Dopo dieci anni di matrimonio la sposa del re non aveva ancora avuto figli.
Il re la scacciò dal palazzo e prese una seconda moglie, ma neppure con lei riuscì ad avere figli.
Prese una terza moglie, ancora senza successo. Il re era triste.
Al crepuscolo della sua vita fu costretto a convocare il suo consiglio per dare istruzioni sulla successione.
La sera prima del consiglio arrivò al palazzo una vecchietta, curva a causa degli anni. Riuscì, non senza fatica, ad arrivare al cospetto del re: «Terribile sovrano – disse –, sono la madre della tua prima moglie, che ben presto partorirà. Sono venuta a chiedere se questa notizia riuscirà a placare la tua collera».
Il re disse: «Mia moglie ha concepito e solo ora vieni ad annunciarlo? Perché sei venuta sola, senza portarti appresso mia moglie?… Adesso parti, i miei uomini ti accompagneranno e mi riporteranno tua figlia! Dille che nel mio cuore non c’è più posto per la collera». La vecchia aggiunse: «Sovrano, ti avverto che incombe un divieto sulla gravidanza di tua moglie: non possono vivere sotto il suo stesso tetto altre donne sterili».
Le altre mogli, che avevano assistito di nascosto alla discussione, decisero allora di andare a trovare una strega che tutti dicevano detenere il potere della fecondità.
L’indomani, giorno del gran consiglio, i dignitari che si aspettavano d’incontrare un re moribondo, vecchio, abbattuto dai dispiaceri furono sconcertati nel vedere il loro re pieno di vita che annunciava: «Il regno avrà presto un principe ereditario».
La notizia suscitò grande clamore. La maggior parte dei consiglieri si disse: «Staremo a vedere!».
Il giorno dopo fu annunciato al re che i suoi uomini stavano per arrivare con la prima moglie, trovata in condizioni di assoluta povertà.
Ricordandosi delle parole della vecchia, il re fece venire le altre due mogli. A sua grande sorpresa vide che erano entrambi incinte.
Non sapendo più che cosa pensare, si disse: «Che i cattivi spiriti mi portino via, se solo riesco a capirci qualcosa!».
Una settimana più tardi nacquero tre bambini. Tutti ne parlavano, ma il più stupito ed imbarazzato era il re, che si diceva: «I tre mi appartengono; mi è impossibile sceglierne uno per designarlo esclusivamente come “il” mio… Sono costretto a trattarli allo stesso modo. Ma chi tra di loro sarà il successore?».
Via via sempre più debole e sentendo avvicinarsi la morte il re convocò di nuovo il consiglio. Era giunto il momento di designare il successore.
Il re disse: «Il trono spetterà al figlio la cui madre riuscirà ad inviarmi un germoglio d’Iboga, che cresce sulle montagne e che ha proprietà allucinogene».
Partì per prima la seconda moglie del re, un tempo la preferita. Dopo tre giorni di cammino e di ricerca vana incontrò in mezzo alla foresta una donna anziana con il corpo coperto di piaghe. La vecchia chiese: «Scusami, brava donna, sono sola ed affamata: ti supplico, aiutami!».
La moglie del re rispose: «Lasciami passare, lurida strega! Faresti meglio ad indicarmi il luogo in cui cresce l’Iboga!». La vecchia indicò: «L’Iboga cresce in quella valle tra i monti. Che cosa devi farne?».
La donna non rispose e corse nella direzione indicata. Trovò la pianta e riprese il cammino del ritorno, cantando. Fatti cento passi incontrò un uomo monco, coperto anche lui di piaghe: «Scusami, brava donna, aiutami…». Ma la donna, di fretta e col tesoro in mano, lo ignorò.
Nei pressi del villaggio si fermò accanto presso una sorgente per rinfrescarsi. Si chinò per bere e quando si rialzò si accorse che l’Iboga era sparita. Cercò a lungo, fra la disperazione e le lacrime… ma invano. Fu così che arrivò alla dimora del re a mani vuote.
Partì allora la terza moglie. Incontrò la donna anziana, le rispose male, ebbe l’indicazione richiesta, trovò la pianta, sulla via del ritorno incontrò e ignorò l’uomo monco, si fermo per rinfrescarsi un po’: finito di bere si accorse che l’Iboga era sparita. Cercò a lungo, fra la disperazione e le lacrime… invano. Pure lei arrivò a mani vuote.
Partì infine la prima moglie, un tempo scacciata dal re e costretta a vivere nella miseria. Donna dal cuore grande, sempre generosa e servizievole, contenuta nei momenti di felicita e perseverante nella prova, non esitò un solo istante a soccorrere la vecchia e l’uomo monco, che non erano altro che la stessa persona travestitasi: il Signore della foresta dell’Iboga, addirittura! La donna fu ricompensata per la sua bontà con un consiglio: «Durante tutto il cammino del ritorno devi assolutamente astenerti da ogni sorta di bevanda, sotto pena di vederti sparire il prezioso germoglio».
E così la donna arrivò dal re con in mano la preziosa pianta. Il re riprese coraggio e sentì allontanarsi la fine. La prima moglie fu festeggiata con grande fasto, incoronata ufficialmente Regina e il figlio fu designato Principe ereditario.
Nel frattempo, i figli delle altre mogli erano, come per incanto, spariti.
Il re scacciò per sempre le due concubine. Fu così che l’egoismo e l’inganno furono smascherati e la bontà e l’ingiusta sofferenza giustamente ricompensate.
La parabola, raccolta nell’Africa Centrale, termina raccontando: «Nel frattempo, i figli delle altre mogli, come per incanto, sparirono e il re scacciò per sempre le due concubine. Fu così che l’egoismo e l’inganno furono smascherati e la bontà e l’ingiusta sofferenza giustamente ricompensate».
