A cura di don Ezio Del Favero

235 – La ricompensa del Grande Vecchio

«La tua sete di conoscenza è buona cosa, ma ti obbliga a percorrere un cammino difficile...»

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Un giovane voleva conquistare la saggezza immortale. Girò il mondo, ma l’impresa si presentò più complicata del previsto. Dopo aver percorso i vari continenti, il giovane ritornò a casa esausto, convinto di non poter più conquistare il grande sapere… Fino al giorno in cui una donna anziana gli annunciò che il vero sapere era detenuto dal mistico che abitava in cima alla montagna e che solo un eletto come lui avrebbe potuto entrarne in possesso. Fu così che il giovane decise di andare a chiedere consiglio al vecchio mistico.

L’uomo di Dio trovandolo intelligente lo consigliò: «La tua sete di conoscenza è buona cosa, ma ti obbliga a percorrere un cammino difficile e disseminato di pericoli. Coloro che hanno tentato di raggiungere la saggezza immortale hanno trovato quasi tutti la morte! Tuttavia, se sei deciso, ti indico la strada». Il giovane confermò la sua decisione di volere a tutti i costi raggiungere il sapere infinito.

Il vecchio aggiunse: «L’aiuto che posso darti conterà ben poco. Sarà il tuo coraggio a farti riuscire! Il Grande Vecchio abita con le sue figlie nella regione dove il sole si addormenta e dovrai seguire l’astro del giorno per scoprirne il cammino. Ma fa’ attenzione: non devi toccare donna, fosse anche piena di fascino! Inoltre, una volta raggiunto il Grande Vecchio e acquistato il bene supremo, sulla via del ritorno non voltarti mai, sotto pena di vederti arrivare una disgrazia». Così il giovane si mise in cammino, in direzione del tramonto.

Camminò a lungo, incontrando vari ostacoli lungo la strada: affrontò la paura, il terrore delle tenebre, contemplò il viso deturpato della morte, scalò diverse montagne. Più di un uomo sarebbe ritornato sui suoi passi, ma la fiducia che riponeva nelle parole della donna anziana che lo definiva “l’eletto di Dio” lo aiutò a proseguire.

Quando arrivò presso il Grande Vecchio sulla montagna, costui gli disse: «Sii il benvenuto, figliolo! Dimmi il motivo della tua visita!».

«Voglio ottenere l’illuminazione», rispose il giovane.

Il Grande Vecchio, circondato dalle sue tre figlie, compì un gesto rituale e benedisse il ragazzo: «Benedetto e illuminato sia il tuo pensiero, che creerà e governerà l’universo vivente. Sarà per te sorgente della ragione e della conoscenza, della capacità artistica, filosofica e scientifica, dell’immaginazione e della memoria… Benedetta e sacra sia la tua volontà. Sarà per te la dinamica energia dell’azione, sorgente di sentimenti quali la generosità e l’amore, sede delle emozioni… Benedetto sia il tuo corpo, atto di presenza nel mondo materiale. Permetterà alla tua anima di agire sulla materia vivente. Sarà per te sorgente di piaceri e se ascolterai le mie parole sensazione di pienezza… se rispetterai le mie parole!».

Detto questo, il Grande Vecchio fece segno alle figlie d’iniziare quel coraggioso ragazzo. La maggiore si chiamava Saggezza o Luce del cuore. Iniziò il cuore del giovane alla grandezza d’animo e alla nobiltà.

La seconda si chiamava Sapere eterno o Luce dello spirito: aggiunse all’intelligenza del giovane il sapere e la conoscenza eterni.

La terza si chiamava Bellezza o Luce del Corpo: diede al giovane bellezza e fascino e lo fece diventare il più seducente dei mortali.

Poi il Grande Vecchio si rivolse per l’ultima volta al giovane: «Eccoti ora perfetto! Adesso vai! Rientra dai tuoi e insegna loro la giustizia, la verità e la bellezza. Però ti chiedo di non esitare sulla via del ritorno; qualsiasi cosa tu senta o tu veda, non voltarti mai!».

Il giovane promise al Grande Vecchio di osservare le sue raccomandazioni e, soddisfatto, si mise in cammino. Sulla via del ritorno udì ben presto dei rumori strani dietro di lui, all’inizio in sordina e poi via via sempre più forti sino a diventare assordanti; tutt’intorno riecheggiavano strane urla. All’improvviso, paralizzato dalla paura, si fermò. Questione di un istante, si ricordò la raccomandazione del Grande Vecchio, si tappò le orecchie con il palmo delle mani e si rimise in cammino.

Strada facendo arrivò nel paese delle donne-spirito. Là fu invitato ad una festa, alla quale partecipavano donne splendide e affascinanti. Il giovane s’innamorò della principessa. Danzò con lei al suono della musica dolce e ritmica delle “Kora” e dei mandolini dei “griot”. I due formavano una coppia perfetta, ammirati e applauditi da tutti. Alla fine della festa la ragazza lo invito a trascorrere la notte con lui.

Il giovane la segui all’interno del palazzo. All’improvviso però ebbe una visione: la donna anziana che lo aveva definito “l’eletto di Dio” gli apparve e gli disse: «Stai attento! Sei il solo sopravvissuto. Devi vincere la tentazione, altrimenti la collera del Grande Vecchio sarà grande». Il giovane prese paura, rifiutò l’invito della ragazza e riprese il cammino. Arrivato a casa, tutti si stupirono della sua bellezza e della sua straordinaria intelligenza.

Un giorno, uno dei suoi amici, spinto dall’invidia e dalla cupidigia, volle sapere il segreto per diventare come lui… Fu così che un altro uomo percorse la strada della saggezza immortale: si mise in cammino in direzione del tramonto, incontrò il grande vecchio, fu iniziato dalle tre figlie, ricevette le raccomandazioni…

Sulla strada del ritorno, quando udì le urla dietro a sé, si girò e vide delle facce orribili. Preso dal panico volle fuggire, ma fu circondato dai mostri e fu sfigurato. Corse nella direzione contraria per chiedere protezione al Grande Vecchio e, a sua grande sorpresa, non trovò più nulla! Riprese il cammino del ritorno inseguito dalle figure infernali.

Poi, come per incanto, i mostri sparirono e si ritrovò nel regno delle donne-spirito. Fu accolto con gioia, fu invitato alla testa e poi si lasciò condurre nel palazzo della principessa per trascorrere la notte con lei. Il poveretto, stanco e pieno di paura, accettò di buon grado l’invito della splendida ragazza e passò la notte con lei. Al risveglio non si ricordò più nulla: non sapeva più chi fosse, da dove venisse, dove dovesse andare…


Termina la parabola raccolta tra i monti dell’Africa Orientale: «A causa della disobbedienza alla Saggezza Infinita, il secondo avventuriero fu destinato a vivere il resto dei suoi giorni consumato dalla miseria e dalla pazzia; mentre il primo giovane divenne ricco, potente, garante di un sapere enciclopedico del quale fece approfittare più di un mortale».