San Prosdocimo

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La tradizione agiografica riferisce che san Prosdocimo fu l’evangelizzatore del Veneto centrale, da Este sino a Feltre. Sulla scorta di tali dati si sviluppò anche la costante iconografia del santo, che lo rappresenta nell’atto di amministrare il battesimo. Si pensi all’immagine più pregevole: la statua bronzea realizzata da Donatello intorno al 1450 e venerata nella basilica di Sant’Antonio a Padova.

La tradizione agiografica

La tradizione narra che Prosdocimo si recò ad Antiochia con due giovani coetanei, Marco ed Apollinare, per essere istruito dall’apostolo Pietro nella fede cristiana. I tre discepoli seguirono l’apostolo quando questi si recò a Roma e da costui vennero inviati come vescovi ad evangelizzare il nord della penisola: Marco ad Aquileia, Apollinare a Ravenna e Prosdocimo a Padova. Giunto a Padova, Prosdocimo si dedicò alla predicazione del Vangelo, accompagnata da guarigioni miracolose. Determinante fu la guarigione del re della città, Vitaliano, che impose la conversione al cristianesimo di tutta la popolazione. Da Padova Prosdocimo iniziò un viaggio di evangelizzazione che lo portò, in ordine, nelle seguenti città: Este, Vicenza, Asolo, Feltre e Treviso. In queste città organizzò la comunità cristiana da lui fondata, ordinando sacerdoti e diaconi e fece costruire un edificio di culto. A Feltre – narra il testo agiografico – egli dedicò a san Pietro, suo maestro, la chiesa da lui fondata.

Fatto ritorno a Padova, dovette affrontare un momento per lui doloroso: la figlia del re Vitaliano, Giustina, venne messa a morte dall’imperatore Massimiano, che si vide rifiutate le sue profferte di matrimonio. Prosdocimo ebbe cura di dare degna sepoltura alle spoglie mortali della giovane martire.

La critica storica

A partire dalla fine del Settecento questa narrazione agiografica venne messa in discussione per i suoi evidenti anacronismi. In pieno Novecento vi erano due differenti posizioni tra gli studiosi. Alcuni facevano notare che, come in ogni tradizione agiografica, vi è un nucleo storico che poi è stato abbellito e arricchito di particolari narrativi. Così in questa fonte di san Prosdocimo vi è un nucleo storico che si può far emergere, mondando la narrazione dagli anacronismi e dalle imprecisioni. Insomma come l’archeologo, che pesca un’anfora o una statua antica dai fondali marini, la deve ripulire dalle alghe, disincrostare dal calcare e alla fine ha riportato il cimelio antico al suo originale splendore, così ci si deve dedicare ad un paziente lavoro di ripulitura di questo testo agiografico e così si avrà la storia originale di san Prosdocimo. La seconda linea di studiosi (tra i quali il grande agiografo gesuita Hyppolite Delehaye) sostenevano che il racconto agiografico è completamente inventato, protagonista compreso e quindi un san Prosdocimo vescovo di Padova non è mai esistito.

I dati storici

Fu merito di mons. Ireneo Daniele, con una ricerca condotta nell’arco di vent’anni, mettere dei punti fermi sulla figura di san Prosdocimo. Innanzitutto il dotto sacerdote affermò con forza che il racconto agiografico è del tutto inutilizzabile per dire qualcosa di fondato su san Prosdocimo. Il racconto nacque infatti nell’XI secolo e riflette quindi non la situazione storica di cui si vuole testimone (I secolo della Chiesa); riflette invece le pretese della Chiesa di Padova all’inizio del secondo millennio di essere matrice delle Chiese del Veneto Centrale. Se in tal modo è data risposta alla prima linea di studiosi, viene però messa fuori gioco dal Daniele anche la seconda linea di studiosi, vale a dire i critici radicali che negano l’esistenza di san Prosdocimo. Infatti vi è una serie di attestazioni (monumentali, liturgiche, epigrafiche e onomastiche) che attestano l’esistenza e il culto di san Prosdocimo ben anteriori al racconto agiografico, per cui non si può dire che la figura del racconto sia stata inventata dagli anonimi compositori del racconto agiografico.

Questione delicata è poi dire quando san Prosdocimo visse. Con equilibrio mons. Pierantonio Gios ha scritto: «In quanto al periodo in cui visse, una serie di elementi inducono a porre la sua attività di vescovo non al tempo delle persecuzioni, ma in epoca post costantiniana, nel quarto secolo; inoltre non visse nello stesso periodo della vergine Giustina, anche se la tradizione tardo antica-alto medievale ritenne poi di intrecciare le vicende dei due santi, ponendole alla radice della chiesa padovana. È l’unico degli antichi vescovi padovani di cui si siano conservati e la tomba e il culto. Prosdocimo non fu martire, ma sopravvisse all’era dei martiri» (P. GIOS, s. v. Padova, in Le diocesi d’Italia, dir. da L. Mezzadri, M. Tagliaferri e E. Guerriero, III, Cinisello Balsamo 2008, 875-876).

La venerazione di san Prosdocimo a Feltre

In tutte le città, nelle quali secondo la tradizione predicò san Prosdocimo, le testimonianze di venerazione verso di lui sono posteriori all’XI secolo, in altri termini sono posteriori alla composizione del racconto agiografico. Quindi: il racconto medievale ha fatto sorgere la devozione al Santo in queste città; il racconto agiografico ebbe funzione di causa del culto a san Prosdocimo nei pretesi luoghi della sua predicazione, il racconto non ha funzione di testimone di una situazione storica precedente. In altri termini: nessun legame effettivo ebbe san Prosdocimo, vescovo di Padova del IV secolo, con Vicenza, Asolo, Treviso e neppure con Feltre.

La più antica attestazione della venerazione nei confronti a san Prosdocimo risale al 1399: è la scritta che adorna il bordo superiore della bella vasca battesimale monolitica della cattedrale feltrina (Iscrizioni, altari e stemmi del duomo di Feltre, a cura di P. Rugo, Feltre 1996, 159-160).

Nella cattedrale di epoca medievale vi era poi un altare dedicato a san Prosdocimo; lo sappiamo dalla relazione dettagliata fatta nel 1512 da Vittore Cesana, decano del Capitolo, al vescovo Antonio Pizzamano circa gli altari della cattedrale feltrina (collocazione, santi titolari e sacerdoti beneficiati) prima dell’incendio del 1510. Quando la cattedrale venne ricostruita nel corso del Cinquecento, si tornò a erigere un nuovo altare a san Prosdocimo, esso era collocato sotto la prima campata (partendo dal presbiterio) della navata settentrionale. Per concludere ricordiamo due immagini artistiche del santo presenti nella città di Feltre: la statua lignea dello scultore Francesco Terilli (1584-1635) sull’altare a lui dedicato in cattedrale; la statua si ispira alla postura della statua del Donatello. La seconda opera è il dipinto che apriva la serie delle effigi dei vescovi feltrini fatta eseguire dal vescovo Agostino Gradenigo nel 1616 per il salone delle udienze del palazzo vescovile: san Prosdocimo è raffigurato al lato destro della città di Feltre in miniatura, nell’atto di versarvi l’acqua del battesimo.

don Claudio Centa