Il Vescovo chiede alle comunità un discernimento sul numero delle celebrazioni festive

Indicazioni sulle celebrazioni festive

Celebrazioni dignitose, preparate e partecipate

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La celebrazione dell’Eucaristia è stata definita dal Concilio “fonte e culmine” della vita della Chiesa intera e di ogni comunità cristiana: è il cuore dell’esperienza cristiana. Già il Sinodo diocesano del 2006 aveva considerato questa centralità, riconoscendo nella celebrazione festiva «il cardine della vita parrocchiale», ma indicando anche la necessità che le celebrazioni siano «dignitose e fruttuose».

Durante i numerosi avvicendamenti dell’autunno scorso, i parroci coinvolti si sono interrogati sul numero di celebrazioni nel territorio delle loro parrocchie. Constatando come questo numero sia negli anni aumentato, ci si è chiesti se tutto questo sia sostenibile, soprattutto nel prossimo futuro. Ne sono nate ulteriori riflessioni che hanno portato il Consiglio presbiterale a elaborare una “Nota sulla celebrazione festiva dell’Eucaristia in diocesi”.

A conclusione di questa riflessione, il 31 ottobre il Vescovo ha pubblicato un decreto – un documento molto dettagliato, che può essere letto cliccando qui – che in quanto decreto ha il valore delle decisioni, ma che soprattutto vuole essere un’«opportunità di discernimento nelle comunità parrocchiali e in particolare nei Consigli pastorali».

Il Vescovo chiede che «in ogni parrocchia sia garantita almeno una Messa festiva», il sabato sera o la domenica, con la condizione che «sia curata in tutti gli aspetti», perché ne emerga «il valore centrale nella vita comunitaria». Per questo il numero di celebrazioni in parrocchia dovrà rispondere a un’«effettiva necessità». Inoltre, ogni celebrazione dovrà essere dignitosa, preparata, partecipata. Poiché è diminuito il numero dei sacerdoti impegnati nelle parrocchie, vanno ancora riviste le celebrazioni festive nelle chiese frazionali, negli ospedali e nelle Case di riposo. Nelle zone turistiche, si potrà prevedere un aumento di celebrazioni nei periodi di maggiore afflusso, chiedendo la collaborazione a preti stranieri, che si trovano in Italia per studiare.

Il Vescovo chiede che nel fissare gli orari delle celebrazioni,si consideri anche «la collaborazione tra comunità vicine»; che si evitino perciò sovrapposizioni di orario tra parrocchie vicine, in modo da permettere ai preti di coprire eventuali assenze dei confratelli. Ricorda inoltre che di domenica ogni prete può celebrare al massimo tre Messe e solo in casi eccezionali, con l’autorizzazione del superiore, può arrivare a quattro. Particolare attenzione dovrà essere usata nella programmazione delle celebrazioni natalizie e del Triduo Pasquale.

In questo quadro, i cambiamenti di orario o le richieste di gruppi o associazioni per ricorrenze particolari non rispondono all’indicazione di convergere nella celebrazione comunitaria d’orario. Bisognerà inoltre abituarsi a pensare che la Messa non è il rito per ogni circostanza, perché in alcune manifestazioni può essere inserito un momento di preghiera, che non prevede necessariamente la presidenza di un prete: esiste per questo un libro liturgico ufficiale della Chiesa, il Benedizionale. La realtà dei fatti ci fa pensare che – un po’ alla volta – si dovrà considerare la possibilità di una celebrazione della Parola, guidata da un diacono o da persona laica, come accade in altre parti del mondo; ma è anche vero che oggi abbiamo molte possibilità di spostarci, «per partecipare a una celebrazione eucaristica nelle parrocchie vicine in modo da vivere più pienamente il giorno del Signore».

Il Vescovo riconosce che questo momento di cambiamento lascia prevedere qualche «situazioni di sofferenza, disagio o lamentela». Il Consiglio pastorale parrocchiale, d’intesa con il Vicario foraneo e con quanti lo aiutano a livello foraniale, accompagnerà la comunità a comprendere le motivazioni delle scelte [DF].