A cura di don Ezio Del Favero

230 – Il pennello del vecchio pittore

Un vecchio dalla barba bianca, tendendogli un pennello d’oro, disse al pittore: «Questo è un pennello magico!»

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C’era una volta un bambino, molto intelligente, che amava disegnare e sognava di poter diventare un giorno un grande pittore. Il bambino, orfano, era molto povero e viveva del poco che riusciva a guadagnare con la vendita di fieno e di legna da ardere che raccoglieva in montagna.

Un giorno, passando accanto a un maestro pittore, il piccolo si fece coraggio e chiese all’uomo di regalargli un pennello. Il pittore gli rispose: «Sei troppo piccolo e oltretutto povero. Scordatelo!». Quelle parole lo ferirono, ma non lo scoraggiarono.

Da quel giorno, quando si recava sul monte per cercare la legna, il ragazzo cominciò a disegnare sul suolo: con l’aiuto di un rametto, riproduceva gli uccelli che volavano sopra di lui; immergendo il dito nel fango, riproduceva sui sassi i pesci del torrente; sui muri della caverna, che gli serviva da riparo, disegnava i mobili e gli utensili che non poteva possedere.

Passarono gli anni e il bambino divenne un giovane forte e intelligente e così bravo nel disegnare che agli uccelli da lui dipinti mancava solo la voce per sembrare vivi. L’unico cruccio che provava era di non possedere un pennello vero.

Una sera, nel sonno, gli apparve un vecchio dalla lunga barba bianca. Costui, tendendogli un pennello d’oro, disse: «Figlio, questo è un pennello magico!». Il giovane si sentì felice e ringraziò.

Il mattino dopo, il giovane pittore si svegliò con un vero pennello accanto al guanciale! Subito dipinse un uccellino. Il dipinto, una volta finito, cinguettò e volò via! Il giovane era immensamente felice. Pensò di usare il pennello a favore dei poveri e così fece. A chi non possedeva un carro, dipingeva il carro. A chi non possedeva una zappa, dipingeva la zappa. A chi non possedeva una lampada, dipingeva la lampada. A chi non possedeva neanche un secchio, dipingeva il secchio…

La storia del giovane dal pennello magico un giorno giunse all’orecchio di un ricco signore. Costui convocò l’artista e gli chiese di dipingere per lui. Il giovane rifiutò, perciò fu imprigionato in una cantina fredda, buia, senz’acqua né cibo.

Alcuni giorni dopo il signore fece visita al prigioniero, pensando di trovarlo sofferente per il freddo e la fame e di poterlo così convincere a dipingere per lui. Sorprendentemente, lo trovò accanto a un fuoco mentre stava mangiando.

L’artista, servendosi del pennello magico, si era procurato la legna, il fuoco, l’acqua e il cibo. Allora il signore ordinò ai servi d’impadronirsi del pennello e di uccidere il prigioniero.

Il giovane, allora, disegnò una scala, fuggì dalla prigione e, dopo aver disegnato un cavallo, si allontanò dal villaggio per non mettere in pericolo gli amici che, ospitandolo, avrebbero rischiato di essere puniti.

Dopo alcuni giorni di viaggio, il giovane si fermò in un piccolo paese, dove decise di stabilirsi guadagnandosi da vivere con i suoi dipinti. Pensò di lasciare incomplete le sue opere, per non essere scoperto.

Un giorno dipinse un uccello enorme, una gru, senza un occhio. In un momento di distrazione, però, una goccia d’inchiostro cadde nello spazio lasciato vuoto e il dipinto si animò e prese il volo. L’avvenimento suscitò enorme scalpore e, in men che non si dica, arrivò all’orecchio dell’Imperatore, un sovrano ingiusto e violento. L’artista fu convocato a corte dove il Sovrano gli chiese di dipingere per lui. Il giovane rifiutò e fu imprigionato.

L’Imperatore s’impadronì del pennello magico e dipinse una montagna di pepite d’oro. Il disegno si materializzò in una semplice montagna di pietre. Poi disegnò uno scettro rivestito di pietre preziose, che si concretizzò in un grosso serpente. Il Sovrano capì allora che era inutile agire senza l’aiuto del prigioniero.

Allora, fece liberare l’artista e gli chiese di disegnare il mare. Il giovane lo disegnò e l’Imperatore vi si trovò immerso. Poi comandò: «Disegnami un battello!». Il giovane pittore disegnò il battello, poi i pesci e il vento, assecondando gli ordini del sovrano, che intendeva in tal modo attraversare le acque e conquistare i Paesi d’oltre mare.

Quando l’Imperatore chiese: «Diminuisci il vento!», anziché obbedire, il giovane aumentò la forza delle folate, finché il battello non si rovesciò e il sovrano scomparve tra i flutti.

 

Termina la parabola di origine cinese: «Dopo la scomparsa del tiranno, quel Regno ritrovò la giustizia e i più poveri cominciarono a uscire dalla miseria. Grazie a un pittore che, in maniera discreta, appariva qua e là come per incanto, lasciando le tracce del suo passaggio e della sua bontà».