A cura di don Ezio Del Favero

232 – Il segreto per spostare le montagne

Nessun ostacolo è insormontabile se si uniscono le forze

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Il vecchietto e le due montagne – C’era una volta un uomo dall’anima semplice. Preoccupato della presenza di due montagne davanti alla sua casa, pensava: «Ah, se non ci fossero! Potrei far giungere il mio bestiame ai pascoli e al fiume in un battibaleno!».

Giunto all’età di novant’anni, una sera convocò la sua numerosa famiglia intorno al focolare. Guardò tutti intensamente negli occhi, poi disse: «Perché non riunire le nostre forze per livellare le montagne che ci impediscono l’accesso al fiume? È vero che sono immense e altissime, ma ringraziando Iddio siamo tutti in buona salute, forti e tenaci». L’unica a obiettare fu sua moglie: «Come riuscirai, tu che non puoi più alzare nemmeno un secchio d’acqua, a compiere un lavoro così gigantesco? E poi, dove metteremo tutta quella terra e quei sassi?». «Li trasporteremo all’estremità del golfo, a nord del Paese», fu la risposta del vecchio. Tutti i familiari del vecchietto si misero al lavoro. Spaccarono sassi, raccolsero la terra in grandi cesti e l’andarono a versare nel golfo. Si unì loro una vedova con un figlio ancora in fasce.

Un giorno, però, un signore del luogo, che non perdeva occasione per umiliare la povera gente, disse al vecchio: «Sei diventato pazzo! Con le pochissime forze che ti restano sei quasi incapace di strappare un ciuffo d’erba dalla montagna; come potrai strappare l’intera montagna dalle sue radici?». Il vecchietto trasse dal petto un respiro profondo e rispose: «Il tuo cuore è duro e rigido! Non ti sei accorto che altri mi danno una mano? E poi, dopo di noi, i nostri figli potranno continuare nell’opera da noi intrapresa. A loro volta avranno dei figli. Generazioni di figli e di nipoti si succederanno. Dove vedi la difficoltà di spostare una montagna che, dal canto suo, non ha più possibilità di crescere?». Il signore tacque.

Lo Spirito delle montagne riportò la notizia al Creatore, il quale rimase talmente colpito dall’atteggiamento del vecchietto che, in una notte, fece spostare le due montagne, liberando per sempre la via verso il fiume.

La parabola – raccolta in un paese orientale – insegna: «Nessun ostacolo è insormontabile se si uniscono le forze. Spesso i risultati non si vedono subito. Talvolta dobbiamo accontentarci di seminare, con la convinzione che i frutti verranno, poi magari cento volte più importanti delle nostre attese».


Il sentiero e gli ostacoliLungo il sentiero un uomo vide una formica che stava trainando un grumo di terra. Si muoveva lentamente per lo sforzo enorme.

L’uomo le chiese: «Perché sprechi le tue energie? La terra è così pesante! Per quale motivo insisti nel trasportare un peso superiore alle tue forze?».

La formica rispose: «I miei sforzi hanno un senso, un valore che forse tu non puoi capire. Sappi che agisco per amore. Devo sgomberare il passo alla formica di cui sono innamorato. Per il momento lei non può raggiungermi perché la sua dimora è bloccata. Solo spostando questa montagnola permetterò alla mia amata di raggiungermi». L’uomo ribatté: «Ma così facendo rischi di soccombere!».

La formica, continuando a trainare il carico di terra, aggiunse: «Certo, ogni istante rischio di farmi schiacciare dal carico… D’altra parte, una vita senza amore è assolutamente inutile. Non capisci che nell’impresa, pur rischiosa, ho solo da guadagnare?».

La parabola, raccolta in Africa, insegna: «Spesso, nella vita, per raggiungere certi traguardi dobbiamo rimuovere degli ostacoli. Per raggiungere la felicità, ad esempio, dobbiamo eliminare tutto ciò che ci àncora al nostro piccolo io. È un’impresa lunga e faticosa, che chiede sacrificio e costanza, ma la gioia che genera giustifica e ripaga qualsiasi sforzo».