Domenica scorsa la Cananea si è rivolta a Gesù con il titolo di «Figlio di Davide». Oggi san Pietro lo chiama «il Cristo, il Figlio del Dio vivente» (Mt 16,16) e, come conseguenza, ottiene un cambiamento di nome: «Tu sei Pietro e su questa pietra edificherò la mia Chiesa e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa» (Mt 16,18). Seguono le parole: «A te darò le chiavi del regno dei cieli e tutto ciò che legherai sulla terra sarà legato nei cieli, e tutto ciò che scioglierai sulla terra sarà sciolto nei cieli» (Mt 16, 19).
Molto significativo è l’affresco che Pietro Perugino ha realizzato, nel 1481, nella Cappella Sistina. Gesù sta consegnando a Pietro inginocchiato le due chiavi. La prima lettura di oggi ricorda una chiave che è simbolo della trasmissione del potere: «Gli porrò sulla spalla la chiave della casa di Davide; se egli apre nessuno chiuderà, se egli chiude nessuno potrà aprire» (Is 22,23).
Nel vangelo si parla di chiavi che, nella tradizione iconografica, sono diventate due, una d’oro e una d’argento, che sarebbero allusive al potere spirituale e temporale del papato. In realtà è molto più corretto vederle come segno di quel potere tutto divino del perdono che è stato trasmesso a Pietro e ai suoi successori, in grado di far entrare nel Regno dei Cieli.
Perugino sembra proprio voler sottolineare questo particolare perché il centro prospettico del dipinto è quella porta aperta verso l’infinito che si trova nel tempio soprastante.
Una scritta significativa su di esso ricorda la Cappella Sistina, che Sisto IV ha fatto costruire in quegli anni con le dimensioni interne identiche a quelle del Tempio di Gerusalemme, per cui viene paragonato a Salomone. Quel tempio è il simbolo della Chiesa, fondata sulla roccia, che saprà resistere nei secoli alle potenze avverse degli inferi.
Vi è inoltre un particolare interessante. Nel gruppo degli apostoli, ambedue con l’aureola perché chiamati alla santità, vi sono Pietro e Giuda. Hanno i colori dell’abito e del mantello scambiati tra di loro.
Che Perugino volesse dire che tutti e due sono fragili, peccatori e tradiranno Gesù, con la differenza che Giuda non si è perdonato e invece Pietro ha riconosciuto il suo triplice rinnegamento, ha pianto e più avanti dirà per tre volte: «Signore, tu sai tutto, tu sai che ti amo»? (Gv 21,15-17).
Immagine tratta da Timothy Verdon, La bellezza della Parola, San Paolo, Cinisello Balsamo 2007, p. 267.
