AMAZZONIA – Pubblicato e diffuso il Documento finale del Sinodo Speciale per la Panamazzonia

La Chiesa è missionaria e alleata dell’Amazzonia

Tra i temi: missione, inculturazione, ecologia, popoli indigeni, riti locali, ruolo della donna, ministeri…

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Introduzione, 5 capitoli, breve conclusione, “Conversione” come filo conduttore: così si articola il Documento finale dell’Assemblea Speciale per la Regione Panamazzonica, diffuso il 26 ottobre. Tra i temi in esame: missione, inculturazione, ecologia integrale, difesa dei popoli indigeni, rito amazzonico, ruolo della donna e nuovi ministeri, soprattutto in zone in cui è difficile l’accesso all’Eucaristia…

1 – Conversione integrale

I dolori dell’Amazzonia sono il grido della terra e il grido dei poveri…
Tanti sono i dolori e tante le violenze che oggi feriscono e deformano l’Amazzonia, minacciandone la vita: la privatizzazione di beni naturali; i modelli produttivi predatori; la deforestazione che sfiora il 17% dell’intera regione; l’inquinamento delle industrie estrattive; il cambiamento climatico; il narcotraffico; l’alcolismo; la tratta; la criminalizzazione di leader e difensori del territorio; i gruppi armati illegali. Ampia, poi, la pagina amara sulla migrazione.

2 – Conversione pastorale

Centrale, inoltre, il richiamo alla natura missionaria della Chiesa: la missione non è qualcosa di facoltativo, perché la Chiesa è missione e l’azione missionaria è il paradigma di tutta l’opera della Chiesa.

Il Sinodo non dimentica i tanti missionari che hanno dato la vita per trasmettere il Vangelo in Amazzonia, le cui pagine più gloriose sono state scritte dai martiri. Al contempo, il Documento ricorda che l’annuncio di Cristo nella regione si è compiuto spesso in connivenza con i poteri oppressori delle popolazioni. Per questo, oggi la Chiesa ha “l’opportunità storica” di prendere le distanze dalle nuove potenze colonizzatrici, prestando ascolto ai popoli amazzonici ed esercitando la sua attività profetica “in modo trasparente”.

S’insiste anche sul dialogo ecumenico e interreligioso, sull’urgenza di una pastorale indigena e di un ministero giovanile che offrano maggiore impulso missionario tra le vocazioni autoctone, perché l’Amazzonia deve essere evangelizzata anche dagli amazzonici. Importanti anche la pastorale urbana e la pastorale delle famiglie.

3 – Conversione culturale

Difendere la terrà è difendere la vita…

Bisogna dare spazio alla teologia india e alla pietà popolare. Di qui, il rifiuto netto di “un’evangelizzazione in stile colonialista” e del “proselitismo”, in favore di un annuncio inculturato che promuova una Chiesa dal volto amazzonico, in pieno rispetto e parità con la storia, la cultura e lo stile di vita delle popolazioni locali. Bisogna creare una Rete di comunicazione ecclesiale pan-amazzonica.

4 – Conversione ecologica

L’ecologia integrale è l’unico cammino possibile. Ciò si traduce in un atteggiamento che colleghi la cura pastorale della natura alla giustizia per i più poveri e svantaggiati della terra. L’ecologia integrale non sia intesa come un cammino in più che la Chiesa può scegliere per il futuro, ma come l’unico cammino possibile per salvare la regione dall’estrattivismo predatorio, dallo spargimento di sangue innocente e dalla criminalizzazione dei difensori dell’Amazzonia. La difesa dei diritti umani è esigenza di fede. Il Documento denuncia la violazione dei diritti umani e la distruzione estrattiva; assume e sostiene, anche in alleanza con altre Chiese, le campagne di disinvestimento delle compagnie estrattive che causano danni socio ecologici. La Chiesa è alleata delle comunità amazzoniche. Nel Documento si ribadisce l’impegno della Chiesa nella difesa della vita “dal concepimento al suo tramonto” e nella promozione del dialogo, interculturale ed ecumenico, al fine di contenere strutture di morte, peccato, violenza e ingiustizia.

Al fine di riparare il debito ecologico che i Paesi hanno con l’Amazzonia, si suggerisce la creazione di un fondo mondiale per le comunità amazzoniche, così da proteggerle dal desiderio predatorio di aziende nazionali e multinazionali.

5 – Conversione sinodale

Il Documento insiste sulla sinodalità, la ministerialità, il ruolo attivo dei laici e della vita consacrata.  Sinodalità si traduce, in continuità con il Concilio Vaticano II, in corresponsabilità e ministerialità di tutti, partecipazione dei laici, uomini e donne, ritenuti “attori privilegiati”. La partecipazione del laicato, sia nella consultazione che nella presa di decisioni nella vita e missione della Chiesa, va rafforzata a e ampliata a partire dalla promozione e dal conferimento di “ministeri a uomini e donne in modo equo”. Il Sinodo chiede che la voce delle donne sia ascoltata, che siano consultate, partecipino in modo più incisivo alla presa di decisioni. Si auspica una revisione del Motu Proprio “Ministeria quædam” di Paolo VI, affinché anche donne adeguatamente formate e preparate possano ricevere i ministeri del lettorato e dell’accolitato. Il Sinodo mette in luce come dalle numerose consultazioni in Amazzonia sia stato sollecitato “il diaconato permanente per le donne”. Urgenti vengono definiti la promozione, la formazione e il sostegno ai diaconi permanenti.

La formazione dei sacerdoti sia inculturata: l’esigenza è quella di preparare pastori che vivano il Vangelo, conoscano le leggi canoniche, siano compassionevoli sull’esempio di Gesù: Circa la partecipazione all’Eucarestia e alle ordinazioni sacerdotali, il Documento propone “di stabilire criteri e disposizioni da parte dell’autorità competente, per ordinare sacerdoti uomini idonei e riconosciuti della comunità, che abbiano un diaconato permanente fecondo e ricevano una formazione adeguata per il presbiterato, potendo avere una famiglia legittimamente costituita e stabile, per sostenere la vita della comunità cristiana attraverso la predicazione della Parola e la celebrazione dei sacramenti nelle zone più remote della regione amazzonica”.

Si propone un Fondo amazzonico per il sostegno dell’evangelizzazione al fine di far fronte al “costo dell’Amazzonia”.

Viene costituita una commissione competente per studiare l’elaborazione di un rito amazzonico che “esprima il patrimonio liturgico, teologico, disciplinare e spirituale dell’Amazzonia”.

 

don Luigi Canal