Molto tempo fa, un popolo di grandi fannulloni viveva vicino al Buon Fiume, il Pangani, che sgorga dai grandi monti. Il fiume nasce sul versante nord-orientale del vulcano Meru, il secondo ramo esce dalle paludi a sud del vulcano. Inoltre, riceve molti affluenti dal versante meridionale del Kilimangiaro. Il terreno dove viveva quel popolo era fertile e ben irrigato dall’acqua del fiume, in modo che i pascoli erano rigogliosi e il bestiame vi pascolava da solo. Le donne facevano il minimo di ciò che c’era da fare, gli uomini facevano i fannulloni e i beoni.
Un giorno, uno sconosciuto arrivò e si stabili nella terra del Buon Fiume. Non si preoccupava di nessuno, non cercava amici, ma non dava fastidio ad alcuno. Si costruì una bella capanna, molto spaziosa, e iniziò a lavorare senza sosta dalla mattina alla sera. Questo fece infastidire alcuni. Non perché lo straniero avesse preso la terra senza chiederne il permesso (ve n’era a sufficienza per tutti), né perché andasse a caccia e a pesca (vi era abbondanza di selvaggina nella steppa e di pesci nel fiume). Era il suo impegno al lavoro che li preoccupava. Così, si guadagnò il soprannome di “Lavoratore”, per loro dispregiativo. Lo straniero divenne lo zimbello degli uomini che, a forza di prenderlo in giro, finirono per detestarlo. Dicevano: «Curioso personaggio. Non parla con nessuno e non smette di lavorare. Non ci si può aspettare niente di buono da un simile individuo».
Un giorno, i fannulloni organizzarono un gran raduno, al quale invitarono anche lo straniero Lavoratore. In quell’occasione, lo stregone disse in pubblico: «Di recente, uno straniero strano è arrivato nel nostro paese. Non saluta nessuno e non parla con nessuno. Si è costruito una capanna e ha preso la nostra terra. Caccia nella nostra steppa e pesca nel fiume e, soprattutto, lavora… instancabilmente! Ora, il lavoro non è l’attività degli uomini, ma delle donne. Questo estraneo introduce nuovi costumi in casa nostra, offendendo il Buon Fiume che ci nutre. Che cosa dobbiamo fare di lui?». Tutti cominciarono a urlare: «Che se ne vada! Noi non lo vogliamo qui!».
Allora Lavoratore parlò: «Prima di arrivare in mezzo a voi, il grande spirito Mguri-mgori mi è apparso in sogno chiedendomi di venire da voi per insegnarvi a lavorare. Voi siete fannulloni e la vostra pigrizia alla fine vi costerà la vita. Sono qui per impedirlo». Esasperati, gli uomini urlarono più forte. Allora lo straniero concluse:
«Vedo che vi siete autocondannati!» e abbandonò il paese del Buon Fiume. Per lungo tempo non si sentì più parlare di lui.
Un giorno, però, delle persone che scendevano il fiume tornarono con delle novità riguardanti Lavoratore. Dopo essersi spostato più a valle, aveva acquistato una ventina di schiave con cui aveva trascinato delle pesanti pietre e dei tronchi d’albero per gettarli nel fiume, nella gola più stretta. I fannulloni risero di cuore:
«Lavoratore è impazzito. Il lavoro gli ha tolto la ragione!» … Ma non risero a lungo. Arrivò infatti la stagione delle piogge e il fiume straripò. A ogni stagione delle piogge l’acqua del fiume saliva, inondando la zona. Successivamente, il fiume rientrava nel suo letto, lasciandosi dietro un limo fertile. Ma questa volta, l’acqua non si abbassava.
Al contrario, l’inondazione progrediva, distruggendo le capanne, uccidendo uomini e bestiame sul suo cammino.
Allora la gente pensò che Lavoratore si fosse vendicato con la diga sul fiume che aveva trasformato la valle in un enorme lago. Disperata, la popolazione sfuggì all’inondazione rifugiandosi nella foresta.
Una volta passata la stagione delle piogge, tornò a valle per costruirvi un nuovo villaggio, arare nuovi campi e allevare nuovi greggi sulle rive del lago.
Gli uomini più saggi capirono che per Lavoratore non si trattava di una vendetta. In realtà, egli li aveva salvati, soddisfacendo la richiesta dello spirito Mguri-mgori d’insegnare loro a lavorare. Così, gli uomini che vivevano in riva al lago formatosi sul Buon Fiume, da fannulloni che erano divennero bravi lavoratori.
Da quel momento – conclude la parabola africana raccolta in Tanzania – il popolo di quel paese venera Lavoratore, facendogli delle offerte e chiamandolo in soccorso, quando necessario, come se fosse un dio.
