Un marabutto molto pio aveva deciso di ritirarsi dagli uomini. Si rifugiò, insieme alla moglie, in una grotta sul fianco di una montagna. Pregava giorno e notte, mangiava poco e non si concedeva alcun piacere.
Il Signore ebbe pietà di lui e gli inviò un angelo: «Il Signore desidera premiarti, accordandoti i tre desideri che ti stanno più a cuore».
Il marabutto si confidò con la moglie per decidere insieme cosa chiedere.
Costei, tutt’altro che bella, disse al marito: «Chiedi anzitutto di rendermi ancor più bella della gazzella del deserto, più splendente della stella del mattino, più agile del fuscello fiorito in riva al grande fiume. La mia bruttezza non è degna di un uomo talmente pio d’aver trovato grazia presso Dio. Coloro che accorreranno per baciare le impronte lasciate dai tuoi passi dovranno trovarmi accanto a te, bella come una “Houri” del paradiso. In seguito, decideremo cosa chiedere ancora».
Il marabutto disse all’angelo: «Riferisci al Signore che desidero che rifaccia la mia donna, rendendola più bella che mai».
Fu così che Dio la fece diventare il prototipo stesso della bellezza femminile. Lei, incredula, non riusciva più a staccare gli occhi dalla sua immagine.
Alcuni giorni dopo la donna preparò i bagagli.
Il marabutto, stupito, chiese: «Ma come! Te ne vai?». E lei: «Mi hai ben vista? Con una bellezza simile non è possibile vivere in una grotta, insieme ad un uomo la cui anima non scende mai a terra. Se vuoi che resti tua, abbandona questo eremo e seguimi in città. Altrimenti lasciami libera di concedermi a chi saprà approfittare del mio fascino e farmi gustare i piaceri della vita».
Fu così che il marabutto abbandonò quel luogo di ritiro per seguire la moglie.
Arrivati in città, la reputazione della bellezza della donna non tardò a circolare. Persino il re e la sua corte accorsero per vedere la donna. La loro casa divenne luogo di incontri galanti. Il marabutto, dal canto suo, era lasciato in disparte. Un bel giorno fu cacciato di casa.
Il sant’uomo, pieno di vergogna e di confusione per aver sacrificato i suoi lunghi anni di adorazione e di ascetismo ai capricci di una donna, se ne ritornò alla grotta. E là si ricordò che gli era rimasta la possibilità di esprimere ancora due desideri. Spinto dalla gelosia e dalla tentazione di vendicarsi, dimentico del valore del perdono, pregò il Signore di punire la sua sposa ingrata e infedele. Il Signore lo accontentò.
Il mattino seguente la donna si svegliò, si guardò allo specchio e vi vide rispecchiata un’immagine a dir poco mostruosa; era diventata ancora più brutta di prima. Fu così che gli ammiratori e gli spasimanti disertarono la casa; neanche i cani e i gatti si lasciarono più avvicinare da lei. La donna fu costretta a rifugiarsi dai suoi.
Costoro, malgrado disapprovassero la maniera di agire della figlia, decisero di andare a chiedere scusa al marabutto. Il pover’uomo si lasciò commuovere e decise di usare l’ultimo desiderio rimastogli per far ritrovare alla moglie il suo aspetto iniziale. Pregò e il Signore lo esaudì.
Ritrovato il suo aspetto naturale, la donna, pentita, disse al marito: «Già una volta per colpa di una donna di nome Eva un uomo è uscito dal Paradiso… Anch’io ho agito male: ti ho fatto sprecare tre desideri che avrebbero potuto renderci felici in questo mondo e nell’eternità».
Così entrambi capirono la bellezza del proprio stato.
La parabola, raccolta nei paesi del Maghreb (Nord Africa), insegna ad accontentarsi del proprio stato e dei doni che il Signore continuamente dona.
La saggezza araba suggerisce:
– Chi semina spine non raccoglierà mai rose.
– La persona invidiosa è la più infelice.
– La mancanza di intelligenza è la povertà più grande.
– Evita di fare qualsiasi cosa che in seguito ti richieda di scusarti.
– L’uomo impara poco dal successo, ma molto dal fallimento.
– Ci sono quattro cose che non ritornano: la parola pronunciata, la freccia scoccata, la vita passata e l’occasione sprecata.
