A proposito delle reazioni alla lettera del Vescovo

L’atteggiamento del buon Pastore

Piena solidarietà per una critica dai toni troppo aspri

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Anche attraverso il sito diocesano, desidero esprimere il “grazie” più sentito al nostro Vescovo per la provvida iniziativa di invitare ad un incontro amichevole e familiare, che si può ben qualificare come incontro di spiritualità, quanti sono reduci da un fallimento matrimoniale e forse ora stanno vivendo una nuova esperienza familiare. Vediamo riprodotto nel vivo l’atteggiamento del Buon Pastore che esce e va a cercare tutte le pecore del suo gregge e non trascura quelle considerate lontane; egli è consapevole che tra quanti hanno vissuto un fallimento, c’è chi ha lasciato le nostre comunità. Proprio a loro il Vescovo vuol far giungere una parola bellissima, capace di commuovere: «Siamo qui per confidarvi che ci mancate e che sentiamo bisogno di voi».  È una parola che mons. Marangoni ha affidato ad una lettera breve, chiara e piena di affetto. Proprio per questo testo vorrei dire un secondo “grazie” a don Renato che così ci mostra come parlare a fratelli e sorelle. Si è saputo che la lettera ha attirato l’attenzione di molti e l’adesione grata di tanti che si sono sentiti raggiunti dall’invito, ma contro di essa si è alzata, in modo a me incomprensibile, una critica dai toni troppo aspri per poter essere accettata come una critica fraterna. Non mancano infatti  insulti inaccettabili. Ci piacerebbe che il Vescovo sentisse la nostra piena solidarietà.

Riflettendoci e cercando di capire, trovo ingiustificate le due accuse più ricorrenti.

La prima afferma che il Vescovo di Belluno-Feltre non parla della rottura di un precedente matrimonio, che è rottura di un patto sacro e violazione dell’indissolubilità. Ora il testo sotto accusa parla di «vicende familiari travagliate», fa riferimento a «sogni, progetti, vocazione»,  che si erano alimentati e che hanno conosciuto la fragilità, attraverso situazioni complesse, con il concorso di tanti fattori che possono essere stati decisivi. Afferma che «tali vicende travagliate hanno disturbato e ferito i vostri affetti familiari». Se qualcuno cercava la parola “peccato”, riconosca che nelle espressioni citate, tutte presenti nella lettera, c’è la descrizione del peccato, in quanto male che ferisce e divide. In altri termini, è ben lontana dal Vescovo l’idea che si possa arrivare alla separazione e anche al divorzio fischiettando allegramente! E forse in questo modo si è più vicini al cuore del Padre misericordioso che al ritorno del figlio prodigo non si commuove per il ricordo dell’offesa da lui patita, ma per la visione delle sofferenze che ha provato il figlio stesso.

La seconda critica, ancora più dura, si concentra sulla richiesta di perdono, sul chiedere scusa presente nella lettera. E corre alla riga dove la richiesta di scuse si estende anche alla non ammissione ai sacramenti della Penitenza e dell’Eucaristia. Sono scuse doverose. Si rilegga l’intestazione della lettera e si considerino i destinatari: “Coniugi separati o divorziati o sposati civilmente o non sposati”. Quanti di questi sono rimasti per anni lontani dalla Comunione per il fatto di essere ‘solo’ separati o divorziati. È avvenuto per colpa nostra, per un clima di esclusione carica di giudizi severi, per messaggi erronei e colpevolmente sbagliati da parte di parroci e di confessori «irrigiditi in una visione molto formale delle situazioni familiari». E quando si è trattato di separati o divorziati che vivono in una seconda unione o di sposati civilmente, non si è data la dovuta attenzione alle direttive della Chiesa che contemplavano, da lungo tempo, l’attenzione ai casi personali, da considerare secondo la prassi consolidata della morale cattolica.

Permettetemi di aggiungere che l’età, l’esperienza pastorale di tanti anni, l’approfondimento della teologia morale e la pratica della consulenza familiare, mi mettono in una condizione particolare per ripetere al nostro Vescovo il “grazie” più sentito per averci mostrato un sentiero che oggi confluisce nella grande strada che sta percorrendo con coraggio papa Francesco. A noi pare che si tratti semplicemente della strada del Vangelo.

don Luigi Del Favero

 

Leggi la lettera del vescovo Renato alle “famiglie ferite”