Corso di formazione per coordinatori della catechesi

Tessitori di relazioni

Dal 21 al 24 giugno scorsi

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Si è svolto a Roverè, nel cuore delle colline veronesi, il percorso di formazione per coordinatori di gruppi di catechisti: quattro giorni intensi fra incontri, attività, momenti conviviali, il tutto scandito dalla preghiera comune. A guidare i lavori un’equipe di presbiteri, direttori degli Uffici catechistici del triveneto, che hanno accompagnato i catechisti provenienti dalle diocesi del triveneto. Ogni giornata ha visto la presenza qualificata di docenti universitari, vescovi, teologi, fra gli altri: mons. Erio Castellucci, don Livio Tonello, don Andrea Peruffo. Anche la diocesi di Belluno-Feltre era rappresentata da sei partecipanti di diverse zone della diocesi, guidati da don Luciano Todesco.

Ma chi sono i coordinatori di gruppi di catechisti? Sono figure che già operano in molte parrocchie, la loro funzione è appunto di coordinare l’attività dei catechisti in sinergia con il parroco e con tutte le altre componenti laiche o consacrate operanti nel territorio. L’immagine efficace proposta dal corso è quella di tessitori di relazioni, relazioni buone che non temono le inevitabili differenze, ma cercano di integrarle rispetto all’obiettivo comune della trasmissione della fede ai ragazzi, ma anche alle loro famiglie. In questo il gruppo dei catechisti non può essere solo, ma deve operare nel contesto di una comunità accogliente, di una Chiesa che è madre che educa e che si lascia educare. Lavoro di gruppo, dunque, in un clima di corresponsabilità che coinvolge tutti i battezzati, chiamati ad essere testimoni di un Dio che ci chiama.

Compito facile? L’immagine di apertura è stata un’eloquente risposta, la storia vera di Andy Holzer, alpinista cieco, è stata proposta come metafora del cammino, analoga la funzione di un gioco cognitivo in cui i gruppi venivano invitati a costruire una torre con dei blocchi di legno, utilizzando una gru collegata a corde ognuna delle quali veniva manovrata da ciascun membro della squadra. Modalità provocatorie e divertenti per far comprendere che la coesione, la cordata, sono fondamentali per ogni attività, che il tutto è di più della somma delle parti.

Per i credenti però non bastano sinergie e giochi pazienti, la vetta da raggiungere è altra, il valore aggiunto del nostro essere comunità non è dato solo dalla forza che è in noi, come afferma san Paolo noi possiamo e dobbiamo seminare, ma a far crescere è il Signore. E’ a lui che dobbiamo, come l’alpinista cieco, ancorare il nostro moschettone per poter salire la montagna. Il corso si è concluso con un momento di deserto dove la teologa Simonelli ha invitato ad ascoltare, come Elia nella grotta, la voce di Dio, sussurro di una brezza leggera, a sviluppare in noi la capacità di sostare, per non prevaricare sugli altri, per non lasciarci soverchiare dall’ansia del fare. L’ascolto, al centro delle relazioni che vogliamo tessere, sarà possibile solo se sapremo essere attenti alla voce del silenzio.

Marina Bellini