A cura di don Ezio Del Favero

249 – Una luce tra i monti di ghiaccio

«All’estremità del mare, anche là mi guida la tua mano...»

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Per verificare i confini delle ultime terre e per esplorare sin dove si potesse giungere, una gran nave fu mandata all’estremità del mare, al Polo Nord. Dopo un anno di lotta per aprirsi una via tra le distese e i monti di ghiaccio, fu costretta a fermarsi a causa della stagione più fredda, il periodo della notte continua, e si trovò come murata in mezzo ai ghiacci.

Gli uomini dell’equipaggio dovettero scavarsi, nella neve alta, dei ricoveri in forma di alveari. Non faceva, però, completamente buio: le luci del settentrione fiammeggiavano rosse e turchine e la neve scintillava come un eterno crepuscolo pieno di lampi. Nelle ore più chiare arrivavano gli abitanti del posto portando grandi carichi di pelli che sarebbero servite da coperte, da materassi e per riparare le caverne di neve.

I marinai pensavano alla bella stagione del loro paese. Uno di loro aveva portato con sé una Bibbia regalatagli dalla nonna al momento della partenza e ne leggeva, ogni giorno, qualche pagina e, spesso, mentre era coricato nel suo giaciglio con il Sacro Libro sotto il guanciale, gli tornava alla mente la pagina dei Salmi che dice: «Se prendo le ali dell’aurora per abitare all’estremità del mare, anche là mi guida la tua mano e mi afferra la tua destra…» e su quelle parole gli occhi si chiudevano e arrivavano i sogni. Allora una brezza soave lo avvolgeva e dal suo giaciglio egli vedeva illuminarsi tutto, come se la volta di neve si aprisse e ne piovessero fasci di luce. Le verdi pianure, le colline e le montagne del suo paese, con i loro colori, si stendevano all’intorno, nel tiepido sole di una bella giornata. Le piccole mele rosse pendevano dai meli selvatici, le bacche rosseggiavano ovunque e lo stornello cantava sulla finestra della fattoria, fischiando come gli aveva insegnato. La figlia del fabbro ferraio, così giovane e bella…

Quella notte sognò la ragazza: si recava alla fontana per attingere l’acqua e salutava la nonna del marinaio con un cenno del capo. La nonna rispondeva al saluto e mostrava una lettera, venuta da lontano. La lettera – che lui aveva effettivamente scritto e spedito nonostante gli avessero evidenziato la quasi impossibilità che arrivasse a destinazione – era arrivata dai gelidi paesi del Nord, dove si trovava il nipote marinaio. Le due donne ridevano e piangevano…

Poi il sogno svani e l’oscurità ricoprì il giaciglio di neve tra i monti di ghiaccio; ma la Bibbia era ancora sotto il capo del marinaio, e la Fede e la Speranza nel suo cuore. Il Signore e il suo Paese, pur all’estremità del mare, erano con lui.

Nel frattempo, al suo paese, due donne stavano leggendo la sua lettera ad alta voce: vi trovarono le parole della Bibbia: «All’estremità del mare, anche là mi guida la tua mano…» e ridevano e piangevano… E lui, che tra i ghiacci del Polo, nel suo cuore “vedeva” e “sentiva” tutto, rideva e piangeva con loro.


Ci sono situazioni o circostanze che possono allontanarci solo apparentemente dal nostro Dio e dai nostri cari. Dipende dall’intensità dell’affetto e dal bisogno reciproco: se autentici e profondi quei rapporti ci aiutano a sentirci, sempre e comunque, vicini.