A cura di don Ezio Del Favero

241 – L’albero della Vita o la terza croce

L’albero del Paradiso iniziò il suo ultimo viaggio sulle spalle di quel “sovversivo”

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 Dopo la cacciata dal Paradiso terrestre (detto anche Monte Santo di Dio o Eden), Adamo, molto vecchio, avrebbe chiamato a sé il figlio Seth: «Vai dove l’Angelo custodisce il sacro albero della radice della vita… Sarà una strada lunga e difficile! Dovrai percorrere a ritroso i passi compiuti da me e da tua madre… Tanto fu il dolore nel percorrere quel cammino che mai più erba vi crebbe! Dirai all’angelo che tuo padre non si è mai sottratto ai compiti affidatigli ma che adesso è troppo stanco per continuare a vivere. Gli ricorderai la promessa della misericordia e lui capirà…».

Seth partì, per sentieri tortuosi e arrivò alla porta del Monte Santo. Lì l’angelo gli consegnò un granello: «Ritorna da tuo padre e digli che tra tre giorni riceverà la consolazione della morte. Tu pianterai questo seme sulla sua tomba». Al ritorno del figlio, Adamo pianse di sollievo, perché Dio gli rinnovava la promessa della misericordia! Tre giorni dopo le parole dell’angelo si avverarono e sulla sua tomba nacque una pianticella…

Passarono gli anni… Un giorno Dio chiese a Mosè di condurre in salvo il suo popolo. Lo condusse verso l’albero cresciuto ai piedi del Monte. Mosè tagliò un ramo che gli servisse da bastone. Per strada s’imbatté in un povero pastore afflitto perché la sua pecora stava morendo per il morso di un serpente. Mosè sfiorò la pecora col bastone ed essa guari. Con quel bastone apri le acque durante la fuga del suo popolo dall’Egitto. Con esso fece scaturire l’acqua dalla roccia del deserto.

Molto tempo dopo, il re Davide fu guidato ai piedi di quel Monte dalla volontà divina. All’ombra di quel grandioso albero si fermò a riposare. Uno scudiero tormentato da febbre alta si sedette accanto all’albero e guarì. Davide fece tagliare l’albero e lo fece portare sulla torre vicino alla sua reggia di Gerusalemme. Sognava di costruire un grande tempio.

Salomone, figlio di Davide, continuò nell’impresa di costruire il tempio. Ma non riuscì, come nei sogni del padre, a utilizzare il legno della torre all’interno dell’edificio. Così lo utilizzo come colonna della porta principale. Più tardi, i nemici del Nord bruciarono il tempio. Solo quella colonna non volle bruciare. I soldati, per rabbia, la scagliarono nella piscina di Siloe. Da quel momento, grazie all’intervento di un angelo inviato da Dio, l’acqua divenne pura e, ogni volta che l’angelo giungeva, chi si stava lavando le piaghe guariva. Nessuno pensò al ruolo del tronco che giaceva sul fondo. Anzi! Un giorno lo ripescarono e lo posero in un ripostiglio.

Un giorno, durante il regno di Erode, gli ebrei stavano celebrando la Pasqua e la città viveva un clima di euforia: sarebbero stati crocifissi due ladroni e un sovversivo di nome Gesù il Nazareno. Tanti si chiedevano che cosa avesse combinato costui per essere così odiato dalle autorità e dai religiosi del tempio. Molti lo amavano e dicevano che era un profeta mandato da Dio! Malgrado ciò e i miracoli che si attribuivano a Gesù, la folla urlò «sia crocifisso!».

Però non si trovava la terza croce. «Prendete il legno del ripostiglio!», urlò qualcuno. I più forti lo sollevarono e lo portarono da un falegname che ne tagliasse una parte e la fissasse orizzontalmente. Il falegname percepì qualcosa d’insolito: una vibrazione, un profumo… così si rifiutò. Dovettero cercare un falegname nei bassifondi, bisognoso di soldi e senza scrupoli.

Così l’albero del Paradiso iniziò il suo ultimo viaggio sulle spalle di quel “sovversivo”. Gesù fu appeso con le braccia spalancate, come in segno di accoglienza. Allora il vecchio legno tornò a essere un albero con appeso un frutto: il vero frutto della Vita.


La parabola, tratta dalla tradizione popolare, denominata anche “Leggenda della terza croce”, termina: «Anche l’albero, come il Figlio di Dio, aveva compiuto la sua missione: quella di dare vita». La croce, per i cristiani, sarà per sempre l’Albero della Vita.