Una serata con la Caritas diocesana

Non si tratta solo di migranti

Alla vigilia della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato

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Una serata in cui i migranti sono usciti dalla categoria e hanno preso nome, volto, identità; sono andati al microfono, hanno mostrato la faccia; hanno presentato un racconto e fatto conoscere la propria storia. Da sabato 28 settembre, chi incontrerà Anicet, don Jean-Roland, Ivanka, Candebalde, li riconoscerà e li chiamerà per nome, conscio che la loro storia è diventata anche storia del Bellunese, come la storia di ogni migrante fa interagire il suo portato culturale con quello della terra che lo accoglie. Nomi, non più categoria, come tanti Lazzaro, il mendicante che porta scolpito il suo nome nelle pagine del Vangelo e della liturgia.

Anicet, fisioterapista, riconosce che l’immigrazione degli anni Novanta, con la quale è arrivato a Belluno, non era quella più intensa di oggi. Si sta facendo parte attiva con la cooperativa con cui lavora per accogliere suoi connazionali. Don Jean Roland parla del Camerun e della sua divisione tra comunità anglofona e francofona che si sta incancrenendo. Ivanka parla dell’Ucraina e della guerra mai dichiarata da nessuno, viscida e subdola come tutti i conflitti dell’era digitale. Mamadou, della Guinea, ha bisogno di una casa e di un lavoro.

«Non si tratta solo di migranti!»: il titolo della serata, voluta dalla Caritas diocesana alla vigilia della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato. Purtroppo snobbato dal pubblico, l’appuntamento ha fatto capire che, sì, non si tratta solo di migranti, bensì di guerre e violenze, combattute ogni giorno, ogni giorno causa di lutti («in Ucraina ogni giorno c’è un funerale di soldato», ha ricordato Ivanka) e del tutto escluse dal circuito mediatico, come lo era il Lazzaro della parabola dalla mensa del ricco. Negli interventi programmati e in quelli liberi, moderati dal diacono Francesco D’Alfonso in sala «Muccin» del Centro «Giovanni XXIII», non è mancato l’approfondimento sulla legislazione recente, in particolare sulla difficoltà di ottenere, per chi ne fa domanda, lo status di protezione speciale, che ha sostituito la protezione umanitaria della precedente legislazione.

don Giuseppe Bratti