Le risposte di centinaia di studenti delle scuole superiori

Prof e Sinodo dei giovani

L'apporto degli insegnanti di religione

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Al vederle sembrano solo un mucchio di scartoffie. Non va certo più di moda nell’era del touch screen pensare a imprimere pensieri sulla carta; se poi a farlo solo ragazzi delle Superiori ciò sembra ancora più inverosimile ma, invece, non è così. In questi fogli sono infatti impresse buona parte delle risposte che centinaia di studenti delle scuole secondarie superiori della Provincia hanno redatto, sollecitati dai loro insegnanti di Religione, all’interno del Cammino in vista del prossimo Sinodo. Appuntamento che, prossimo ad essere celebrato in ottobre dai rappresentanti dell’Episcopato mondiale, tratterà della questione – tutto tranne che marginale – del rapporto che i giovani hanno con la fede, con la Chiesa, e sulla necessità, ormai sentita su più fronti, di favorire processi di accompagnamento a loro misura. Obiettivi grandi che non si potranno certo esaurire con qualche semplice iniziativa ma che rientrano in un cammino aperto- “sinodo” appunto- che dev’essere compiuto insieme, in atteggiamento di disponibilità all’ascolto.

E proprio un piccolo tentativo di ascolto si è voluto effettuare anche qui in Diocesi: attraverso lo strumento dell’ora di religione che ancora riempie un discreto numero di banchi di giovani dai 16 ai 19 anni. Proprio nei giorni in cui a Roma si svolgeva l’Assemblea pre-sinodale con 300 giovani provenienti da ogni angolo del mondo, nei nostri istituti superiori si concludeva questo ciclo di lezioni che contestualizzasse il tema del Sinodo e indagasse, con un breve questionario basato su alcune semplici, ma non per questo, banali domande la questione della fiducia (che cosa significhi, dove vada cercata, come possa essere ritenuta credibile) e il valore e l’incidenza della Comunità cristiana, dove ritenuta presente e sperimentata. Il risultato delle risposte dei ragazzi e ragazze interpellati, che ancora non abbiamo riassunto, non stupirà certo per originalità o per una novità che inauguri chissà quali scenari: sono giovani, e nemmeno “tutti” i giovani, con domande, comprensioni e potenzialità ancora “acerbe” ma che ci comunicano, attraverso il loro modo specifico, un forte bisogno di esprimersi, di parlare, di comunicare oltre ogni nostro (pre)giudizio. «È passata da tempo infatti – sono parole di don Falabretti, responsabile della Pastorale giovanile nazionale – la generazione dei contestatori: forse i giovani si sono stancati di adulti capaci di assorbire e digerire tutto. Il muro di gomma che ha caratterizzato molti atteggiamenti e parole degli adulti nei decenni scorsi, ha provocato un disagio che rimane sommerso: ormai i giovani tendono ad andarsene per strade tutte loro senza preavvisi, sussurri, proteste. Se ne vanno e basta, lasciandoci (noi adulti) alle nostre tabelle, indagini statistiche o alle nostre convinzioni su come va il mondo o su dove dovrebbe andare». Espressioni forti che tuttavia esprimono una lettura che condividiamo e che ci impone, anche come Chiesa, di cercare non tanto cose nuove, strategie innovative o cose straordinarie, ma un modo nuovo di vedere quello che c’è davanti a noi, nel senso letterale del termine: generazioni che ci stanno di fronte nel futuro e a cui interessa molto essere prese sul serio, ascoltate per quello che sono. Con uno sguardo di fiducia. Con l’umiltà di entrare in un racconto che si rivela solo un po’ alla volta ma che prevede – e non può essere altrimenti – lo sforzo di camminare insieme.

Erre.di.enne