Voci dal convegno per gli insegnanti di religione

L’insegnamento della religione e i nuovi fenomeni religiosi

La testimonianza di due studentesse ormai bellunesi: una induista e una musulmana

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Sabato 29 pomeriggio, al Convegno degli insegnanti di religione della diocesi di Belluno-Feltre, due tavole rotonde. Due studentesse (Chira, di religione induista, e Ines, di religione musulmana) sono state intervistate da Alessandra Catania su come vivono il loro credo nel contesto religioso bellunese-feltrino. Ambedue nate in Italia, hanno asserito di non aver mai avuto problemi di integrazione e di parlare volentieri della loro religione, quale hanno appreso in famiglia e dalla famiglia. Mai discriminate sì, ma con orizzonti culturali diversi: per ambedue le ragazze la prospettiva del matrimonio combinato non è lontana anni luce. Con tutta sincerità, Chira ha ammesso che «vivendo qui, mi chiedo perché dovrei essere diversa dai miei coetanei. Ho un’idea un po’ diversa dai miei genitori, che pensano per me a un matrimonio combinato». Per Ines invece è la scelta del velo quella ancora da maturare: «non voglio mettere il velo per qualche mese e poi toglierlo»: una decisione di velarsi, la sua, che non sarà frutto di costrizione, neanche da parte dei suoi familiari.

Buono il rapporto con la comunità islamica bellunese, per Ines («ci troviamo ogni domenica mattina nel Centro culturale islamico con le mie coetanee per studiare l’arabo»); per Chira, non c’è ancora a Belluno una comunità induista con la quale condividere la fede, in un contesto che ambedue le ragazze hanno descritto come contrassegnato dalla secolarizzazione. «Ho un sacco di amici che non professano la religione», dice Ines. «Io al venerdì mattina qui non posso fare la preghiera, ma in Marocco la faccio sempre». «In India tutti sono obbligati a frequentare le lezioni di religione» le fa eco Chira, la quale descrive le cerimonie induiste cui ha partecipato in maniera genuinamente fenomenologica, senza alcuna spiegazione della ritualità: «nel nostro battesimo, che riguarda solo i maschi, il sacerdote fa la preghiera su una poltrona: il bambino viene fatto girare sette volte attorno a questa poltrona»; chiama «battesimo» la cerimonia di iniziazione induista.

Sempre nello stesso pomeriggio, a livello più didattico, ma sempre esperienziale, il dialogo prolungato tra i partecipanti al convegno e due relatori: Roberto Catalano, professore incaricato all’università «Sophia» di Loppiano e codirettore del Centro di dialogo interreligioso del Movimento dei Focolari, e padre François-Marie Dermine, domenicano di origini canadesi, cofondatore e presidente del Gruppo di ricerca e informazione socioreligiosa (Gris), professore invitato alla Facoltà teologica del Triveneto. Il professor Catalano e padre Dermine, che è anche esorcista, sono stati sottoposti a un fuoco di fila di domande da parte dei docenti: tra i vari punti toccati da padre Dermine, anche la persistenza della massoneria nell’epoca attuale e l’impossibilità di conciliare l’essere massone con l’appartenenza a una Chiesa cristiana. Il dialogo ha portato alla luce come gli insegnanti di religione, nelle scuole delle nostre vallate, abbiano modo di venire a contatto con famiglie che sono tentate da vari movimenti religiosi o aspiranti tali, dall’antroposofia al bio-feedback al neotemplarismo ai pastafariani.

Il Convegno Irc 2019 si è tenuto in due sedi, la parrocchia di Belluno-Cavarzano e il Seminario Gregoriano di Belluno, sul tema «Antichi e nuovi fenomeni religiosi interpellano l’Irc – sfide e opportunità», dal 29 giugno all’1 luglio. Nella mattinata di domenica 30 giugno, in Seminario, conclusa dalla Santa Messa celebrata da don Francesco De Luca e don Alex Vascellari presso la cappella «Annunciata», è stata promossa un’esperienza di preghiera ignaziana. Lunedì, infine, i laboratori didattici guidati da Roberto Catalano, conclusi dal racconto delle esperienze sul Cammino di Santiago e del recente pellegrinaggio diocesano in Marocco, guidato dal vescovo Renato Marangoni, il quale aveva introdotto il convegno con la preghiera delle lodi di sabato 29.

don Giuseppe Bratti