Nel villaggio, quella sera tutto era calmo, sotto un cielo color fuoco che andava via via spegnendosi. All’improvviso, un grido… e poi sorpresa totale, grida di bimbi, eccitazione generale: il “Djoro”, la prova iniziatica, stava per iniziare.
Il giovane Taka si senti afferrare da mani vigorose senza nemmeno rendersene conto. Per un periodo di tre mesi errerà nudo per la foresta, dovrà fuggire, cacciare e mettersi al riparo. Come una bestia braccata sarà ricercato dagli adulti. Non tutti i giovani ce la faranno a superare la prova, qualcuno perderà la vita, ma nessuna lacrima sarà versata per lui! Alla fine dei tre mesi, Taka rientrò al villaggio, e cominciò a prepararsi per la grande avventura.
Un anno dopo, nel mese di aprile, quando il fiume si presenta in tutta la sua potente e rude abbondanza, accompagnata dal suono degli xilofoni “balafon”, la gente uscirà dal villaggio danzando in modo sfrenato. Divisi per clan, giovani chiamati all’iniziazione e quelli già iniziati danzeranno con un fare sinistro e l’espressione preoccupata, quasi a significare la paura di un addio definitivo.
Tutti invocheranno gli avi e accompagneranno lungo un tratto di strada i coraggiosi giovani in cammino verso le sorgenti della propria razza.
A Taka e compagni, una volta usciti dal villaggio, fu vietato di voltarsi indietro. Il cammino durò alcuni giorni (e alcune notti) a digiuno, con i conducenti in testa, i ragazzi al centro e i “padrini” e gli incaricati del cibo, adulti già iniziati, dietro, carichi di vettovaglie.
Nei pressi del villaggio sacro, Taka udì un urlo, talmente spaventoso da far tremare ragazzi e adulti. Fu costretto a distendersi con la faccia a terra: vietato muoversi, vietato alzarsi, alzare il capo… Al mattino, prima di riprendere il cammino, i ragazzi furono bendati e si ritrovarono alcune ore dopo in un luogo affollato, con gente venuta da altri villaggi Lobi, per quell’incontro di diversi clan attorno all’unica primordiale sorgente della razza, ai piedi della Montagna Sacra, il Fara.
Sullo spiazzo centrale, la dimora del capo-Djoro, un anziano cieco circondato dai servitori. Ogni clan fu condotto davanti al capo prima di raggiungere l’angolo di foresta destinatogli, su cui si trovavano le capanne per ogni singolo candidato.
Taka arrivò davanti al vecchio capo. Presso il sacro altare il vecchio pronunciò la formula magica che dava solennemente inizio al rito. Taka ricevette tre conchiglie, una sorta di amuleto, e bevette la rinomata bevanda con il potere di fulminare all’istante le persone false e sleali: una specie di coppa della verità!
Taka, a differenza di certi suoi compagni, superò le prove e lasciò la dimora del capo accompagnato da un servitore che lo asperse senza interruzione. Un altro servo avrebbe poi pronunciato un lungo discorso agli eletti, ricordando le origini del popolo Lobi, le leggi della razza e il significato dei vari riti. Quel giorno, tutti promisero di restare fedeli alla legge e di conservarne gelosamente i segreti.
Scese la notte e i giovani subirono la prova dei denti: il taglio dei quattro incisivi superiori, il segno dell’iniziazione e di riconoscimento per l’avvenire. Rimasero lì altri tre giorni. Al mattino scendevano al fiume per rendergli omaggio.
Il quarto giorno i nuovi iniziati furono svegliati all’alba e ripresero il cammino.
Lungo il cammino, incontrarono i loro padri schierati a lato del sentiero, secondo l’ordine cronologico di passaggio del fiume Volta effettuato dai loro capostipiti centinaia d’anni prima. Al passaggio i vecchi svelavano i segreti del clan.
Seguì il soggiorno di un mese al campo “Djéo”, per imparare nuove danze, usi, costumi, leggi della savana e, soprattutto, la lingua dei Djoro.
Si lavavano al fiume adoperando le foglie dell’albero del burro (“Karité”) come sapone e portavano attorno alla vita foglie di néré di Karité e due conchigliette “cauri” per orecchio.
Il terzo giorno Taka ricevette un nuovo nome: “Belkité” e indossò l’uniforme dell’iniziato: un vestito fatto di pelli e di cauri, un cappello di piume d’uccello e braccialetti alle caviglie per accompagnare le danze.
Una sera, l’ultima del mese, ciascuno rientrò discretamente a casa, senza rumore. E riprese le occupazioni di sempre. Solo la forma degli incisivi e gli orecchini di cauri indicavano il nuovo “Djorobé”, l’iniziato.
Quando si preannunciarono i primi raccolti, i Djorobé furono convocati dal vecchio capo per il rito finale, la purificazione. Belkité e compagni furono rasati. E su di loro fu invocata la benedizione del Dio Tangba. Poi fu consegnato loro il corredo tipico del Lobi adulto: arco, frecce, faretra, zappa, accetta, coltello, flauto…
La danza dei guerrieri significò il termine del lungo rito.
Belkité e compagni erano finalmente diventati adulti…
Il racconto descrive un rito di iniziazione ancora oggi praticato nel popolo Lobi (Ghana, Costa d’Avorio e Burkina Faso). I riti di iniziazione in Africa e in altre parti del mondo sono tradizioni culturali (anche cruenti) che segnano l’ingresso di una femmina o di un maschio nel mondo degli adulti.
