La Conferenza Episcopale Triveneto al Cavallino (Venezia), 7-8 gennaio 2020

Quale Dio annunciamo?

Buone prassi, “risorse”, accenti e attenzioni per l’annuncio di Gesù Cristo oggi

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“Quale Dio annunciamo? Scoprire, vivere e annunciare il Dio di Gesù Cristo oggi: è stato il filo conduttore delle “due giorni” che i Vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto hanno vissuto presso la Casa “Maria Assunta” di Cavallino (Venezia) insieme ad altri rappresentanti – preti, persone consacrate e fedeli laici – delle rispettive diocesi, nell’intento di condividere il cammino che le Chiese del Nordest stanno compiendo in ordine alla nuova evangelizzazione e all’annuncio del Vangelo, in un contesto sociale e culturale profondamente mutato (e continuamente in evoluzione) e a fronte dei vari tentativi pastorali in atto.

Nella riflessione offerta durante la preghiera iniziale che ha aperto i lavori, commentando il capitolo 14 del Vangelo di Giovanni, il Patriarca di Venezia ha invitato a tenere presente che per la Chiesa, per ogni discepolo, «la via giusta è seguire Gesù, pura trasparenza e rivelazione di Dio. Se non si perde la strada che è Lui, si arriverà di certo alla meta. Ma non si fissa prima la meta e poi la strada: prima di tutto si sceglie Gesù e così si arriva alla meta che, forse, non sarà quella che avevamo pensato prima. Gesù è la via, perché Lui è la verità e la vita; la sua persona, i suoi gesti, le sue parole sono la piena trasparenza della paternità di Dio. E’ il Vangelo di oggi e di sempre. Gesù, accolto nella fede, è la grande risorsa e forza del discepolo e della Chiesa, con una fede che ama, con un amore che crede. Questa è la Chiesa».

Nella prima giornata della “due giorni”, raccogliendo i frutti di un lavoro di preparazione condotto dai Vicari per la pastorale di questa regione ecclesiastica, sono stati presentati e dibattuti tre esperienze di nuova evangelizzazione che alcune diocesi stanno sperimentando e portando avanti:

  • le “dieci parole” per rivitalizzare, a partire dall’approfondimento dei dieci comandamenti, il dono della fede in giovani e adulti che l’avevano dimenticato o anche semplicemente messo da parte e ai margini della vita;
  • l’ “alfabeto della fede” che prevede il farsi compagni di viaggio dei genitori e delle famiglie dei bambini tra i 6 e i 10 anni che frequentano la catechesi per sostenerne la fede e i compiti educativi;
  • “arte e fede”, ovvero il linguaggio dell’arte e la via della bellezza a servizio dell’annuncio cristiano, valorizzando – con più percorsi e proposte – il patrimonio artistico di ogni realtà per ridare senso, gusto e gioia alla fede rendendola bella e desiderabile.

I successivi momenti dell’incontro a Cavallino – svolti in tre gruppi di lavoro e poi in assemblea plenaria – hanno, quindi, portato a uno scambio di valutazioni sulle esperienze presentate e a far emergere altre testimonianze significative di “buone prassi” e di “primo annuncio cristiano”, a riflettere insieme su “quale Dio” viene effettivamente annunciato e comunicato, sullo specifico coinvolgimento dei fedeli laici e sulla valorizzazione della vocazione battesimale, sulle “risorse” spirituali e pastorali attualmente presenti e preziose per annunciare il Dio di Gesù Cristo in questo tempo nonché sulla consapevolezza, più o meno radicata, che il soggetto dell’annuncio è e rimane l’intera comunità cristiana.

Con la premessa che, prima ancora di un Dio da annunciare, ci sono già e sempre – provvidenzialmente – all’opera un’idea, un’esperienza, un’azione e un “sentire” di Dio che precedono ogni attività ed iniziativa ecclesiale e di evangelizzazione e che vanno scoperti, nei lavori di gruppo sono stati  quindi individuati alcuni “spostamenti di accento” da realizzare:

  • l’importanza di lavorare sull’accompagnamento delle persone incontrate nella loro singolarità e nelle domande che provengono dalla loro vita;
  • il valore della pastorale ordinaria e quello anche pedagogico dell’anno liturgico nel momento in cui si riesce ad incrociare la concretezza del vivere;
  • il compito e la presenza vitale delle parrocchie (pur con molte fatiche e certamente con forme e modalità nuove, da individuare) chiamate ad accompagnare le persone ed essere sempre casa dalle relazioni accoglienti e luogo di discepolato e santità;
  • la necessità di porre l’attenzione pastorale sul mondo degli adulti a cui indicare cammini di libertà ed offrire responsabilità;
  • la centralità della Parola da riconfermare come sorgente vitale che mette insieme il mistero del vivere umano con il mistero di Dio;
  • un ritrovato rapporto con i ragazzi e i giovani da ascoltare ed incontrare nei loro desideri e nella loro ricerca di autenticità e autorevolezza, rendendoli protagonisti della loro vita;
  • il ripartire nuovamente dalla capacità e dal compito fondamentale della comunità cristiana nel saper “generare” e formare, indicando così la strada della vita e della gioia vera.

Senza peraltro dimenticare – è stato rilevato da parecchi interventi in assemblea – la necessità, l’opportunità e la forza della testimonianza pubblica dei credenti nei vari contesti di vita, dalla politica alla cultura, dal campo educativo alla tutela e salvaguardia del creato.

«Noi annunciamo il Dio che ha la passione per l’uomo – ha, infine, affermato nell’intervento conclusivo il Patriarca Moraglia -, entra nelle pieghe della nostra umanità, è risorto e ci precede. Bisogna che il Signore diventi adulto e cresca in noi e possa trovare se stesso nelle nostre persone, nelle nostre azioni e nelle giornate della nostra vita».

Ufficio Stampa CET