A cura di don Ezio Del Favero

254 – La maestra e la ragazzina della baita

La ragazza desiderava che alla cerimonia di nozze la sua adorata maestra occupasse il posto di sua madre

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Nel paese in montagna dove insegnava era considerata la maestra più severa della scuola. Come la maggior parte delle insegnanti, dichiarava di non avere preferenze, di non favorire o di non disprezzare nessun alunno, ma non era proprio così…

In prima fila c’era una ragazzina che viveva in una baita tra i boschi, malvestita, poco pulita e piuttosto distratta. La maestra la riprendeva spesso, correggeva con la penna rossa tutti i suoi compiti e li marcava con uno zero.

Un giorno, leggendo il curriculum di quella ragazza, trovò scritto dalla maestra del primo anno: «È un’ottima alunna, studia con impegno e dedizione; è un piacere averla in classe». La maestra del secondo anno aveva scritto: «È un eccellente studente e si comporta molto bene coi suoi compagni, ma ultimamente appare preoccupata, perché sua madre ha una grave malattia». Quella del terzo: «La madre dell’alunna è morta, è stato molto duro per lei. La bambina cerca di fare molti sforzi, ma la situazione è pesante e difficile. Bisogna trovare il modo di aiutarla».

La maestra del quarto: «L’alunna rimane spesso indietro rispetto ai suoi compagni e non mostra interesse per lo studio. In classe spesso si addormenta».

Allora l’attuale maestra capi il problema della ragazzina e, quando arrivò il giorno del suo compleanno, si senti ancora più imbarazzata ad aprire i regali degli alunni, tutti ben confezionati a eccezione di quello della ragazza della baita. Quello della bambina orfana era avvolto in un vecchio sacchetto di carta e la maestra provò un enorme imbarazzo quando dovette aprirlo di fronte a tutti. Trovò una vecchia bottiglietta di profumo, se ne mise due gocce e a quel punto gli alunni scoppiarono in una risata generale, di fronte a quel regalo insolito, sia per come era confezionato che per l’aspetto della bottiglietta evidentemente riciclata.

Alla fine della giornata, prima di uscire, l’alunna malvestita insolitamente sorridente si rivolse alla maestra: «Signorina, oggi profuma come profumava la mia mamma!».

Da quel giorno la maestra decise di mettere in secondo piano la matematica, la storia e la geografia e si dedicò a educare i suoi alunni, ponendo particolare attenzione a quelli che presentavano maggiori difficoltà. Quell’anno la ragazzina della baita fece passi da gigante e divenne una delle alunne migliori.

Tre anni dopo, la maestra ricevette una lettera dalla ex alunna orfana, in cui la ragazzina della baita le diceva che era stata una grande maestra. Poi ne ricevette un’altra dopo cinque anni nella quale la ex alunna le raccontava che si era diplomata col massimo dei voti e che lei era stata una bravissima maestra. E così fu fino alla laurea, ripetendole sempre che era stata la miglior maestra della sua vita.

Una delle ultime lettere era firmata “Dottoressa” ed era un invito al suo matrimonio. La ragazza desiderava che alla cerimonia di nozze la sua adorata maestra occupasse il posto di sua madre…


La parabola – raccolta in un paese alpino – insegna, anche in vista della ripresa dell’anno scolastico: «Ogni bambino ha una storia personale originale e parimenti rispettabile che determina delle personcine uniche e, nello stesso tempo, diverse. Nell’insegnamento, come in ogni azione educativa, è importante guardare oltre le apparenze e i preconcetti, per aiutare ognuno, soprattutto chi è in difficoltà, a scoprire e a sviluppare i propri talenti ed apprezzare quelli degli altri».