Insieme agli ammalati, ai pellegrini nel 49° pellegrinaggio a Lourdes

Giovani a Lourdes

Dal 2 al 7 settembre

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«Beati i poveri in spirito» (Mt 5,3). È un’affermazione che dice molto: si può essere “beati” – con tutta la ricchezza che tale aggettivo sprigiona – sapendo (e cercando) di essere poveri, incompleti, alla continua ricerca di una pienezza dentro di noi: “in spirito”. E a Lourdes, in cui questa espressione evangelica rappresenta il tema pastorale dell’anno, si ha davvero la percezione che questa ricerca di compimento, che rende beati la si possa raggiungere mettendosi al servizio, lasciando spazio al bisogno degli altri, perdendo un po’ di sé lasciando che Altri facciano con noi.

E’ questo un tentativo di riassumere quanto ha sperimentato il gruppo di giovani che, su proposta dell’Ufficio diocesano di Pastorale, ha preso attivamente parte al 49° Pellegrinaggio a Lourdes, organizzato dall’UNITALSI. Insieme agli ammalati, ai pellegrini e agli altri componenti del personale, i giovani partecipanti hanno condiviso l’esperienza di accompagnamento e di servizio presso il Santuario, prendendo parte alle celebrazioni, ma anche occupandosi di tutto quanto necessario: dalle necessità del viaggio in autobus all’assistenza diurna e notturna, dal servizio d’ordine alla mensa. Nulla di impossibile da fare, ma estremamente arricchente ed educativo da ricevere, proprio perché donato.

Il confronto con altre realtà presenti, come la testimonianza raccolta presso la vicina sede della Comunità “Cenacolo” o il confronto con la vita di clausura attraverso l’ascolto della connazionale suor Manuela al Carmelo, hanno ulteriormente arricchito e dato gusto a questi giorni intensi. Una prima edizione di tale proposta che ha lasciato tutti, organizzatori e partecipanti – nonostante il discreto numero di adesioni – molto soddisfatti e che merita di essere valorizzata prendendola nella giusta considerazione per il prossimo anno.

Allora, beati i poveri in spirito, davvero! Soprattutto quando il tempo speso diventa preghiera, favorita dal silenzio più o meno intenso della Grotta di Massabielle e dai tanti momenti in cui – spingendo una carrozzina – si ha il tempo di riflettere, sul serio, su ciò che dà vero senso alla vita di ciascuno.