L'incontro con il Papa di sabato 11 e domenica 12 agosto

Con la forza di questi passi

Per raccogliere lo stupore di un'esperienza

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Il pomeriggio o la sera prima della partenza è stato dedicato alla preparazione dello zaino. E’ stato quasi un rituale: le precise indicazioni di che cosa (non) portare, la scrupolosa attenzione al peso – ben sapendo che ogni eccedenza avrebbe gravato sulle spalle – e una buona dose di apprensione – per non dire di preoccupazione – perché tutto andasse bene, non ci fossero intoppi e tutti arrivassero alla fine. Tutto questo è stato vissuto e inserito in questa sacca da viaggio, facendolo e disfacendolo a più tentativi. Ma ci si accorgeva che qualcosa mancava. Fra tutto quello che necessitava di essere inserito, non c’era un sacchetto abbastanza grande per raccogliere lo stupore di un’esperienza che si è rivelata davvero unica… Arrivati a casa è ora di mettere ordine, svuotando lo zaino e riempiendo le lavatrici, ma di tale sacchetto di stupore facciamo tutti fatica a dare una sistemazione adeguata: troppo pieno di cose belle, ma ancora troppo fresche e affastellate per essere riposte con ordine e troppo personale e unico per “raccontarsi” in maniera esaustiva.

Proverò allora io a svuotare un po’ il mio – posso fare solo questo – sapendo che non riuscirò ad esaurirne il contenuto ma soltanto a tracciare dei contorni.

Estraggo per prima l’armonia del paesaggio toscano con la dolcezza delle colline che hanno incorniciato un percorso fatto di tanti saliscendi e strade sterrate, baciato da un sole che, se ci ha commossi con la magia dell’alba, non ha certo mancato di farci piangere lacrime di sudore con la sferza dei suoi raggi. E poi i vigneti, le pievi, le borgate: quanta bellezza lo sguardo (e lo smartphone) hanno catturato questi giorni…

Buona parte di stupore lo riservo poi alla profondità della condivisione sia degli spazi (non proprio sempre comodissimi) sia di pezzetti della propria vita: «Chi sono io? Che cosa lascio? Da dove vengo? Dov’è il mio sguardo? Per chi sono io?». Domande non facili, intriganti, che hanno ritmato i giorni del cammino, custodite nel silenzio e ridonate nei sottogruppi durante la sosta delle varie tappe. Tale condivisione è cresciuta, quasi esponenzialmente, con il passare delle giornate – e dei chilometri – riempiendo tutto il resto e creando davvero l’atmosfera di un gruppo, diverso per provenienza e per età, ma sempre più unito dal passo di uno stesso cammino.

In fondo al sacchetto è rimasto però ancora qualcosa. Forse è la prima ad essersi sedimentata, o forse è la più importante. E’ lo stupore che si fa grazie! E’ la grazia di queste giornate, frutto dell’Amore del Padre, ma anche il grazie al dono di fratelli e sorelle che, seppur diversi, in tutti i modi hanno collaborato credendo alla bontà della proposta e offrendo – per tutto il corso della preparazione e durante quest’ultima settimana – il proprio speciale esserci, la propria competenza, la propria disponibilità. E il grazie poi ai veri protagonisti: i cento e più giovani, che (ci) hanno dimostrato una disponibilità, una puntualità, una forza di condividere che – è la ferma convinzione di chi scrive – non ci può lasciare indifferenti. Attendersi e lasciarsi attendere, scambiare le esperienze in amicizia senza particolarismi esasperati, divertirsi e – perché no? – aiutarsi a far verità, facendo emergere ciò che appesantisce e rallenta. Sono questi i doni più belli, che i giovani di questa Chiesa hanno portano, passo dopo passo, nei loro zaini alle loro case e che ora dobbiamo conservare.

Rimarranno forse domande e dubbi – è naturale che sia così – ma certo anche con la gioia e la fiducia di sperimentare – grazie ai questi nostri giovani – che la Chiesa è davvero popolo in cammino e che questo cammino va avanti, anche con la forza di questi loro passi.

don Roberto