O Maria, addolorata madre del tuo figlio Gesù,
riconosci in tutti noi la somiglianza a lui
che ci ha amati come fratelli e sorelle fino a dare la vita per noi.
Tu conosci la sua passione d’amore che la tua maternità ha attraversato,
ponendoti accanto a lui sotto la croce.
Da quella tua vicinanza ti ha affidato a noi
e noi – tutti e tutte – ci ha consegnati a te, al tuo materno abbraccio.
Noi smarriti e provati per il frastuono mortale
delle tante guerre che ci affliggono,
cerchiamo luoghi e tempi di pace.
Avevamo distrattamente dimenticato
che senza pace non c’è vita appassionante per nessuno di noi.
La diabolica intelligenza della guerra,
che oggi si fa sempre più subdola nel suo intento distruttivo,
piega e stravolge ogni potenziale umano per fini di dominio e, dunque, di morte.
Tu, Maria, tessitrice di armonia nell’umanità del figlio che hai messo al mondo,
raccogli tutti i frammenti di fratellanza e sorellanza che, altrimenti, sarebbero sottratti a noi,
per essere utilizzati e trasformati in forza distruttrice del bene, della vita, della speranza.
Nel racconto evangelico di Lazzaro che Gesù richiama alla vita,
scorgiamo la breccia dell’amore che salva, aprendosi all’infinito,
capace di sciogliere e liberare tutta quanta la vita,
di rialzarla, di aprirla verso l’orizzonte del sogno di Dio.
Tu, Maria, non hai mai smesso di immergerti nell’eccomi
con cui hai corrisposto all’iniziativa creatrice e redentrice di Dio,
di viverlo diffusamente e compiutamente
e, così, di effonderlo di generazione in generazione.
Maria, sii madre addolorata e premurosa in ogni carne lacerata,
in ogni figlio e figlia colpiti dalla insensatezza e dalla diabolicità della guerra.
Tu certamente intravedi la compiutezza dell’opera mirabile
con cui Dio ama e salva il mondo.
Sostieni il coraggio di tante figure profetiche che ovunque fanno germogliare la pace,
soprattutto lì dove permane un paesaggio di distruzione e morte.
Ci hai testimoniato che Dio non smette di fare “cose grandi” con la sua misericordia.
Accompagna presso il tuo Figlio questa umanità smarrita e ferita
affinché possa riassaporare la promessa
per cui Egli ha raggiunto ogni morte e vi è entrato: «Io sono la risurrezione e la vita».
Aiutaci a togliere la pietra che ci chiude nei nostri sepolcri di morte,
orientaci alla luce della speranza con cui risorgere ogni giorno,
educa la nostra sete dell’acqua che zampilla per la vita eterna.
+ Renato Marangoni
© foto Giuseppe D’Alia




































