Ben lontano da Betlemme, sulle Montagne Rocciose, un nativo Pellerossa aveva visto la nuova stella come un segno, e si apprestava, come i Re Magi, a intraprendere il lungo viaggio verso la stalla dove giaceva il Bambino.
Preparò il sacco, mettendovi delle piume dai riflessi iridati dell’arcobaleno, due magnifici smeraldi, due grosse pepite d’oro, una ciotola d’acqua pura e rara, uno specchio d’argento, uno strano ramo con una specie di pigna gialla. Poi partì verso l’Oriente per una lunga strada, attraverso insidiose montagne, che presagiva difficile.
Con il cuore in festa, il piede leggero e la testa piena di canti, l’indiano non notò un puma che lo seguiva. Ma quando fu lontano dal suo villaggio, il puma balzò su di lui, gettandolo a terra: «Non muoverti o ti uccido! Sei magro, ma i miei bambini hanno fame e la mia femmina non può nutrirli: non può più cacciare, perché non ci vede.
Dei cacciatori l’hanno ferita. Sei il solo pasto che potrà salvare la mia famiglia.
L’indiano propose: «Sono un Re magio, e chi dice magio dice mago. Conducimi dalla tua femmina, vedrò ciò che posso fare!».
Davanti alla tana, ove i cuccioli stavano giocando, l’indiano osservò gli occhi della femmina e le disse: «Credo di avere ciò che serve per guarirti!… Ma durante il tempo che utilizzerò per curarti, il bambino che devo vedere sarà cresciuto!». Però pensò: «Non posso lasciarla così!» ed estrasse dal sacco i due smeraldi e sostituì i due occhi feriti con le pietre preziose. «Sono un mago, guardami!». La femmina del puma lo guardò con pupille meravigliosamente verdi: ci vedeva perfettamente! L’uomo le aveva fatto il più bello dei regali!
Soddisfatto, l’indiano riprese il cammino e arrivò in una foresta vergine.
Non notò un pappagallo che lo seguiva. Giunta la notte, mentre l’uomo accendeva il fuoco cantando una canzone, il pappagallo venne ad appollaiarsi su di un ramo e canto con lui. «Canti bene – gli disse l’uomo – ma perché hai l’aria così triste?». «Vedi: sono così brutto e spiumato, che non oso più mostrarmi a nessuno!». «Cosa ti è successo?». «Una volta, fiero del mio piumaggio, sono andato a cantare al villaggio e i bambini mi hanno catturato per prendermi tutte le mie belle piume!». «Credo di avere ciò che ti occorre», sospirò l’uomo, pur sapendo che così perdeva del tempo prezioso. Estrasse le piume dai riflessi iridati dell’arcobaleno che aveva previsto per il bambino, e con esse ricopri il pappagallo. Costui, svolazzando allegramente, ringraziò del meraviglioso regalo.
Il Pellerossa, continuando il cammino, incontrò un uomo esausto, quasi morto di sete. Per soccorrerlo, gli fece bere la scodella di acqua pura e rara che voleva offrire al Bambino di Betlemme. E così gli salvò la vita, perdendo ancora del tempo prezioso.
Poi incontrò una bambina molto povera, a cui fece dono delle due pepite d’oro, e una donna anziana che si lamentava del suo vecchio viso, cui insegnò a vedere piuttosto la bellezza dell’anima offrendole lo specchio magico riservato al Bambino. La donna vide il riflesso della propria anima e ritrovò la gioia. Venendo a conoscenza della meta del viandante, gli disse: «Conosco il bambino di cui parli! Ma è cresciuto e la sua famiglia è partita da molto tempo… Ma non hai fatto questo viaggio invano. Con i regali meravigliosi che hai offerto, hai reso tanti felici! Continua, buon uomo! Vai a dare ciò che hai a chi ne ha bisogno! E chi lo sa! Dando regali a tutti i bambini del Mondo, forse troverai il bambino che cerchi!».
Confortato dalle parole sagge della donna, l’indiano ripartì per il suo paese. Laggiù, incontrò molte persone affamate. Sospirando si disse: «Credo di avere ciò che occorre!». Estrasse dal sacco il solo presente destinato al Bambino di Betlemme che gli restava: la strana pigna gialla sul ramo. La piantò in terra… E, da allora, come per magia, il mais cresce in tutto il paese, nutrendone gli abitanti.
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La parabola – raccolta in Nord America – mescola tradizioni indiane e cristianesimo. Termina precisando: «Ma l’indiano non si fermò lì! D’allora ogni anno, discretamente, offre regali a coloro che ne hanno bisogno»…
