Nella 52ma Giornata mondiale della Pace

Una buona politica a servizio della pace

Tre interventi a commento del messaggio del Papa

Facebooktwittergoogle_plusredditpinterestlinkedinmail

Con l’organizzazione della Caritas diocesana, si è tenuto a Belluno il Cammino della pace per celebrare la 52esima edizione della Giornata mondiale. La lettura di alcuni brani del messaggio di papa Francesco, intitolato quest’anno «La buona politica a servizio della pace», ha scandito le tre tappe del percorso, tanto breve quanto intenso, per le vie del centro. Brevi commenti al testo del Papa sono stati proposti dal diacono Francesco D’Alfonso, direttore Caritas.

L’avvio è stato dato alle ore 17.00 in piazza Vittorio Emanuele. Preceduti da uno striscione che evidenziava il tema, i partecipanti hanno sfilato in piazza Martiri, rutilante degli addobbi natalizi e affollata di turisti e bellunesi. La prima tappa ha dato voce ai giovani per bocca di Simone Garavana, rappresentante della Consulta provinciale degli studenti: «il 14% del Pil globale – ha ricordato Garavana – è dedicato alla violenza». In questa situazione i giovani hanno perso la fiducia nella politica «che tutela gli interessi di pochi e non di tutti». L’appello degli studenti bellunesi è per la pace, «che si costruisce a partire da ognuno».

Di fronte a Palazzo Rosso, l’assessore alla cultura del Comune di Belluno, Marco Perale, ha ricordato che ai bellunesi risulta chiaro il senso di «camminare» per la pace: «la pace non è mai una passeggiata». Perale ricorda che ai Comuni, primo “mattoncino” della politica, spetta il ruolo di non perdere mai il contatto con la gente («non esiste solo la politica delegata») e di ribadire che «i diritti sono per tutti: sono diritti, non sono favori»: ricorda i 30 anni del Servizio sanitario nazionale, applicazione dell’uguaglianza dei diritti e anniversario da non lasciare sottotraccia. Da storico, infine, ricorda che i diritti sono diffusivi di sé stessi: qualsiasi tentativo di costruire muri, da quello di Adriano a quello di Berlino, è caduto di fronte al grido dei poveri: «se ho più risorse – ha concluso – allargo la tavola, non alzo muri».

Mentre ormai suonavano le campane che chiamavano alla preghiera dei Vespri e alla Santa Messa in Cattedrale, nel giorno dedicato dalla liturgia latina alla Divina Maternità di Maria, il vescovo Renato ha preso la parola sul sagrato del Duomo, per l’ultima tappa. «Qui, in città – ha iniziato – sentiamo rappresentati tutti i nostri Comuni, paesi e frazioni, borgate e villaggi», anche se questa rappresentanza «esprime anche una lontananza che ci fa soffrire» e ci invita a un impegno di miglior comunicazione; a tal proposito, ha annunciato l’impegno di portare il Cammino della pace 2020 in un altro luogo della provincia, proprio con lo scopo di «risvegliare il senso di essere parte di questa casa comune». Il suo pensiero è corso ancora una volta ai giorni tremendi ed esaltanti assieme di fine ottobre, quando il meteo impazzito «ha portato la gente a gareggiare a vicenda, non nella contesa, ma nel lasciare spazio a tutti per dare l’opportunità di ricostruire»: una gara che «è stata anche con la natura, con la quale ricostruire la pace». Oltre alla situazione locale, dal Vescovo anche un plauso al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella per il suo coraggioso messaggio di fine anno: «è falso l’obiettivo di star bene, senza giocarci nella fraternità» [dGB].

Di seguito la celebrazione eucaristica in Cattedrale. Nell’omelia il Vescovo ha ricordato che la marcia appena compiuta «non è l’azione di un gruppo di “pacifisti” che si permettono di perdere del loro tempo e di manifestare. Indica piuttosto il difficile viaggio della vita, della vita di noi come popolo, come umanità, come storia, come creato». E ha sottolineato ancora le parole del messaggio del Papa: «Ognuno può apportare la propria pietra alla costruzione della casa comune […] ogni donna, ogni uomo e ogni generazione racchiudono in sé una promessa che può sprigionare nuove energie relazionali, intellettuali, culturali e spirituali» [dDF].

 

Leggi l’omelia del Vescovo nella Solennità di Maria Madre di Dio