A cura di don Ezio Del Favero

245 – L’uccellino e il Tempo

Finalmente, una notte di luna piena, l’uovo si schiuse e...

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Nel cuore della foresta circondata dai monti viveva un albero molto vecchio. I rami davano rifugio a migliaia di uccelli. Al mattino, il primo raggio di sole, come la bacchetta di un direttore d’orchestra, dava il “la” alla sinfonia dei cinguettii. Nel tronco dell’albero c’era un foro, nel quale, da decenni, si trovava un piccolo uovo.

Finalmente, una notte di luna piena, l’uovo si schiuse e ne usci un uccellino strano. Pigolò per tutta la notte, di stupita sorpresa. Le volatili madri portarono nel foro semi e chicchi, fin quando l’uccellino, bianco come la neve, non fu in grado di procurarsi il cibo da solo e di costruirsi il nido. Ben presto iniziò a volare in luoghi lontani, dove precipitavano bianche cascate. A volte non faceva ritorno per molti giorni. Poi tornava a riposare nel suo nido, tranquillo e pensieroso.

Nell’antica foresta di Dai Lao sorgeva una capanna in cima al monte, in cui viveva un vecchio monaco. Spesso l’uccello volava fin lì. Una notte udì la conversazione tra il monaco e un amico… Spiccò il volo, tornò al vecchio albero. Da quando aveva ascoltato i discorsi tra i due monaci, la sua perplessità era aumentata. «Da dove vengo? Dove andrò? Che cos’è il Tempo? Perché il Tempo ci ha condotti qui, e perché ci porterà via?». Era stato profondamente colpito dalle parole dei monaci: «Il Tempo è fisso nell’Eternità, dove l’Amore e l’amato sono Uno. Ogni filo d’erba, ogni zolla di terra, ogni foglia, ogni torrente è Uno con quell’Amore».

L’uccellino ricordava i giorni passati ad ascoltare il fragore delle acque. Immaginava di cadere come una cascata, giocava con la luce che scintillava sull’acqua, accarezzava le pietre e le rocce che l’acqua bagnava. In quei momenti l’uccello si sentiva cascata…

Un giorno, sorvolando la foresta di Dai Lao, non vide più la capanna. La foresta era bruciata… Il monaco non si vedeva più. Forse il fuoco l’aveva divorato? L’uccellino era sconcertato. L’angoscia lo invase. Tornò rapidamente al vecchio albero. Grida disperate di uccelli. Crepitii. Anche lì la foresta bruciava. Volò veloce. Il fuoco lambiva il cielo. L’incendio era scoppiato vicino al vecchio albero. L’uccello sbatté le ali con tutta la sua forza per poter spegnere l’incendio, ma le fiamme si levavano sempre più alte. Si affrettò al ruscello, bagnò le penne nell’acqua e corse a spruzzarla sulla foresta. Le gocce sfrigolavano. Non bastava! Neppure intridere tutto il suo corpo d’acqua sarebbe bastato per spegnere il fuoco.

Strida di centinaia di migliaia di uccelli. Il fuoco aveva attaccato il vecchio albero. Perché i monsoni non cadevano anche lì? L’uccello si lasciò scappare un grido lacerante, colmo di dolore e d’amore, come impetuoso fragore di una cascata. Di colpo sentì la totalità della sua esistenza. Solitudine e vuoto si dissolsero come un miraggio.

L’immagine di fiumi d’acqua che precipitavano senza fine attraverso migliaia di vite. Il fragore delle acque. Senza paura, si lasciò cadere sulla foresta in fiamme come una maestosa cascata. Il mattino spuntò silenzioso. I raggi splendevano come sempre, ma non accesero nessuna sinfonia. Intere parti di foresta erano carbonizzate e con esse tante creature. Il vecchio albero era in piedi, ma più di metà della sua chioma era bruciata.

Gli uccelli scampati alle fiamme si richiamavano con voci incredule. Si chiedevano per quale miracolo, il giorno prima, il cielo sereno avesse lasciato cadere un improvviso nubifragio che aveva estinto l’incendio. Ricordavano di aver visto l’uccellino bianco che spruzzava acqua con le ali. Coprirono in volo tutta la foresta alla ricerca del suo corpo, ma non lo trovarono…


La parabola – di origine vietnamita – termina dicendo: «Forse l’eroico uccellino era volato via! Forse era stato bruciato dal fuoco. Gli uccelli cominciarono a ricostruire i nidi nella chioma ferita del grande albero. Avrà nostalgia il grande albero dell’uccellino bianco che la sacra aria della montagna e l’energia vitale avevano partorito? L’albero sapeva che il Tempo aveva restituito l’uccellino all’Amore da cui provengono tutte le cose».