1. Chiediamo alla Parola del Vangelo di oggi – la cui comprensione è ben preparata dal racconto della prima lettura: «aprirò le vostre tombe e vi farò uscire dai vostri sepolcri» – una risposta a questo quesito: qual è il contenuto fondamentale della nostra fede, la realtà più importante che Gesù ci regala? È una visione della vita improntata alla bontà, alla carità verso il prossimo? È la pace così difficile da ottenere? È il dono di poter spegnere l’odio? È la felicità, la gioia? Certamente tutto questo.
2. Ma c’è come una “molla” che innesca ogni nostro impegno e gli dà senso vero e pieno. Ora, è Gesù stesso che ci prepara a svelare questo “contenuto” in casa dei suoi amici, quando viene immerso nel dolore della morte, nell’esperienza del pianto degli amici e della gente e «scoppia in pianto». Un pianto che non è una finzione: è l’estrema serietà con cui Egli condivide la nostra vita: piange di fronte alla morte, così come facciamo tutti noi. Sente dentro di sé questa suprema condanna che ci accomuna tutti, prova anche lui l’impotenza di fronte alla lacerazione di tutto quello che abbiamo costruito nella vita, di fronte alla parola “fine” sui nostri progetti, sui nostri affetti. È il pianto anche per la sua morte che si avvicina sempre più.
3. Ma subito dopo offre un segno: grida a Lazzaro: «Vieni fuori!». E lo ridona vivo agli affetti dell’amicizia. E dice: «Io sono la risurrezione e la vita, chi crede in me anche se muore vivrà; anzi chi vive e crede in me non morirà in eterno». Ecco: questo è il contenuto ultimo della nostra fede. Questa è la pazzia in cui crediamo, la certezza che ci qualifica come cristiani. Questa è quella molla che ci spinge a tutto il resto: al bene da compiere, alla carità da vivere, alla speranza da coltivare; e “come” compierlo, viverlo, o coltivare la speranza: perché davvero tutto ha un seguito che durerà per sempre!
4. Lazzaro però è solo un “segno”, fondamentale anche per noi come lo è stato per il destino di Gesù: «da allora cercavano di ucciderlo»; però non è questo il dono definitivo di Gesù all’umanità. La risurrezione (rianimazione) di Lazzaro è solo lo spostamento della data della morte. Lui invece, Gesù, si avvia a guadagnare sulla croce una vita piena da donarci per sempre. E intanto ci dice: se vuoi avere questa vita, vieni fuori dal torpore; vieni fuori dal male; dall’odio; dalla cattiveria! In altre parole: Convèrtiti e questo sarà il segno e la speranza di una vita nuova, bella, beata ed eterna che aspetta tutti e ciascuno; quella eterna felicità (come diciamo nell’atto di carità) che è Dio stesso.
Ecco: Gesù ci ha dato la risposta al quesito sul contenuto fondamentale della nostra fede. A noi accoglierlo e ad esso riferire ogni nostra scelta quotidiana. L’Apostolo Paolo ci ha detto: «Colui che ha risuscitato Cristo dai morti darà la vita anche ai vostri corpi mortali per mezzo del suo Spirito che abita in voi». Sorretti da questa certezza e per essere trovati pronti ad entrare nella vita nuova ed eterna, forse occorrerà che cambiamo qualcosa nella nostra vita di ogni giorno e nelle nostre scelte. Proviamoci!
