Ancora oggi, in una conca verdissima, si apre e si estende un laghetto spettacolare conosciuto con il nome di Lago Blu, chiamato così per il colore delle sue acque che si mantiene tale anche grazie alla presenza di un minerale presente sul fondo. La piramide del Monte Cervino si riflette perfettamente in quel magico specchio creando delle atmosfere magiche e dei ritratti magnifici. Ma quel lago mette anche un velo di tristezza e di malinconia per una leggenda cui è legato.
Si narra che molto tempo fa, sulla terra ora occupata dal lago, si trovasse una casetta abitata da una famiglia di pastori. Essi però non erano buoni né caritatevoli e anche la donna, la sposa, aveva un cuore duro e crudele.
Un giorno, alla porta di quella casetta giunse un povero viandante stanco, pallido in viso, segni della sua stanchezza e della malnutrizione, con i vestiti lacerati e consumati dal tempo e si appoggiava a un grosso bastone di legno trovato lungo il cammino.
Il viandante bussò. Una donna andò ad aprire la porta, lo vide sull’uscio e lo squadrò da capo a piedi con aria superiore e con molta diffidenza.
Il viandante non voleva assolutamente far paura, ma semplicemente chiedere un misero piatto con cui sfamarsi.
Quando la donna gli chiese in malo modo che cosa volesse, lui rispose: «Per l’amore e la grazia di Dio, posso avere un piatto di polenta e un bicchiere di latte?». Ma dalla donna non ottenne altro che risposte sgarbate e la porta che si chiudeva forte.
Fu un’orribile e triste scena, per il minore dei figli della donna che aveva assistito amareggiato a quell’episodio.
Allora lui, il più piccolo della casa, estremamente addolorato, decise di offrire al viandante la sua scodella dove all’interno c’era la sua colazione, ma non fece in tempo a farlo che la madre arrabbiata strappò di mano al bimbo la scodella, prendendo al suo posto un’altra scodella contenente dell’acqua sporca e offrendola al pellegrino sulla porta.
Il viandante fu estremamente umiliato da quel comportamento che decise di andarsene, lanciando anche una maledizione su quella casa. Il povero bambino, invece, per il suo “cattivo” gesto venne punito dai genitori e costretto a raccogliere la legna del bosco per tutta la notte.
Da solo, fuori al buio, vista la sua giovane età, il bambino rimase terrorizzato tutta la notte, avendo paura di incontrare chissà quali animali feroci che avrebbero potuto fargli del male. Invece, ben presto capì che poteva stare tranquillo; gli animali c’erano, ma non gli facevano assolutamente nulla di male, anzi sembrava che stessero tutti li fermi a guardarlo lavorare e a proteggerlo, quasi con una compassione umana.
Finalmente, il piccolo riuscì a raccogliere la legna sufficiente per poter riscaldare la casetta sua e dei suoi genitori e decise che era giunta l’ora di tornare a casa. Ma, quando giunse nel posto esatto in cui la sua casa doveva trovarsi, non la vide più, altro non c’era che uno specchio d’acqua, poi denominato il Lago Blu.
Il piccolo pianse per molto tempo la perdita dei suoi cari, fino a capire, suo malgrado, che quella era la giusta punizione che si erano meritati per aver maltrattato il viandante e altre persone che non chiedevano altro che un minimo di carità umana.
La parabola – raccolta in Val d’Aosta, riferita al Lago Layet – termina dicendo: «Una triste storia ha portato del giusto. Ancora oggi, infatti, i discendenti di quel bambino, conoscendo la storia della sparizione dei loro avi, si ripromettono di essere sempre cordiali e ospitali con tutti i pellegrini che bussassero alla loro porta».
