Sabato 11 maggio nella chiesa parrocchiale di Mussoi

Testimonianze nella veglia vocazionale

Tutto il popolo di Dio rappresentato alla veglia

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«Come se vedessero l’invisibile» è stato il titolo della veglia vocazionale celebrata dalla Chiesa di Belluno-Feltre alla vigilia della 56esima Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, sabato 11 maggio alle 20.30 nella chiesa parrocchiale di Belluno-Mussoi. Ritmata dai canti proposti dalla voce solista accompagnata da tastiera, bongo e chitarra, la veglia è stata guidata dalla voce narrante di suor Elisa, di San Giovanni di Livinallongo, delle Discepole del Vangelo. Il testo biblico che ha dato il titolo alla veglia è nella Lettera agli Ebrei, riferito a Mosè, ed è a lui che è stato dedicato il primo brano biblico proclamato, cui è seguita la testimonianza di un’altra voce, quella di una persona convertita grazie all’annuncio della Comunità «Nuovi Orizzonti», che ora vive nella Cittadella Cielo alle pendici del Nevegàl.

Un’altra voce annuncia il brano della Trasfigurazione di Gesù, raccontato da Luca, e cede il microfono a una coppia di sposi, conosciutisi alla Festa salesiana dei giovani a Jesolo nel 2017: dopo la loro testimonianza escono subito di chiesa, a casa c’è una piccola creatura che ha bisogno di loro. Don Davide, un diacono salesiano che sarà ordinato sacerdote in giugno a Chioggia con due altri confratelli, racconta poi come i suoi primi ricordi dopo quelli di casa siano ambientati all’Oratorio del suo paese e di come quell’Oratorio lo abbia visto diventare animatore, un servizio mai dismesso né alle scuole superiori, né negli anni all’università fino alla laurea in medicina molecolare, né nel fidanzamento, né nelle piccole esperienze lavorative… fino ad avvertire più nitida quella chiamata a «restituire ai giovani tutto quello che ha ricevuto» e che interpreta come il nerbo dei suoi voti permanenti e della sua vocazione.

Il vescovo Renato Marangoni, dopo le testimonianze e le letture bibliche, ha invitato, come Mosè, a «togliersi i calzari di fronte a quella terra santa che è in te, in ognuno di noi». Quel personalissimo Oreb non è altrove, secondo il vescovo, «rispetto alla tua vita: non è in un altrove sacro, che non vogliamo diventi la nostra abitazione permanente». E questo scalzarsi non conosce età: «nella tua vita c’è il monte di Dio: è lì che devi stare con lui».

Tutto il popolo di Dio è stato ben rappresentato alla veglia: i frati di Mussoi, un gruppo di ragazzi delle medie e dei primi anni delle superiori, un manipolo di parroci, una buona rappresentanza di religiose, componenti di associazioni e gruppi. Tutti salgono in presbiterio per raccogliere, estraendolo dalla sabbia che è stata preparata in presbiterio, un foglietto con un versetto biblico. A conclusione della veglia anche la convivialità negli ambienti parrocchiali.

don Giuseppe Bratti