Il lettore nelle celebrazioni liturgiche

Un ministero ecclesiale a servizio della Parola e dell’assemblea

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La celebrazione vissuta la scorsa domenica 26 gennaio 2020 della domenica della Parola di Dio, dopo la attenzione ai libri ed ai luoghi ad essa in relazione, invita ad incentrare la nostra attenzione anche sulle persone che annunciano la Parola nelle celebrazioni liturgiche.

Lettori, un ministero di fatto

Oltre ai presbiteri e ai diaconi, ministri ordinati anche per la Parola, ai lettori istituiti con l’apposito ministero nel loro cammino verso il presbiterato o il diaconato permanente, nelle nostre comunità ci sono molte persone che esercitano il servizio di lettori. Sono uomini e donne, che esercitano di fatto il ministero dell’annuncio della Parola di Dio.

Queste figure, ormai familiari in tutte le comunità cristiane dopo Concilio Vaticano II, hanno un significato e un valore che vanno richiamati. Non sono né ordinati né istituiti, ma sono chiamati a esercitare questo servizio nella celebrazione. È un servizio alla Parola e alla comunità riunita nella celebrazione liturgica.

Le parole di Papa Francesco

Non è la sola parola di papa Francesco, in relazione a questo ministero liturgico di fatto, quella espressa nel documento Aperuit illis, la lettera apostolica con la quale viene istituita la domenica della Parola di Dio. Essendo però l’ultimo documento a noi affidato, ne cogliamo gli spunti che propone alle comunità celebranti, ai responsabili delle stesse, ai singoli cristiani partecipanti in relazione a questo servizio-ministero offerto nel corso delle celebrazioni liturgiche.

La proposta-invito che il Papa rivolge ai vescovi, richiamando l’istituzione del lettorato è esplicita. Così si esprime nel documento (par. 3): «I Vescovi potranno in questa Domenica celebrare il rito del Lettorato o affidare un ministero simile, per richiamare l’importanza della proclamazione della Parola di Dio nella liturgia. È fondamentale, infatti, che non venga meno ogni sforzo perché si preparino alcuni fedeli ad essere veri annunciatori della Parola con una preparazione adeguata, così come avviene in maniera ormai usuale per gli accoliti o i ministri straordinari della Comunione…». Va notato come non ci sia ancora un rito specifico per affidare ai laici, uomini e donne, il ministero (di fatto) di lettore nelle celebrazioni liturgiche.

Il sussidio liturgico-pastorale distribuito in Italia a cura del Pontificio Consiglio per la promozione della nuova evangelizzazione presenta anche la possibilità di un rito particolare: «Benedizione di chi è chiamato a proclamare la Parola di Dio». Il rito prevede, durante la celebrazione della Messa, dopo l’omelia, la chiamata dei fedeli prescelti, la loro risposta pubblica con l’espressione “Eccomi” e il posizionarsi davanti all’altare, l’invocazione dello Spirito Santo e infine la preghiera di benedizione sui chiamati. È una proposta che andrà valutata ed eventualmente proposta, con l’autorizzazione del Vescovo, per essere vissuta nelle Comunità che lo desiderano.

Un ministero richiesto dai documenti ufficiali

La presenza dei lettori laici è chiaramente indicata in due documenti ufficiali della Chiesa cattolica di rito romano-latino. Nell’Ordinamento generale del Lezionario Romano, premesso ai Lezionari, si afferma: «L’assemblea liturgica non può fare a meno dei lettori, anche se non istituiti per questo compito specifico. Si cerchi quindi di avere a disposizione alcuni laici, che siano particolarmente idonei e preparati a compiere questo ministero. Se ci sono più lettori e si devono proclamare più letture, è bene distribuirle fra i vari lettori» (n. 52).

Anche nell’Ordinamento generale del Messale Romano (III edizione) al n. 101 si parla del lettore “di fatto” per il servizio nelle celebrazione della santa Messa. Il testo afferma: «Se manca il lettore istituito, altri laici, che siano però adatti a svolgere questo compito e ben preparati, siano incaricati di proclamare le letture della sacra Scrittura, affinché i fedeli maturino nel loro cuore, ascoltando le letture divine, un soave e vivo amore alla sacra Scrittura». Da notare che le prime espressioni di questo paragrafo sono state inserite nell’ultima edizione del Messale.

La diffusione di questo ministero di fatto nello svolgimento delle celebrazioni liturgiche è ormai una esperienza, una realtà consolidata nelle nostre comunità. La idoneità e la preparazione dei lettori, ben richiamata dai testi sopra citati, indica una preoccupazione chiara che chi svolge questo servizio sia una persona preparata, e lo faccia in modo opportuno ed adeguato al significato del servizio esercitato. Non può essere un servizio affidato comunque ed a chiunque, nonostante eventuali o presunte esigenze celebrative.

Giuliano Follin