La diocesi di Belluno-Feltre ricorda il 40mo di papa Luciani

L’umiltà, figlia dello stupore

Celebrazione presieduta dall’arcivescovo di Trento

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«Quarant’anni sono una parabola biblica dell’attesa, del cammino che conduce alla terra promessa»: sono le parole usate da mons. Marangoni nel salutare le numerose persone raccolte nella piazza di Canale d’Agordo, che per due ore si è trasformata in una piccola basilica a cielo aperto. Il vescovo di Belluno ha sottolineato come «in questi giorni, in modo piuttosto sorprendente, il volto di Albino Luciani» abbia ritrovato posto nei media; come si siano riaccesi «ricordi, emozioni, interpretazioni, gesti, parole» a 40 anni dalla sua elezione a Papa.

Don Renato ha salutato in modo particolare l’arcivescovo di Trento, mons. Lauro Tisi, che presiedeva la celebrazione, sottolineando il continuo e reciproco «affacciarsi» delle due diocesi dolomitiche, nella condivisione di alcune esperienze, a cominciare dal seminario.

La vivacità oratoria di mons. Tisi si è fatta sentire nell’omelia che – lo ha sottolineato alla fine il sindaco, prof. Flavio Colcergnan – ha veramente toccato i presenti per i contenuti e per la passione. Il brano del vangelo del giorno si apriva con l’obiezione: «Questa parola è dura. Chi può ascoltarla?». Con decisa franchezza mons. Tisi ha richiamato quanto spesso sia dura la parola che ti domanda conto del fratello, mentre ogni giorno dai social media fin nelle stanze ecclesiali ascoltiamo «la sprezzante risposta di Caino: “Sono forse io il custode di mio fratello?”». Le parole umane sono spesso «saccenti, presuntuose… vogliono chiudere le questioni»; non vogliono «affrontare la fatica del dialogo… non conoscono la discrezione di chi prova a capire e comprendere, di chi si accosta in punta di piedi all’altro». Anche nelle stanze ecclesiali.

Questa parola dura, che interroga e lascia liberi di andarsene, è Cristo. «Albino Luciani – ha continuato l’arcivescovo – ha frequentato questa Parola… è vissuto all’ombra di questa Parola». Ammaestrato da essa, «l’ha raccontata con linguaggio nuovo, immediato, concreto, narrativo». Questa Parola gli ha insegnato l’umiltà, che «prima ancora di essere una virtù o il suo motto episcopale, era per lui l’habitat naturale di Dio… L’umiltà di Giovanni Paolo I, come quella di Maria di Nazaret, è figlia dello stupore e della meraviglia davanti alla vita; partecipazione all’incanto di Dio che guarda l’uomo e la creazione e vi vede bontà e bellezza».

È il motivo per cui a distanza di quarant’anni – con un rito che si ripete il 26 agosto di ogni anno – la piazza di un piccolo paese di montagna, qual è Canale d’Agordo, si riempie di persone che vengono da ogni parte d’Italia e oltre. Tutti a ricordare un Papa che per soli 33 giorni ha occupato il Soglio di Pietro, ma che ha lasciato un segno nella storia della Chiesa.

Su iniziativa dell’associazione “Amici di Papa Luciani”, nella serata di sabato 25 agosto, nella chiesa parrocchiale di Canale d’Agordo è stato proposto un incontro, tenuto da don Davide Fiocco, collaboratore della Causa di Canonizzazione per conto della diocesi di Belluno-Feltre. Andando oltre i ricordi e le emozioni, ha ripercorso con taglio teologico le quattro udienze generali tenute da papa Luciani durante il breve pontificato, evidenziandone i contenuti: umiltà, fede, speranza e carità racchiudono il magistero di Giovanni Paolo I, il suo lascito alla Chiesa.

Nella mattinata di domenica 26, il vescovo di Belluno-Feltre ha celebrato la Messa nella grotta di Punta Rocca, sulla Marmolada, ricordando quella prima ascensione di 39 anni fa, quando papa Giovanni Paolo II, nonostante la bufera di neve, vi salì in funivia per benedire la statua della Madonna, “Regina delle Dolomiti”.