A cura di don Ezio Del Favero

226 – Inverno e primavera

Il bucaneve è il primo fiore a mostrarsi al mondo dopo il gelo invernale

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La vita nel bosco era lenta e intorpidita. Faceva freddo e soffiava un vento gelido che costringeva tutti, animali, folletti e gnomi, a restarsene nascosti nelle tane, nei nidi, nelle casette scavate sotto i tronchi degli alberi. Il bosco era silenzioso, i suoi abitanti un po’ tristi. Sembrava che quell’anno Inverno non volesse più andarsene.

La fata del bosco arrivò poco prima dell’alba, scese tra i rami degli alberi, mentre attorno tutto era ancora immerso nell’oscurità. Arrivò silenziosamente e senza farsi sentire cominciò a camminare sul terreno ricoperto di neve, osservando gli alberi spogli e i cespugli secchi. Sentiva il respiro degli animali nelle tane, lo scricchiolio della neve che si staccava dai rami e annusava l’aria per cercare profumo di Primavera. Ma il vecchio Inverno era ancora lì, immobile, nel bosco.

La fata sussurrò con dolcezza: «Vecchio Inverno, perché sei ancora qui? Il tuo tempo è finito».

La voce del vecchio Inverno risuonò potente nel silenzio del bosco addormentato: «Non voglio andarmene! Sono molto vecchio, ormai, e sono stanco. Questo bosco mi piace, voglio fermarmi qui, per sempre». La fata aggiunse: «Vecchio caro, non puoi restare qui; gli alberi morirebbero per il troppo freddo, gli animali se ne andrebbero per non soffrire la fame e il bosco diventerebbe un luogo triste e solitario».

Inverno pensò a lungo, poi disse: «Hai ragione, piccola, ma allora che cosa devo fare? Non potrò fermarmi mai, in nessun posto».

La fata gli si avvicinò e, accarezzandogli la lunga barba ghiacciata, cercò di convincerlo: «Fatti coraggio, il tuo destino è quello di spostarti di bosco in bosco, di paese in paese. Quando arrivi tu, i tetti si coprono di bianco per la gioia dei bambini e gli animali e le piante si riposano. Ma dopo un po’ devi andartene, per lasciar posto a Primavera e alle sue sorprese».

Il vecchio Inverno si alzò lentamente scricchiolando: «Me ne andrò a cercare un altro posto dove riposare». La piccola fata sapeva che Inverno avrebbe impiegato molti giorni per andarsene completamente, ma presto il freddo si sarebbe fatto meno intenso, gli animali sarebbero usciti dalle tane, i folletti e gli gnomi si sarebbero affacciati alle porte con i loro piccoli volti grinzosi. Era contenta che il vecchio l’avesse ascoltata e che presto sarebbe arrivata la bella stagione.

La fata decise di lasciare un segno che facesse capire che presto sarebbe tornata Primavera, ma che non facesse dimenticare subito il vecchio Inverno. Così, si alzò in volo e lasciò cadere tra gli alberi e i cespugli una polverina. Là dove la polverina sfiorò la neve, nacquero dei piccoli fiori bianchi, con il capo piegato verso terra: erano i Bucaneve, i segni del passaggio dall’Inverno alla Primavera, il primo segno del risvegliarsi della natura dopo un lungo sonno, l’apparire di una nuova stagione tra i ghiacci e la neve.


Il Bucaneve è denominato anche “Stella del mattino” proprio perché è il primo fiore che spunta alla fine dell’inverno quando la terra è ancora ricoperta da un sottile strato di neve. Il bucaneve nella simbologia dei fiori è simbolo di speranza e di consolazione. Segna il passaggio dal dolore ad un nuovo inizio.

Dopo aver completato la generazione del mondo – narra un’altra parabola nordica – il Creatore si dedicò alla distribuzione dei colori con grande generosità. La neve, tuttavia, si ritrovò senza colori, poiché già distribuiti ai fiori, agli alberi e alle altre creature.

Decisa a non rimanere incolore, la neve chiese aiuto ai fiori per condividere un po’ delle loro tinte. La sua prima richiesta fu a Narciso, il fiore giallo, ma questi rifiutò con arroganza, temendo di perdere la propria visibilità sotto i raggi del sole.

Anche Campanellino, il fiore blu, rifiutò di condividere il suo colore, sostenendo che la neve avrebbe potuto confondersi con lui e con i suoi amici. La neve, sempre più disperata, continuò la sua ricerca fino a incontrare Bucaneve, il fiore bianco.

Bucaneve, generoso e altruista, le offrì un po’ del suo colore candido. Raschiò con cura una porzione dei suoi petali, rivelando il verde sottostante e lo donò alla neve, che finalmente acquisì il suo colore.

In seguito a questo, la neve promise a Bucaneve che avrebbe potuto emergere in sicurezza attraverso la sua coperta di neve ogni anno. Bucaneve diventò così il simbolo della fine dell’inverno e l’arrivo della primavera, il primo fiore a mostrarsi al mondo dopo il gelo invernale.

Questa meravigliosa alleanza tra neve e fiore continua a essere testimone del ciclo eterno della natura, portando gioia e speranza a ogni nuova stagione.