ECUADOR

Nozze sulle Ande

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Ieri, nella posta, assieme a bollette varie, pubblicità di detersivi e di oggetti inutili, abbiamo trovato una busta, dall’aspetto pretenzioso. Nonostante che, ormai da qualche anno, avessimo avvisato tutti gli amici e i parenti che non avremmo più partecipato alle eventuali nozze dei loro figli, fratelli, eccetera, qualcuno fa finta di dimenticare le nostre raccomandazioni e ci manda, non solo l’annuncio, ma anche l’invito a partecipare all’evento. Per controllo, oltre che per curiosità, apriamo la busta rendendoci immediatamente conto che avevamo ragione: Beppino e Nadia si sposeranno il giorno “x”, alle ore… nella Chiesa di… La scrittura è molto pretenziosa con svolazzi vari sotto i quali si avvisa che la lista di nozze, per scegliere i regali, è presso il negozio “x”. Un bigliettino allegato, che cade subito a terra, ci informa che la Nostra Signoria è invitata al pranzo che si terrà presso il ristorante “x”, sito in un paesotto da quelle parti. E’ evidente che non ci andremo e provvediamo, con la dovuta educazione, ad avvisare gli sposi. Questa situazione, però, ci fa ricordare che le ultime nozze alle quali siamo stati partecipi le abbiamo viste sulle Ande, in Sudamerica.

Che differenza! Eravamo invitati d’ufficio, dato che eravamo considerati parenti del Missionario, il quale avrebbe anche celebrato il matrimonio. Non c’erano inviti stampati; tutto il paese era invitato. Quelli che sapevano suonare uno strumento avrebbero allietato la festa con suoni e canti. Per il pranzo provvedeva tutta la comunità: nell’aia della casa degli sposi fu disteso un grande telone. Tutti quelli che arrivavano portavano con sé un catino pieno di cibarie cotte: patate, fagioli, qualche pezzo di pollo e altro e versavano il tutto nel telone: quello era il loro regalo di nozze, poi via, in Chiesa. La cerimonia era sì cristiana, ma intervallata da riti locali antichi, di tradizione inca, e si dimostrò subito molto suggestiva. Ricordiamo con particolare emozione gli interventi dei genitori degli sposi quando fecero le raccomandazioni ai loro figli. A cerimonia finita, tutti a mangiare. Ognuno aveva portato il suo piatto e si serviva liberamente prelevando il cibo dall’immensa catasta che si era formata. Per il bere, in mancanza di prosecco, c’era un signore che girava tra la gente con una bottiglia di Coca Cola e un solo bicchiere, che passava di bocca in bocca. Non ci furono avanzi e, alla fine, tolto il telone ormai vuoto, cominciarono le danze che si protrassero fino a notte inoltrata. La ricordiamo come una vera festa, genuina, e vi garantisco che non si è sentita la mancanza né degli inviti scritti su pregiato cartoncino, né di un raffinato ristorante, né, tanto meno, di una lista di nozze!

Mario Bottegal