Il luogo e i libri della Parola di Dio

Nella celebrazione liturgica anche alcuni gesti verso la Parola

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

In occasione della celebrazione della prima Domenica della Parola di Dio, indetta da Papa Francesco e prevista per il prossimo 26 gennaio 2020, III domenica del Tempo ordinario, può essere utile richiamare il luogo della proclamazione della Parola, i libri in uso e i “gesti” compiuti nei confronti della Parola contenuta nei libri liturgici.

L’ambone, il luogo della Parola
Il luogo da dove viene proclamata la Parola di Dio è l’ambone. Il termine “ambone” è riferito alla tribuna rialzata collocata nelle chiese antiche e destinata alla proclamazione delle Letture sacre. La sua presenza in molte nostre chiese è stata sostituita (e ancora lo è, purtroppo…) da un leggio, talora solenne ed ornato; non raramente provvisorio. Prima del Concilio Vaticano II in molte chiese questo luogo liturgico non era stato realizzato. Lo ha sostituito con varie collocazione il luogo per la predicazione: il pulpito.

Come criterio generale sulla struttura di questo luogo è utile riportare le indicazioni contenute nell’Ordinamento generale del Messale Romano (N. 309). «L’importanza della parola di Dio esige che vi sia nella chiesa un luogo adatto dal quale essa venga annunciata, e verso il quale, durante la Liturgia della Parola, spontaneamente si rivolga l’attenzione dei fedeli. Conviene che tale luogo generalmente sia un ambone fisso e non un semplice leggio mobile. L’ambone, secondo la struttura di ogni chiesa, deve essere disposto in modo tale che i ministri ordinati e i lettori possano essere comodamente visti e ascoltati dai fedeli. Dall’ambone si proclamano unicamente le letture, il salmo responsoriale e il preconio pasquale; ivi inoltre si possono proferire l’omelia e le intenzioni della preghiera universale o preghiera dei fedeli. La dignità dell’ambone esige che ad esso salga solo il ministro della Parola».

Il Lezionario e l’Evangeliario
Nella Parola che viene annunciata si concretizza la presenza di Cristo risorto. È una presenza nella fede, realizzata nella celebrazione del rito liturgico, che diventa dono per coloro che la accolgono. I libri che contengono questa Parola che viene proclamata hanno un particolare valore e significato. Non possono essere solo un foglietto o un fascicoletto. Sono i libri che questa Parola la contengono, e da essi la Parola viene proclamata e diventa presenza e dono di salvezza.

Il lezionario è il libro più familiare alle nostre comunità e più in uso nelle nostre celebrazioni. Contiene tutti i brani della Bibbia (due o tre) proclamati nella Liturgia della Parola, il salmo responsoriale con il proprio ritornello, il canto al Vangelo con il versetto proprio.

La collocazione propria del lezionario è quella dell’ambone. Il ministro che legge la Parola lo trova in quel luogo liturgico destinato all’annuncio. La sua dignità è richiamata anche dalla rilegatura nel suo insieme, dalla sua bellezza che se non ha una sua preziosità almeno sia ordinata e non sciatta. La dignità della Parola esigerebbe un cambio dei lezionari che per il loro frequente utilizzo e per una qualità della rilegatura, appaiono non più consoni a un uso liturgico, se non anche poco dignitosi.

La stessa collocazione di questi libri liturgici al di fuori delle celebrazioni dovrebbe richiamare il valore e la dignità dei libri stessi. I lezionari in uso attualmente nella Chiesa sono nove. La struttura di base è rappresentata dalla copertina verde con alcune decorazioni particolari e la scritta che li identifica per il loro uso nelle diverse celebrazioni.

L’Evangeliario contiene solo i brani dei Vangeli che vengono proclamati. Generalmente la sua dignità è sottolineata dalla preziosità della rilegatura e del suo insieme. Nelle celebrazioni solenni viene spesso portato dal diacono nella processione d’ingresso e poi deposto sull’altare. Da lì, al momento della proclamazione del Vangelo viene portato solennemente all’ambone.

Gesti di venerazione verso la Parola
Il libro della Parola viene in alcune celebrazioni accompagnato da due chierichetti con i candelieri accesi. Se viene usato l’incenso il libro sacro (lezionario o evangeliario) viene incensato, in segno di venerazione. Alla fine della proclamazione della Parola del Vangelo, il libro viene presentato all’assemblea e viene baciato dal ministro che ha proclamato il testo (celebrante o diacono). Gesti esteriori manifestazione di una accoglienza interiore, espressione di fede.

Giuliano Follin