Dal 17 al 21 giugno a Borca di Cadore

Giornate di fraternità del presbiterio diocesano

Il tema: "La fretta del tempo nuovo"

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Con la celebrazione eucaristica di martedì 18 giugno si è chiusa la prima giornata completa della Settimana residenziale di fraternità e formazione per i sacerdoti e i diaconi della diocesi di Belluno-Feltre. A Borca di Cadore, nel Park Hotel Dolomites, 51 i presenti con il vescovo Renato Marangoni, per lasciarsi interrogare dal tema “La fretta del tempo nuovo”. La mattinata ha visto l’intervento di Arianna Prevedello, esperta di cinema: una comunicazione, supportata dalla musica e dalle immagini, dal video di “Quelli che restano” di De Gregori ed Elisa al videoclip di Giovanni Scifoni su papa Celestino V, ossia l’opposizione polare di chi “resta” fermo nei propri obiettivi e di chi rinuncia e fugge per non lasciarsi fagocitare da meccanismi a lui estranei; la relazione è proseguita con video da “Tutto quello che vuoi”, “Ride”, “Io, Daniel Blake”, “Ordine delle cose”, lungometraggi contemporanei capaci di parlare alle emozioni. «Il cinema – ha detto la Prevedello – è disordinato e fa imparare a livello del sentimento»: la sua proposta ha fornito uno sguardo a trecentosessanta gradi sulle ambiguità della fretta e della velocità contemporanea, troppe volte incapace di canalizzare la propria energia verso gli ultimi o chi rimane indietro. Se le applicazioni suggerite dalla relatrice si sono indirizzate all’educazione e alla scuola, che ha nel fattore tempo il suo punto di forza, o anche alla gentilezza dei rapporti umani, nel pomeriggio i lavori di gruppo hanno dato motivo ai presbiteri di condividere i loro vissuti sulla fretta nella vita personale e pastorale. Motivo di soddisfazione per i presenti è stato ascoltare come la relatrice abbia scelto di abitare in montagna: «Noi montanari non siamo la frontiera, ma il luogo dove custodire alcuni valori: noi sappiamo anche che cosa non è fretta. In montagna abbiamo competenza di ciò che non è fretta. Il mio vivere in montagna è la mia forma di resistenza a questa società». Il convegno si era aperto la sera di lunedì 17 giugno, con le relazioni sulle due giorni vissute dai presbiteri nel 2018-2019 suddivisi per fasce di età.

Mercoledì 19 – “Tempo da vivere”

E’ il tema della seconda giornata dei giorni di fraternità e formazione per i presbiteri di Belluno-Feltre, in corso al Park Hotel des Dolomites di Borca di Cadore. A dare uno sguardo di fiducia sulla contemporaneità postmoderna è stato don Marco Casadei, della diocesi di Rimini, che opera a Riccione, in un’unità pastorale, ed è dottorando a Vienna in teologia. Per don Casadei, «il tempo di oggi ha tutta una sua complessità. È però un tempo favorevole al Vangelo. È un kairòs, non una condanna; un tempo in cui il Vangelo può dire ciò che non ha ancora detto». Don Casadei sogna una Chiesa “smart”, capace di discutere la sua secolare tradizione, in particolare la forma gregoriana della sua organizzazione, non scalfita nemmeno dal Concilio di Trento. Ha commentato i quattro principi di Evangelii gaudium – il tempo è superiore allo spazio; l’unità prevale sul conflitto; il tutto prevale sulla parte; la realtà è superiore all’idea – con l’invito a superare il risentimento ecclesiale, talvolta mimetico, nei confronti del mondo e a cogliere nell’ecumenismo e nel dialogo una grande opportunità per applicare la fratellanza, tema principale nel più recente magistero del Papa. I preti hanno dimostrato il loro interesse con molte domande, a esempio sul rapporto tra fraternità e conflitto. A margine del dialogo con il relatore, il Vescovo ha annunciato come la Conferenza episcopale stia lavorando per fare della misericordia il principio architettonico del prossimo periodo pastorale della Chiesa italiana. Nel pomeriggio, lavori di gruppo sulla condivisione della propria fede, aperti da un simpatico sketch di don Alberto Ganz, insieme attore e catecheta, e la celebrazione eucaristica.

Giovedì 20 – “Novità da cogliere”

Ad animare la mattinata, con la verve di un artista, l’entusiasmo di un ragazzo e la profondità dell’esperto, Gregorio Vivaldelli, di Riva del Garda, padre di famiglia e biblista. Il tema – “Novità da cogliere” – è stato proposto da Vivaldelli sempre in riferimento a Gesù, che egli ha voluto più volte chiamare con un nome composto: “la novità-Gesù“, dove la “testa” del nome composto, cioè la parte principale, è il nome proprio: Gesù, che propone sè stesso come novità. Come una litania inedita di nomi divini, Gregorio Vivaldelli ha parlato del Risorto con altrettanti participi presenti: Gesù afferrante, seminante, perdonante; afferrante, cercante, rallegrante, abbracciante; il tutto, in un’esposizione dalla fitta trama biblica e accompagnato ancora una volta dall’arte. Dopo le espressioni multimediali e cinematografiche del primo giorno, quello di oggi è stato accompagnato, grazie a Vivaldelli, dall’arte figurativa, con immagini da Guido Reni a Veronese fino ai contemporanei Yongsung Kim, coreano, e Pawel Kuczynski, polacco, attraverso Van Gogh e Jacques-Joseph Tissot, con qualche incursione letteraria nella Divina Commedia. Una novità anche nelle attività del pomeriggio; non lavori di gruppo, ma personali, con ciascuno alla ricerca dell’espressione di un proprio linguaggio di risurrezione, che sarà condiviso domani. A concludere il pomeriggio, l’adorazione eucaristica e la concelebrazione nella chiesa parrocchiale di San Vito di Cadore.

Venerdì 20 – “Non fare tutto, ma fare bene”

«Non possiamo fare tutto e c’è un senso di liberazione nel prenderne coscienza; questo ci permette di fare qualcosa e di farlo molto, molto bene: sono tra le parole di Oscar Romero che il vescovo Renato ha usato venerdì 21 giugno a conclusione dei giorni di fraternità e formazione. «Ai presbiteri oggi – ha proseguito il Vescovo – viene chiesto non di fare tutto, ma di fare bene; anzi, molto bene». Per “fare bene” serve un cambio di paradigma, ovvero quello che, sull’onda del Vaticano II, porta a non considerare la Chiesa e il mondo in opposizione: «la dicotomia tra Chiesa e mondo ci fa male». L’abitudine a considerare la Chiesa come una società perfetta, categoria ecclesiologica, quest’ultima, viva nel diciassettesimo secolo, ha fatto dimenticare, anche in questo secolo, la presenza di un terzo elemento nel rapporto tra Chiesa e mondo: il Regno di Dio, di cui la Chiesa è presenza sacramentale. Il Vescovo ha ripercorso l’esperienza della proposta formativa e ne ha sottolineato l’unità; ha voluto ricordare la testimonianza di don Rinaldo Sommacal, che a 89 anni ha asserito di «scoprire della vocazione molto di più, dopo aver lasciato gli incarichi». Ha ceduto la parola a don Mario Doriguzzi per la comunicazione relativa al Convegno diocesano di sabato e domenica 14-15 settembre, sul tema “Chi me lo fa fare?”: un convegno sull’esperienza prepolitica della partecipazione, non solo ecclesiale.

don Giuseppe Bratti