C’era una volta un troll malvagio, che aveva inventato uno specchio dai poteri diabolici: i paesaggi più belli diventavano luoghi spaventosi, le persone più belle diventavano orribili, chi si specchiava diventava cattivo e perfido. Lo specchio aveva la capacità di far sparire ciò che di bello si specchiava in esso e di accentuare e di deformare il cattivo. In seguito, lo specchio si ruppe in mille frammenti che vennero dispersi per il mondo, entrando negli occhi e nei cuori degli uomini corrompendo le loro anime.
Un giorno, un bambino, mentre stava parlando con la sua piccola amica, sentì un bruscolo entrargli in un occhio. «Che hai? Che ti succede?».
«Proprio nulla che ti interessi», rispose lui sgarbatamente e lei si meravigliò e si addolorò nel sentirlo parlare così duramente. Lo specchio diabolico era andato in mille frantumi che il vento aveva portato con sé. Proprio uno di quei frantumi era entrato nell’occhio del bambino e da qui era sceso nel suo cuore che era diventato duro e freddo. Da allora lui non fu più lo stesso: diventò cattivo, scontroso, maleducato e volgare.
Un mattino d’inverno, mentre si recava a scuola con la sua slitta, il ragazzo vide affiancarsi alla sua una slitta grande ed elegante tirata da due candidi cavalli. «Come mi piacerebbe farmi trascinare a scuola!», si disse. La grande slitta diminuì l’andatura ed egli riuscì ad attaccarvi la sua. I cavalli ripresero a trottare a gran velocità. Ma a un tratto la slitta corse troppo veloce per le vie della campagna. «Lasciatemi, lasciatemi!», gridò il ragazzo piangendo, ma non fu ascoltato.
A sera la slitta si arrestò, ne scese una bellissima signora, tutta bianca: era la regina delle nevi. La signora lo baciò sulla fronte ed egli cadde addormentato con un gran gelo in cuore…
Quando la bambina si rese conto che l’amico non sarebbe ritornato, decise di andare a cercarlo. Camminò a lungo finché non giunse presso un fiume. Vide una piccola barca, vi balzò sopra e si lasciò trascinare dalla corrente… Stremata dalla fame e dalla stanchezza vide sulla riva del fiume una casetta e vi si fermò chiedendo ospitalità. Fu accolta da una gentile vecchietta, una maga che viveva da sola. Per impedire alla ragazzina di andarsene, la maga usò sui suoi capelli, ogni mattina, un pettine fatato che faceva perdere la memoria. Così passarono gli anni…
Un giorno, la maga si dimenticò di ripetere il rito e la ragazza, riprendendo coscienza, fuggì. Dopo varie peripezie, passando in un bosco, la bambina fu aggredita dagli zingari; non aveva soldi con sé e il capo decise di ucciderla. Sua figlia propose:
«La voglio per me!»; così divenne la serva della piccola zingara.
La zingarella cominciò a volerle bene e volle sapere la sua storia. «Ti aiuterò a ritrovare l’amico! Piccioni, venite!… Avete visto un bimbo rapito?».
«L’ha rapito la regina delle nevi…».
La zingarella chiamò una grossa renna e le disse: «Accompagnala e poi lasciala libera!». Dopo aver galoppato a lungo la renna si fermò: «Là c’è il palazzo della regina delle nevi. Va’ ora, ti aspetterò».
A stento la ragazza riuscì a giungere al castello, a causa di una tempesta di neve. Nel palazzo il freddo era tale che la bimba non poteva quasi muoversi. Vide a un tratto, in una delle immense sale, il suo giovane amico seduto sopra un piccolo trono.
Ma in quel mentre arrivò la regina delle nevi, che voleva reimpossessarsi del giovane. La ragazza tra le lacrime le disse: «Tu sei una creatura del ghiaccio, lui non ti appartiene, perché è una creatura dei fiori, degli animali, della vita». La regina delle nevi sentì che il suo potere stava per svanire a causa del coraggio della piccola…
La ragazza abbracciò l’amico. Le sue lacrime sciolsero il cuore di pietra del giovane, che a sua volta si mise a lacrimare, facendo uscire dall’occhio il frammento dello specchio diabolico. I due fuggirono, giunsero accanto alla renna e, tenendosi per mano, felici, ripresero la via del ritorno.
«Oh, cara amica, se non ci fossi stata tu, che ne sarebbe stato di me? Mi hai ridato la vita!». La parabola, tratta da una leggenda di Hans Christian Andersen pubblicata nel 1844, è una delle fiabe più lunghe di Andersen e fra quelle più apprezzate. Il suo sottotitolo è una fiaba in sette storie, poiché è divisa in sette sezioni, ognuna delle quali descrive una vicenda compiuta.
Conclude la parabola: «Giunti a casa, i due si resero finalmente conto di essere cresciuti, mentre la nonna leggeva un passo della Bibbia: “In verità vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli”. Ormai i due amici erano grandi… e non erano più solo amici: si sposarono e vissero felici, ricordando sempre coloro che li avevano aiutati durante la loro avventura».
