A cura di don Ezio Del Favero

256 – La lepre della montagna e lo Spirito della foresta

La lepre della montagna chiese: «Grande Spirito, aumenta la mia intelligenza!»

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La lepre della montagna andò un giorno a trovare lo Spirito della Foresta e gli chiese: «Grande Spirito, signore dei monti e delle foreste, più forte del bufalo e dell’elefante, maestro dei maestri… ti supplico: aumenta la mia intelligenza!».

Lo Spirito rispose: «Non capisco perché… mi sembra di averti già dato un buon cervello! Comunque, voglio metterti alla prova. Prendi questa borraccia in pelle e riempila di uccellini, questa zucca vuota e riempila di latte di stambecca, questo bastone e trova un serpente lungo così».

La lepre partì verso il fiume, dove gli animali si davano appuntamento tutte le sere per dissetarsi. Sulle rive del fiume si mise a riflettere.

Al tramonto, mentre stava ancora pensando, Lepre vide arrivare una schiera di uccellini, che cominciarono a saltare, a cinguettare, a dissetarsi, a giocare lì accanto…  D’improvviso la lepre si mise in piedi e comincio a saltare, a cantare e a urlare: «Non è possibile! Eh no! Assolutamente no! Com’è possibile crederci? No e poi no! Non sono abbastanza numerosi per farlo…».

Gli uccellini, stupiti, chiesero: «Lepre, ma che cosa dici?». E lei: «No, non posso parlare! È una faccenda troppo seria!».

E gli uccellini cominciarono a supplicarlo: «Dai! Diccelo, per favore…».

Lepre replicò con aria indulgente: «Qualcuno mi ha detto che voi potreste entrare in questa borraccia e riempirla… ma io non ci credo, perché non siete così numerosi!». «Scherzi? – risposero gli uccellini – potremmo riempire la tua borraccia e non ci sarebbe neanche posto per tutti!».

«No! Vi dico, non ce la fareste…». E così un primo uccellino entrò nella borraccia, seguito da un altro e da un altro ancora, sino a riempirla. L’astuta lepre si affrettò a tapparne il buco e a nascondere la borraccia piena di uccellini in mezzo ai cespugli.

Poco dopo arrivò una stambecca del Semien e Lepre si mise a saltare di qua e di là, urlando: «No! Non è possibile… Com’è possibile credere a una simile fandonia? Non può farcela!». La stambecca chiese: «Lepre, ma che cosa dici?». E Lepre: «Non parliamone neanche, è una cosa assurda!». La stambecca si mise a supplicarlo: «Dai, racconta, ti prego!». Lepre rispose: «Qualcuno vorrebbe farmi credere che tu possa riempire di latte questa zucca vuota! È impossibile, lo sai meglio di me…».

«Scherzi? Potrei riempirla in un batter d’occhio!». «Dai! Non prendermi in giro…». «Aspetta e vedrai!». La stambecca si piazzò sopra la zucca e la riempi di latte. Lepre, con aria sconfitta, ammise: “Ho perso! Ho perso la scommessa con fratel Leone che insisteva nel dire che tu davi più latte di una mucca… Vado subito a informarlo di quello che è successo!».

La stambecca cominciò a tremare di paura: «Il leone, dici?». E Lepre riprese: «Proprio lui, sta riposandosi dietro a quei cespugli… Aspetta, vado a chiamarlo, così testimonierai a suo favore!». «Io ti saluto, Lepre… Per quanto riguarda il leone, ci rivedremo più tardi»…

E così la stambecca si diede alla fuga, lasciando il latte nella zucca che Lepre pensò bene di piazzare accanto alla borraccia piena di uccellini.

Di lì a poco arrivò una vipera montana e la Lepre si mise a camminare accanto al bastone, misurandolo coi passi e urlando: «Due, tre, cinque! Impossibile!… No e poi no! … Sei, sette… Assolutamente impossibile! Sette passi… Non può essere così lungo!».

Il serpente, sorpreso, si mise a osservare la scena e chiese: «Lepre, che cosa dici?». E Lepre: «Non ne parliamo neanche… Si tratta di una cosa impossibile!». La vipera si mise a supplicarla: «Dimmelo, ti prego!». Lepre, con aria sufficiente: «Qualcuno dice che i serpenti possono misurare sino a sette piedi! Esagerati…». «Ma scherzi, Lepre?… Ci sono serpenti lunghi anche il doppio di quel bastone… io stesso… guarda, se non ci credi!».

E il serpente si allungò accanto al bastone. Lepre, con un salto, legò la testa, la coda e il corpo della vipera lungo il bastone… e poi tagliò il legno sporgente per dare al ramo la stessa lunghezza del rettile.

Al mattino Lepre si mise in cammino verso il monte, con la zucca, la borraccia e il bastone, per ritornare dallo Spirito della Foresta. Una volta arrivata, Lepre disse: «Grande Spirito… eccomi di ritorno! Ti ho portato gli uccellini, il latte e il serpente che avevi chiesto…».

Lo Spirito, toccando la fronte della lepre decretò: «In verità, se aumentassi la potenza del tuo cervello, compirei un’enorme sciocchezza!».

Lepre, stupita: «Perché, poi?». «Perché sei già abbastanza astuta! Se tu lo fossi ancora di più, povero me… diventeresti mia Maestra!».


La parabola – raccolta in Etiopia – evidenzia l’intelligenza, in tal caso della Lepre, personaggio che nella letteratura orale africana incarna l’astuzia. Morale della favola: «Il Creatore ci ha fatti intelligenti. Dovremmo potenziare la nostra intelligenza, anche a servizio della comunità e della storia».