Sabato 30 giugno nella chiesa di Soranzen

La testimonianza di Ferruccio De Bortoli a Soranzen

Il caldo resoconto di una persona presente all'incontro

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Se il mondo attuale sta vivendo profondi e complessi rivolgimenti in ambito culturale, sociale ed economico, quali mai si erano verificati in passato, anche la Chiesa, pur sempre fedele alla Parola e alla  tradizione, ha saputo cogliere e interpretare in questi anni i segni dei tempi nuovi. In questa ottica, in occasione della festa patronale, nella parrocchia di San Pietro a Soranzen è stato organizzato, sabato 30 giugno, un incontro di particolare valenza ed interesse dedicato alle figure dei Papi che si sono succeduti dagli anni settanta ad oggi. Protagonista dell’incontro, che ha naturalmente riscontrato una numerosa partecipazione di pubblico, è stato Ferruccio De Bortoli, giornalista e scrittore di chiara fama, già direttore del Corriere della Sera e de Il Sole 24 ore, profondo conoscitore delle realtà socioeconomiche attuali nazionali ed internazionali.

Dopo il saluto del parroco don Andrea Piccolin, don Davide Fiocco, incaricato diocesano per la Causa di Papa Luciani, ha introdotto l’argomento richiamando l’attenzione sul processo in atto per la canonizzazione di Giovanni Paolo I. Papa per soli trentatré giorni, col suo sorriso ha lasciato un’impronta forte non solo nella sua  terra, ma anche nei lontani paesi dell’America Latina, da cui sono pervenute numerosesottoscrizioni . Una ricca documentazione in cinque volumi è già stata depositata e approvata dalla Santa Sede. E’ ora in atto lo studio su un possibile miracolo avvenuto in Argentina.

La comunicazione di Ferruccio De Bortoli ha quindi preso avvio dall’elezione di Giovanni Paolo II per passare poi al Papa emerito e a papa Francesco  Un’esposizione di particolare efficacia, perché frutto degli incontri personali che De Bortoli ha avuto con i tre pontefici; inoltre una prospettiva non ecclesiastica o teologica, ma di un giornalista laico, costantemente in contatto col mondo politico. Il 1978 fu un anno chiave. Fu eletto un  papa polacco,  a soli 58 anni, destinato a regnare a lungo e a segnare la storia degli ultimi decenni del XX secolo. Ci sono due aspetti  nella vicenda umana ed apostolica di papa Wojtyla: una prima fase “muscolare” di un pontefice combattivo che si recò in Polonia nei momenti tumultuosi della scalata al potere di Solidarnosch. Col suo carisma forte contribuì a smantellare l’ideologia comunista e a segnare la crisi del blocco sovietico: la caduta del muro di Berlino nel 1989,  che all’epoca sembrò un evento improvviso, fu anticipata dall’azione coraggiosa di Giovanni Paolo II. Egli non solo denunciò le contraddizioni del comunismo, ma anche le ingiustizie del sistema capitalistico. Di fronte agli scontri sociali che si diffondevano nella stessa Italia, segnata dagli attentati terroristici, il pontefice richiamava l’attenzione sul valore e sulla dignità del lavoro. Nominò arcivescovo di Milano il gesuita padre Carlo Maria Martini, figura di grande spiritualità e di apertura al dialogo con gli stessi non credenti, e nel 1986 avviò ad Assisi il dialogo con le altre religioni, che significò avvicinamento, escludendo però sincretismo o perdita di identità. Nell’ultima fase del suo pontificato, Giovanni Paolo II portò coraggiosamente di fronte al mondo intero il peso della croce della malattia e dimostrò ancora una volta la forza d’animo del combattente.

Quando salì al soglio di Pietro Benedetto XVI, l’impressione fu molto diversa. Egli si definì “umile servitore della vigna del Signore”: prefetto della Congregazione per la Dottrina della fede, uomo di altissima cultura, teologo raffinatissimo, eppure dotato di una straordinaria modestia. Ebbe a patire critiche ingiustificate specie in occasione del discorso di Ratisbona e fu accusato di conservatorismo per la rivalutazione dell’antica liturgia latina, patrimonio inestimabile della Chiesa. Eppure, nonostante la compostezza del carattere, non esitò a denunciare i mali della curia, la “sporcizia” presente nel mondo ecclesiastico. Professore teologo, Benedetto XVI, più abituato agli ambienti chiusi che alle folle – come ha sottolineato De Bortoli – ha vissuto il pontificato come un compito arduo cui non ambiva. Avvertendo il peso degli anni e la difficoltà della missione, dopo otto anni , decise di passare il testimone. La rinuncia al pontificato (evento a cui non eravamo pronti) fu seguito con grande trepidazione e anche con grande affetto da parte delle folle dei fedeli. Un gesto di grande umiltà, una scelta coraggiosa, una lezione importante contro le logiche arrivistiche di potere. Benedetto XVI si dimise, ma – ha sottolineato De Bortoli – la sua figura è destinata ad essere riscoperta e  rivalutata.

E dopo un papa  polacco e  un papa tedesco, ecco comparire sulla  scena un Papa argentino, arrivato “dalla fine del mondo”. In cinque anni di pontificato l’azione di Francesco è stata un vero e proprio fuoco d’artificio, in sintonia con l’evoluzione dei tempi. Di fronte al modello tecnocratico, alla globalizzazione minacciosa e all’aggressività della finanza la voce di papa Bergoglio si leva a favore dei poveri, contro la cultura dello scarto. Se precedentemente l’accento era stato posto sui valori non negoziabili, ora la Chiesa deve operare come servizio verso chi soffre, perché nessuno deve sentirsi   escluso. La  misericordia è  la cifra dell’azione missionaria  di Bergoglio che guarda soprattutto verso quei paesi dove la cristianità è ancora viva e sta crescendo. Ma – ha concluso De Bortoli – se nel mondo occidentale gli ideali religiosi sembrano in crisi, il mondo laico dovrebbe invece ringraziare la Chiesa perché laddove è carente la presenza dello Stato, essa si fa promotrice di valori umani e civili, specie in termini di  solidarietà. E qui si è levato l’applauso spontaneo dei fedeli.

L’incontro si è concluso con il saluto intervento del vescovo Renato, che ha ricordato come la presenza dello Spirito operi nella storia in maniera imprevedibile ma sempre nel segno dei tempi. Era presente anche il vescovo emerito Giuseppe Andrich.

Enrica Bazzali

[foto di Rudy Bortolas]