traduzioni dall’arabo all’italiano dell’imam Kamel Layachi). Tema del convegno, seguito dalle testimonianze di don Augusto Antoniol e altri, era «L’amore a Dio e al prossimo e i suoi frutti: convivenza e pluralismo come semi per la fraternità universale». Al termine dell’incontro, è stato proclamato il «Documento di Belluno» che sancisce gli intenti delle due comunità bellunesi, cristiana e islamica, nei loro rapporti e nei confronti della società. Eccone il testo.

 

Noi, cristiani e musulmani bellunesi, viviamo oggi un momento importante di una storia di amicizia che, pur breve, conosce già tempi e momenti significativi, in particolare la Marcia per la pace a Belluno dell’8 dicembre 2015, ripetuta l’1 gennaio 2017, e la Veglia di preghiera per i migranti morti in mare (Farra d’Alpago, 14 agosto 2017).

Facendo nostri gli appelli del Concilio Vaticano II (Dignitatis humanae) e del Documento di Marrakesh sullo status delle minoranze religiose nel mondo islamico, vogliamo che oggi, 28 ottobre 2017, dalla nostra città e dalle nostre vallate, grazie a questo incontro si levi un appello per nuovi rapporti religiosi in ogni parte della Terra sotto l’egida della libertà di coscienza e di espressione, per una nuova alleanza nel nome dell’unico Dio tra i figli dell’uomo.

1. La libertà religiosa e il diritto di professare la propria religione

Noi, musulmani e cristiani bellunesi, facciamo appello ai governi di tutti i Paesi del mondo affinché sia eliminata ogni condizione restrittiva che limiti, di diritto o nei fatti, l’esercizio della libertà religiosa, anche nel diritto al culto. Ci impegniamo a farci tramite presso le amministrazioni civiche di ogni ordine e grado affinché siano garantite le condizioni per l’esercizio del culto per ogni comunità e le sue manifestazioni pubbliche, nel rispetto dell’ordine pubblico informato a giustizia.

«We hereby: Call upon Muslim scholars and intellectuals around the world to develop a jurisprudence of the concept of “citizenship” which is inclusive of diverse groups. Such jurisprudence shall be roote in Islamic tradition and principles and mindful of global changes» (Documento di Marrakesh, 27 gennaio 2016)

«In questo modo: invitiamo studiosi musulmani e intellettuali in tutto il mondo a sviluppare una giurisprudenza del concetto di “cittadinanza” che comprende gruppi diversi. Tale giurisprudenza sarà strada nella tradizione e nei principi islamici e consapevole dei cambiamenti globali »

Affinché nella famiglia umana si instaurino e si consolidino relazioni di concordia e di pace, si richiede che ovunque la libertà religiosa sia munita di una efficace tutela giuridica e che siano osservati i doveri e i diritti supremi degli esseri umani attinenti la libera espressione della vita religiosa nella società (Dignitatis humanae, 7 dicembre 1965, 15)

«In Europa, ci sono stati e ci sono molti contatti positivi e buoni rapporti di vicinato tra musulmani e cristiani, ma anche, da entrambe le parti, grossolane riserve e pregiudizi, che risalgono a dolorose esperienze vissute nel corso della storia e nel recente passato. Vogliamo intensificare a tutti i livelli l’incontro tra cristiani e musulmani e il dialogo cristiano-islamico. Ci impegniamo a incontrare i musulmani con un atteggiamento di stima e a operare insieme ai musulmani su temi di comune interesse» (Charta oecumenica, 22 aprile 2001).

2. Una rilettura della storia

Facciamo appello agli studiosi delle scuole di ogni ordine e grado per una rilettura della storia, sia locale che universale, che faccia emergere dall’oblio i luoghi e le epoche di pace e di dialogo che hanno caratterizzato cristiani e musulmani; facciamo appello e ci impegniamo a non trasmettere luoghi comuni o stereotipi sulle nostre tradizioni religiose e nemmeno culturali; promuoviamo la conoscenza reciproca attraverso incontri a tutti i livelli, a partire da quelle periferie che papa Francesco indica come obiettivo di ogni presenza pastorale o di azione, mossa dall’Unico Dio.

«In virtù dei suoi principi universali e umani, l’Islam è a favore di un nuovo rapporto fra i popoli, costruito sul rispetto dei diritti degli altri e delle loro particolarità e ispirato alle leggi della giustizia nelle relazioni e cooperazioni. Sulla base di questi principi, i Musulmani d’Europa considerano un loro dovere partecipare al rafforzamento delle relazioni tra Europa e il mondo musulmano. Questo richiede l’abbattimento di tutti i pregiudizi e le immagini negative che si frappongono tra Islam e Occidente con l’obiettivo di creare un nuovo rapporto tra i popoli e permettere scambi proficui tra le diverse civiltà» (Carta dei Musulmani d’Europa, 10 gennaio 2008).

Papa Giovanni Paolo II diceva: «Non dobbiamo lasciarci guidare dall’intento di ergerci a giudici della storia, ma unicamente da quello di comprendere meglio gli eventi e di diventare portatori di verità». Con questo nuovo sguardo al passato non pretendiamo di realizzare una inattuabile correzione di quanto è accaduto, ma «raccontare questa storia in modo diverso» (Omelia del Santo Padre Francesco a Lund, 31 ottobre 2016).

3. Il servizio ai poveri e al creato

La nostra misura dell’amore di Dio e dell’amore del prossimo è il servizio ai poveri, ai bisognosi, alle vittime della cultura dello scarto. Vittima è anche il pianeta su cui abitiamo, che stiamo depauperando delle risorse senza pensare a chi ci seguirà nell’avventura della vita. Ci impegniamo a trasmettere, come un’eredità preziosa, l’attenzione ai poveri e al creato, mai l’una senza l’altra, soprattutto alle giovani generazioni, sull’esempio di san Giovanni Paolo II che volle incontrare i giovani nello stadio di Casablanca, in Marocco, il 19 agosto 1985.

«Siamo cresciuti pensando che eravamo proprietari e dominatori della Terra, autorizzati a saccheggiarla. La violenza che c’è nel cuore umano ferito dal peccato si manifesta anche nei sintomi di malattia che avvertiamo nel suolo, nell’acqua, nell’aria e negli esseri viventi. Per questo, fra i poveri più abbandonati e maltrattati, c’è la nostra oppressa e devastata terra, che «geme e soffre le doglie del parto» (Rm 8,22). Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7)». (enciclica «Laudato si’», 24 maggio 2015).

E a quelli che ciononostante provano piacere nel conflitto e nella distruzione, o stimano che alla fine riusciranno a vincere, noi diciamo che anche le nostre anime eterne sono in pericolo se non riusciremo a fare sinceramente ogni sforzo per la pace e giungere ad un’armonia condivisa. Dio dice nel Sacro Corano: In verità Dio ha ordinato la giustizia e la benevolenza e la generosità nei confronti dei parenti, e ha proibito la dissolutezza e ciò che è riprovevole e la ribellione. Egli vi ammonisce affinché ve ne ricordiate (Al Nahl, 16:90). Gesù Cristo (su di lui la Pace) disse: Beati gli operatori di pace….(Matteo 5:9), e anche: Qual vantaggio avrà l’uomo se guadagnerà il mondo intero, e poi perderà la propria anima? (Matteo 16:26). Facciamo quindi in modo che le nostre differenze non provochino odio e conflitto tra noi. Gareggiamo gli uni con gli altri solamente in rettitudine e in opere buone. Rispettiamoci, siamo giusti e gentili, e viviamo in pace sincera, nell’armonia e nella benevolenza reciproca (Una parola comune tra noi e voi, 13 ottobre 2007).

Insieme ripetiamo un «no» forte e chiaro a ogni forma di violenza, vendetta e odio commessi in nome della religione o in nome di Dio. Insieme affermiamo l’incompatibilità tra violenza e fede, tra credere e odiare. Insieme dichiariamo la sacralità di ogni vita umana contro qualsiasi forma di violenza fisica, sociale, educativa o psicologica. La fede che non nasce da un cuore sincero e da un amore autentico verso Dio Misericordioso è una forma di adesione convenzionale o sociale che non libera l’uomo ma lo schiaccia. Diciamo insieme: più si cresce nella fede in Dio più si cresce nell’amore al prossimo (Papa Francesco, il Cairo, 28 aprile 2017).