Un giovane amava la musica ma non sapeva suonare. Di fatto sapeva suonare una sola canzone che ripeteva all’infinito. Un giorno, il ragazzo promise alla madre che avrebbe imparato tante nuove canzoni. Ma così non avvenne, fino al giorno in cui non vide un folletto imprigionato in una trappola per topi.
Il folletto, liberato dal giovane, volle sdebitarsi: «Visto che suoni il flauto, vorrei insegnarti una canzone nuova, che potrebbe aiutarti!». Il ragazzo prese il flauto e cominciò a suonare il nuovo brano, senza conoscerlo! Alla fine, disse incredulo al folletto: «Sei riuscito a insegnarmi un pezzo nuovo. Come posso ripagarti?». Il folletto: «C’è una festa nel bosco tra le montagne, ma sono rimasti senza musicisti!». Il ragazzo accettò di andare. Giunsero in mezzo al bosco e lì una porticina si aprì nel tronco di una grande quercia. Entrarono in una stanza dorata, dove vi erano decine di donne anziane sedute in cerchio. Una di loro corse a dare il benvenuto ai nuovi arrivati e chiese al folletto: «Chi ci hai portato?». «Il miglior Flautista del Paese!». Poi il folletto incoraggiò il ragazzo: «Suona!». E il giovane si mise a suonare prima la musica che conosceva, poi la canzone nuova e poi, pian piano, gliene vennero in mente altre prima sconosciute. Tutti ballarono fino all’alba. Alla fine, una vecchietta estrasse un pezzo d’oro dalla tasca e la diede al giovane pifferaio, sfinito ma incredulo e contento. Poi il folletto lo invitò: «Adesso andiamo, ti porto a casa dove tua madre sarà preoccupata».
I due scesero dalla montagna. Prima di lasciare il ragazzo sulla soglia di casa, il folletto gli disse: «Fai tesoro delle canzoni che hai imparato e di questo insegnamento: da una buona azione se ne ricava un’altra, altrettanto positiva!». Così dicendo, scomparve. Il giovane entrò in casa, dicendo alla madre: «Sono qui, ricco e capace di suonare!». Così dicendo, le mostrò l’oro e le fece sentire le sue melodie.
In quel Paese non vi fu mai un pifferaio abile come lui.
La parabola – tratta da una leggenda irlandese – trasmette un insegnamento importante: «Da una buona azione se ne ricava un’altra, altrettanto positiva!».
Un’altra leggenda, sempre irlandese e legata alla musica, così recita: «Il Dagda, dio della mitologia irlandese, possedeva un’arpa diversa da tutte le altre. Chiamata Uaithne, che significa la musica a quattro bracci. Lo strumento a corde era riccamente decorato e realizzato in legno di quercia. Possedeva anche poteri magici: pizzicando le sue corde, il Dagda poteva influenzare le emozioni dell’uomo e controllare il tempo atmosferico.
La leggenda narra che, quando i rivali Fomori (razza soprannaturale) si prepararono a combattere i Tuatha Dé Danann (un gruppo di esseri divini che si rivolgevano al Dagda per ottenere saggezza e protezione), decisero di rubare l’arpa del Dagda. I guerrieri fomoriani, impossessatisi dello strumento, speravano che separare il Dagda dalla sua grande fonte di potere avrebbe cambiato le sorti della battaglia mettendoli nella posizione vincente.
Nel corso della battaglia, i Fomoriani, pur rendendosi conto di essere ancora in inferiorità numerica, erano ugualmente convinti che le probabilità fossero sempre a loro favore perché possedevano l’arpa magica.
Ma quando il Dagda e i Tuatha Dé Danann si accorsero che l’arpa era scomparsa, si misero immediatamente alla sua ricerca e, imbattendosi nel numeroso esercito fomoriano che si era addormentato, si domandarono come avrebbero potuto recuperare lo strumento che apparteneva di diritto al Dagda. Mentre riflettevano sulle loro scarse possibilità, il Dagda allungò le braccia come per abbracciare qualcuno e chiamò la sua arpa.
Mentre il dio aspettava a braccia aperte, l’arpa, appesa a una parete, subito si liberò e si diresse verso di lui. I Fomoriani si svegliarono improvvisamente e tentarono di riprendere la battaglia, ma il Dagda iniziò a suonare.
Prima intonò un motivo che suscitava risate e i guerrieri nemici iniziarono a ballare tanto furiosamente da far cadere le armi, poi una musica che procurava dolore e i Fomoriani, loro malgrado, piansero e infine una melodia per il sonno.
I Fomoriani entrarono dolcemente nel mondo dei sogni e i Tuatha Dé Danann fuggirono. Nessuno osò più rubare l’arpa magica del Dagda».
La leggenda dell’arpa magica del Dagda è entrata nella storia musicale del popolo irlandese: manufatti e manoscritti cristiani provenienti dall’Isola di Smeraldo, risalenti all’VIII secolo, contengono immagini di questo strumento che è diventato il simbolo dell’Irlanda.
L’illustrazione rappresenta L’arpa di Erin, di Thomas Buchanan Read (1867). Dipinto allegorico raffigurante l’arpista come incarnazione dell’Irlanda incatenata a una roccia, che rappresenta l’Inghilterra.
